Maremma Libertaria n 6

 
Sommario: Lucciole e lanterne – Amianto killer in Alta Maremma-Pietro Bianconi-Campi di sterminio- Sull’amore al tempo dell’anarchia-Luciana Bellini-Scuola di autodifesa legale- Josef Koudelka-un matrimonio Rom

Lucciole e lanterne (Siamo tutti in ValSusa)

«Democrazia! Ormai lo abbiamo compreso che significa tutto ciò.
Democrazia è il popolo che governa il popolo a colpi di bastone per amore del popolo»
Oscar Wilde
Dall’aula di Montecitorio a quella del tribunale di Milano, dai marciapiedi della stazione di Torino alle camere di sicurezza della questura di Firenze, dalle metropoli ipervigilate alle valli straziate, per non parlare delle retate poliziesche in tutta Italia, non passa giorno senza che gli animi non rimangano scossi da qualche particolare vicenda politica o di cronaca. E immancabilmente spunta qualcuno che lancia l’allarme sull’«emergenza democratica oggi in corso nel nostro paese», risolvibile, com’è ovvio, con uno scrupoloso rispetto di norme e leggi. Persino quanto è successo ieri mattina in Val di Susa, la caduta non accidentale di un anarchico dal traliccio su cui era salito per protestare contro il TAV e l’esproprio dei terreni, suoi o non suoi poco importa, è stato subito ricondotto all’interno di questo discorso dominante quanto deprimente. E se dalla canea reazionaria si sottolinea l’illegalità del gesto di protesta, anche da buona parte del movimento si fa l’elenco interminabile delle illegalità dei lavori e del loro proseguimento (a dimostrare la legittimità dell’opposizione).
Se la mente non fosse altrove ad ardere di rabbia, ci sarebbe da interrogarsi su come l’orizzonte democratico — nonostante la sua palese aberrazione — abbia potuto colonizzare a tal punto l’immaginario individuale oltre che collettivo. Qual è la democrazia a cui si dovrebbe fare ritorno, quella uscita dalla Resistenza che ha graziato i fascisti e arrestato i partigiani più indomiti? Quella che è stata gestita per lunghi decenni nelle sagrestie e nelle segreterie dalla Democrazia Cristiana? Quella delle stragi di Stato e delle leggi speciali? Quella degli accordi neanche troppo sotto banco con la Mafia? Quella delle tangenti e delle speculazioni? Quella degli «italiani brava gente» che nelle loro missioni militari all’estero stuprano, torturano e massacrano? A questo siamo arrivati dinanzi a nani e ballerine, a rimpiangere grigi burocrati politici o a preferire ingessati funzionari tecnici? Ragionieri, ecco quel che si finisce col diventare, cauti ragionieri che soppesano le conseguenze, pensano alle strategie e alle tattiche più adatte per non scoprirsi inadeguati, per sentirsi sempre sulla cresta dell’onda, per cavalcare i marosi sociali… Perché, quando si cessa di misurare e calcolare, si rischia di piombare giù.
Ma se, a ben pensare, c’è sempre stata una «emergenza democratica», è proprio perché la «normalità democratica» in grado di garantire libertà e benessere per tutti non può esistere. È un mito, una pura menzogna che andrebbe demistificata, ma che purtroppo non corre molti rischi di crollare finché le scintille di sedizione saranno acconciate sotto le più presentabili vesti di laboratori di democrazia.
No, non è un regime politico ad essere rimasto folgorato sul traliccio che dà energia a questo mondo miserabile. Non è la sua vita ad essere oggi in pericolo. Semmai, è la possibilità di intravedere qualcosa di assolutamente altro e di battersi in suo favore — di slancio, senza briciole di calcolo, come fa chi sfida l’alta tensione. Una possibilità che oggi giace anch’essa in coma, e che va rianimata, curata, protetta, difesa, rafforzata, allargata, diffusa. Amata. Una possibilità che non chiede giustizia, ma vuole vendetta. Che non ha solo un treno da fermare, ma un mondo intero da abbattere.
a cura di  www.finimondo.org
http://youtu.be/ODCTN0YCO1s      io sto con le montagne….
 
 
 
 
 
 
 
http://youtu.be/7VVd5jLSSB8  La Valle è mia- Servizio Pubblico
video integrale
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Scuola di autodifesa legale: una bellissima iniziativa dell’Assemblea Beni Comuni di Siena
qui il video
 
 

Amianto, il caso dimenticato della Cooperativa Vapordotti

Reportage | 24 febbraio 2012 (Amianto killer in Alta Maremma)

 

di S. P.
Lo scenario è suggestivo: Larderello, le centrali Enel geotermiche sparse tra l’Alta Val di Cecina e le Colline Metallifere, a cavallo delle province di Pisa, Grosseto e Siena. Il paesaggio attraversato da decine di km di tubi sospesi in aria, i soffioni di vapore con il caratteristico odore di uova marce, piccoli paesi la cui economia ruota intorno a questa energia alternativa che pone la Toscana all’avanguardia. Ma il rovescio della medaglia si chiama amianto. Se ne parla poco, si minimizza, per alcuni è una storia vecchia. Per altri una ferita aperta e una ballata che sta facendo il giro d’Italia.
“Il mio cruccio più grande è di non esser riuscito ad impedire nei tempi appropriati la dispersione dell’amianto nelle zone industriali della geotermia. Ho cercato disperatamente di denunciare, coinvolgere istituzioni, sensibilizzare le aziende, ma una cappa di piombo psicologico, forgiato da interessi, incompetenze, avidità e irresponsabilità, hanno reso in parte vano l’impegno delle persone più tempestive nel comprendere la pericolosità dell’amianto.”
Marco Chiavistrelli non le manda a dire, non l’ha mai fatto. Ex combattivo operaio Enel dell’Alta Val di Cecina, cantautore, animatore del comitato amianto e geotermia, con una patologia professionale di asbesto in forma lieve. Marco è un fiume in piena, parla con calma però, citando decine di episodi che lo hanno visto coinvolto: le denunce alle ASL, l’amianto che fasciava i tubi che affiora un po’ ovunque, i boschi irrimediabilmente inquinati, il suo non voltar la testa, le minacce ricevute più o meno velatamente.
“Nel 1988 un corso aziendale Enel ci disse della nocività mortale di questo materiale salvo poi far poco o niente fino al 2000 e passa. Cosa accadde nel mezzo? Che furono disperse tonnellate di fibre in giro sia nei lavori di manutenzione che di ristrutturazione che di sterro che di innovazione. Chi ha pagato per questo? Nessuno.

 

Cosa dice la sentenza Eternit di questi giorni? Parla di fatti e responsabilità analoghi, quasi paralleli a quelli della geotermia toscana. Disastro ambientale e inquinamento con dolo. Esposizione dei lavoratori ai rischi dell’amianto con possibilità di morte o malattia. Come chiamare altrimenti, nelle nostre zone, il rivoltamento di decine di siti già segnalati e monitorati in controlli e mappature aziendali, e poi allegramente devastati da ruspe, attività nuove, manutenzioni diverse e rinnovamenti di impianto? Molte di queste irresponsabili azioni sono proseguite almeno fino al 2006 e passa! Come chiamare l’inadempienza ad appicare leggi normative e sistemi di prevenzione e protezione? Anche dopo il 2000? E dopo ancora? Si continuava a lavorare con amianto e senza protezioni e in zone esposte e soprattutto in ambienti rivoltati dalle operazioni assurde poco lì vicino, di cui dicevo prima. Cosa facevano lo Stato, la Regione o il Comune al contempo? Poco o niente, giungevano tardi e male e sempre dopo.
Non hanno prevenuto un sito, non hanno fatto un intervento che non fosse stimolato da un comitato! Volevano denunce scritte di poveri lavoratori impauriti quando sarebbero dovuti intervenire d’ufficio, come per uno stupro, un omicidio eclatante. Tutto questo ha prodotto un bacino di morti, malati e soprattutto di esposti al rischio nei tempi anche futuri assolutamente e stoltamente evitabile.
Chi ha pensato alle nuove generazioni se si mandavano a sterpare dove si sapeva c’era amianto e abitazioni vicine? Chi cercheranno i giovani di allora quando (speriamo di no!) si ammaleranno? L’idea che carriera e imbecillità vanno di pari passo ha prevalso sulla gente per bene e le speranze ignare dei cittadini. Non si è pensato nemmeno ai figli, alle mogli, ai fratelli, agli amici, ai concittadini. Nemmeno e soprattutto ai nipoti.

 

Chi nega tutto ciò, adducendo spese, impegni, conferenze e piani di bonifica successivi, è in malafede, perché finge di non sapere che il disastro ambientale è avvenuto nel trentennio precedente il 2007, e molto proprio nell’ultimo periodo quando si decise di bonificare in aria (le tubazioni) “dimenticando” l’amianto a terra già conosciuto e monitorato”.
Alla fine però l’impegno di Marco qualche risultato l’ha sortito: nasce il comitato amianto e geotermia e Franco Berti, un vecchio operaio della cooperativa Vapordotti (che svolgeva il lavoro più infame, quello di stuccare con amianto le giunture dei tubi già fasciati di questo materiale), racconta la storia di venti operai, diciotto dei quali morti lentamente di asbesto, di mesotelioma pleurico.
Marco mette in musica il suo sdegno: crea una canzone, scritta da operai per operai: “La Cooperativa Vapordotti”. La ballata segue e precede dibattiti, cortei, incontri al ministero, vaga come un fantasma dalle colline toscane per tutta l’Italia, arriva su Youtube. La Cooperativa Vapordotti, la ballata dei dimenticati, una canzone da combattimento.
http://youtu.be/wGZVoxF4yYY  videointervista e ballata

 
 
Schede storiche  Sovversivi

PIETRO BIANCONI

         

Nato a Piombino (LI) il 24 gennaio 1924, comincia a lavorare giovanissimo agli altiforni. Antifascista per convinzioni personali e tradizioni familiari, entra, dopo l’8 settembre 1943, in una formazione partigiana, fa il gappista a Monterotondo Marittimo e a Piombino e nel gennaio 1944 viene condannato a morte, in contumacia, da un tribunale repubblichino “per aver organizzato a più riprese la diserzione dei giovani militari”. Dopo la dissoluzione del Partito d’azione, al quale era iscritto, aderisce al P.S.I., pur continuando a frequentare la sede di Piombino della Federazione anarchica elbano – maremmana, dove conosce Egidio Fossi, ex miliziano nella Colonna Ascaso in Spagna, Adriano Vanni e Dario Franci, già esuli in Francia, l’anziano Alessandro Cinci, condannato per gli attentati di Monterotondo del 1892, Primo Menichetti e Chiaro Mori, disertori nella prima guerra mondiale e membri della “Banda del Prete”, e i più giovani Renato Palmizzi e Lorenzo Anselmi. Nei locali di via Pietri  Bianconi ascolta il bordighista Ottorino Perrone, antico redattore, a Bruxelles, di «Prometeo» e di «Bilan», venuto a tenere una lezione di economia politica nella città del ferro. Collaboratore di «Nuova repubblica» di Firenze, il quindicinale di Tristano Codignola, Pietro entra nel direttivo nazionale della C.G.I.L. nel 1956, poi, nel decennio seguente, partecipa alle esperienze di «Quaderni rossi» di Milano e di «Classe operaia» di Padova. Più volte fermato nel “periodo della contestazione”, viene arrestato a Piombino il 27 dicembre 1968, insieme a altre due persone, dopo lo scoppio di una “bomba carta” su una finestra della locale caserma dei carabinieri. Incarcerato a Livorno per un mese e mezzo, viene condannato a 10000 lire di multa per la detenzione di un vecchio fucile da caccia e di qualche cartuccia, mentre gli altri due imputati si vedono infliggere 16  mesi di reclusione dalla Corte di assise di appello di Firenze per esplosione e danneggiamento. All’inizio del ’70 da vita ad un’organizzazione anarchica, insieme a vari militanti libertari piombinesi, campigliesi e follonichesi, in agosto pubblica il suo studio più importante, “Il movimento operaio a Piombino”, e in ottobre dà alle stampe il numero unico «Il martello», che si riallaccia idealmente all’omonimo giornale anarco – sindacalista, diretto da Riccardo Sacconi e Giulio Bacconi mezzo secolo prima. Trasferitosi a Monteverdi, in una baracca ai margini del bosco, offre ospitalità, verso la fine del 1973, a molti esuli cileni, fra cui Soto Paillacar, un anarchico, che, dopo essere stato a lungo sorvegliato dalla polizia italiana, viene arrestato a Monteverdi, insieme a Bianconi, al quale le forze dell’ordine sequestrano la corrispondenza politica, che intratteneva con lo scrittore antimilitarista Carlo Cassola. Per farlo liberare viene costituito, nella Biblioteca di Follonica, un Comitato, del quale fanno parte Carlo Cassola, Alfonso Leonetti, Luca Ferretti e altri militanti di sinistra. Difeso pubblicamente da Cassola e Leonetti, Pietro viene rilasciato dopo due anni di carcerazione preventiva e torna all’impegno politico e alla ricerca storica, pubblicando, nel 1975, una storia della C.G.L. meridionale, quella di Enrico Russo, Nicola Di Bartolomeo e Dino Gentili, e, nel 1988, il volume: “Gli anarchici nella lotta contro il fascismo”, poi, nel 1991 muore, in tremenda miseria,dopo una vita in cui si era speso sempre per gli altri, a Monteverdi. La notizia della sua scomparsa, portata a Follonica da Aldo Montalti, suscita cordoglio e sgomento fra i tanti che lo avevano apprezzato e conosciuto.
FONTI: Scritti di B.: Il movimento operaio a Piombino, Firenze: La nuova Italia, 1970; La CGL sconosciuta, Milano: Sapere, 1975; Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo, Pistoia: Archivio Famiglia Berneri, 1988; L’insurrezione anarchica del 1920 a Piombino, s.l., L’egoista, s.d.; Bucci, Fausto. Ricordo di Pietro Bianconi, “Il golfo”, n.2, dic. 1991; Né dio né padrone: cenni storici sul movimento anarchico a Piombino e dintorni / a cura della Federazione anarchica elbano maremmana, Piombino: FAEM, 2000.
 Scheda di Fausto Bucci, Michele Lenzerini, Gianfranco Piermaria
Campi di sterminio ( letto per voi )

“Per noi prigionieri del Sonderkommando, costretti ad accogliere davanti al crematorio le vittime selezionate da Klein,Mengele e Capesius per accompagnarle negli spogliatoi, l’incontro con queste persone nude e sfinite costituiva un incubo tremendo. La cosa peggiore tra quelle che ho vissuto era quando trasportavano fuori dal lager le donne. Le caricavano su camion ribaltabili. Le donne stavano ammassate in piedi sul pianale e,davanti al crematorio,venivano semplicemente scaricate e rotolovano giù per terra, come un mucchio di rifiuti. Poi venivano cacciate nella camera a gas. Questo, una simile crudeltà, una simile follia, non riuscivo a sopportarlo! Le SS sapevano perfettamente che questi essere umani così trasportati dovevano morire. Perchè trasportarli su camion ribaltabili e scaricarli come carbone ? Questo è oggi il mio ricordo più spaventoso, perchè nel lager le donne avevano già dovuto resistere a violenze, punizioni,lavoro coatto, fame, sfinimento…solo per patire alla fine una morte del genere…..
L’autocarro si fermò, il pianale cominciò a essere sollevato e si iniziò a scaricare questa massa umana come si scarica la ghiaia sulle strade.Coloro che furono buttate giù per ultime cercarono di districarsi da quella massa di corpi, si rialzarono, cercarono di scendere,tremavano e rabbrividivano per il freddo spaventoso, si trascinavano lentamente verso il bunker, lo spogliatoio, dentro il quale c’era una scala che scendeva come in cantina.Il resto delle donne fu portato via da uomini del Kommando che salivano sul mucchio, sollevavano le donne svenute, queste vittime lasciate senza aiuto.Molte donne non erano più in grado di camminare con le proprie gambe e venivano sorrette con le braccia e portate giù in basso. Loro sapevano che il bunker era l’ultima tappa, quella che portava alla morte, tuttavia erano piene di gratitudine, con uno sguardo implorante e un movimento della testa tremante esprimevano il loro ringraziamento, mentre con la mano facevano capire che era difficile parlare. Trovavano conforto nel vedere le lacrime e un’espressione abbattuta nei volti di coloro che le aiutavano a raggiungere il bunker. Per gli uomini del Kommando questo contatto fisico diretto con vittime perfettamente coscienti dell’imminenza del loro assassinio costituiva una pena terribile…..Alla vista di una donna ridotta pelle e ossa, uno fu preso da una tale disperazione che si mise a piangere. E una giovane ragazza gridò – Guardate, cosa vivo ancora prima di morire: sul
nostro destino orrendo si versano lacrime, compassione, mentre io pensavo che ce ne saremmo andate da questa terra abbandonate come orfane, tra puri banditi e assassini. Invece prima di morire vedo ancora una persona che ha dei sentimenti- Poi si girò verso il muro, vi appoggiò il capo e scoppiò in un pianto lieve ma sconvolgente. Era commossa nel profondo. Tutt’intorno, in piedi o sedute, c’erano molte ragazze con il capo chino, chiuse nel loro silenzio, che guardavano con orrore questo mondo miserabile e noi in particolare….”
 
 
 
 “-Anche i miei figli avevano sempre qualche lieta sorpresa: che si trattasse di una tartaruga o di una martora, di un gattino o di una lucertola, in giardino non mancava mai qualche novità interessante- Così scriveva il comandante del lager Rudolf Hos nel suo memoriale per il giudice polacco, prima di essere impiccato ad Auschwitz nel 1946.

-D’estate i miei figli giocavano nell’acqua della loro piccola piscina nel giardino, oppure nel fiume (dove venivano gettate parte della ceneri dei forni crematori N.d.R.) La loro gioia più grande era che anche Papi facesse il bagno con loro-. ..Ma il padre non aveva molto tempo per giocare con i figli,- credevo, infatti, di dover essere costantemente in servizio-”
” Proprio oggi mi sono fermato a guardare qui al bordello un gruppo di ebrei greci affamati in attesa: sì, aspettavano che i bollitori vuoti con gli spessi resti della zuppa di latte delle prostitute fossero gettati oltre la siepe. Ne è seguita una lotta selvaggia: ognuno voleva raschiar via con le dita qualcosa di quell’untume, ma a uno di loro il pentolino era finito sulla testa e così tutto l’untume gli è colato addosso e gli altri si sono messi a leccarlo, come se fosse miele, dalla testa ai piedi insieme con tutto il lerciume che aveva addosso….Mangiano fango, legno di pino,erba, stracci. E si tagliano un dito o quello di un loro compagno di sventura, una volta anche un naso, e si feriscono le braccia per bere il sangue. Il cannibalismo non era inconsueto. E non aspettavano che sopraggiungesse la morte: semimorti e agonizzanti, venivano squarciati, bevuti,mangiati in concorrenza con i ratti. La dissenteria da fame li svuotava: alla fine cacavano solo sangue. E allora il corpo non era più che ossa, un nulla in punto di morte. E, per risparmiare sul gas, li hanno gettati vivi nel fuoco. L’ho visto con i miei occhi. Non emettevano neppure un grido, niente, come se anche questo orrore fosse una redenzione. E quando i camini sputavano solo un fumo nero senza fiamme, tutti sapevano che si stavano bruciando ebrei ormai consunti. Solo nel caso degli arrivi recenti, con il loro bel grasso, le fiamme salivano bene, alte nel cielo. Neppure nella morte questi non morti erano uguali agli altri.”
Dieter Schlesak    Il Farmacista di Auschwitz    Garzanti

 Viterbo:

 

IL COLOMBIANO
in versione audio scaricabile da:www.bandadelracconto.bandcamp.com
www.subterralabel.com

IL COLOMBIANO
Il Colombiano. Di adozioni & altre biologie
, di Antonello Ricci (Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2011 – www.ghaleb.it/colombiano/01.htm) è una fiaba d’amore. Una storia di padri e figli. Un racconto autobiografico: l’adozione da parte dell’autore, nel maggio 2004, del suo secondo figlio, Juanco (Juan José).

 
 

 L’angolo della posta

 
Ancora su Severino Di Giovanni, America Scarfò e l’Amore al tempo dell’Anarchia
 
 
Forse la figura leggendaria di Severino certe volte offusca un poco quella altrettanto importante della sua compagna d’amore e di anarchia America Scarfò. La nuova edizione del libro Severino Di Giovanni -c’era una volta in America del sud Ed. Agenzia X gli rende però giustizia. America è una figura altrettanto leggendaria, spentasi a 93 anni nel 2006, dopo esser sopravvissuta a guerre e dittature, alla fucilazione di Severino. Il passo che trascriviamo crediamo sia illuminante. America scrive,sedicenne, al pensatore libertario francese Emile Armand. Data: 3 dicembre 1928.

 

 
 
 
 
 
 
“Caro compagno, il motivo della presente è chiedere un parere,il mio caso, compagno, appartiene all’ordine amoroso. Sono una giovane studentessa che crede nella vita nuova. Credo che grazie alla nostra libera azione, individuale o collettiva,possiamo arrivare ad un futuro di amore, fraternità, uguaglianza.Desidero per tutti quel che desidero per me, la libertà di agire, di pensare, di amare. Vale a dire: desidero l’Anarchia per tutta l’umanità. Credo che per raggiungerla dobbiamo fare la rivoluzione sociale. Ma sono anche dell’opinione che per arrivare alla rivoluzione sia necessario liberarsi di ogni tipo di pregiudizi, dalle convenzioni, dalle falsità morali e dagli assurdi codici. Perchè arrivi la rivoluzione non dobbiamo accontentarci di rimanere in attesa ma bisogna agire quotidianamente. Nell’amore, per esempio, non aspetteremo la rivoluzione. Ci uniremo liberamente, disprezzando i pregiudizi, le barriere, le innumerevoli menzogne che si opongono come ostacoli.Ho conosciuto un uomo, un compagno di idee. Secondo le leggi borghesi lui è sposato. Si è unito ad una donna in circostanze puerili, senza amore, visse con lei vari anni ed ha avuto dei figli. Poi ha conosciuto le nostre idee e in lui nasce una coscienza libertaria, diventa un valoroso militante. E’ successo che le circostanze ci hanno fatto incontrare come compagni d’idea. Abbiamo parlato, ci siamo presi in simpatia, ci siamo cominciati a conoscere. Così è cominciato a nascere il nostro amore. All’inizio pensavamo fosse impossibile. Lui, che aveva amato solo nei sogni, e io che iniziavo a fare il mio ingresso nella vita. Ciascuno continuava a vivere tra il dubbio e l’amore.

Poi abbiamo aperto i nostri cuori…..noi idealizziamo l’amore mettendolo in pratica. L’amore libero che non conosce barriere nè ostacoli. Anche sua moglie simpatizza adesso per le nostre idee. Ultimamente ha dato prova di disprezzo verso i sicari dell’ordine borghese, quando la polizia ha cominciato a ricercarlo. Per questo io e lei siamo arrivate a diventare amiche. Lei non ignora cosa rappresenta per me l’uomo che viveva al suo fianco.Il sentimento di affetto fraterno che esiste tra loro ha permesso a lui di confidarsi con lei. D’altra parte, lui le ha dato la libertà di agire come desidera, com’è giusto che faccia un anarchico…..questo è quello che volevo spiegare, ma qui alcuni si sono eretti a giudici. E non si tratta di gente comune, ma di compagni di idee che si considerano liberi da pregiudizi, e che poi, alla fine, si dimostrano intolleranti. Uno sostiene che il nostro amore è una follia, l’altro che la sposa del mio compagno è una martire, un terzo solleva l’ostocolo economico,altri la questione dei figli….come se un uomo che ha figli non potesse amare…..qui molti compagni hanno dell’amore libero una idea assai misera: immaginano che si tratti di coabitare senza esser legalmente sposati, mentre a casa continuano a sopravvivere i ridicoli pregiudizi degli ignoranti. Infine si solleva il problema dell’età perchè io ho 16 anni e lui 26. I pontefici dell’anarchismo ! Fanno intervenire il problema dell’età nell’amore! Come se non bastasse il funzionamento del cervello per rendere una persona padrona dei propri atti!…..disprezzo tutti coloro che non possono comprendere cosa significhi sapere amare……Questo è tutto compagno, vorrei conoscere la sua opinione sul mio caso. So quel che faccio e non ho bisogno di essere approvata. E’ solo che, avendo letto molti suoi articoli e trovandomi spesso d’accordo con le sue idee, sarei contenta di conoscere la sua opinione”.
La lettera dal titolo “una esperienza” viene pubblicata sulla rivista anarchica parigina il 20 gennaio 1929. La risposta di Emile Armand aiuterà gli innamorati, e metterò fine alle critiche dei compagni. Scrive il direttore de ” L’En Dehors”

“Compagna, la mia opinione conta poco riguardo a quel che fai. Sei o no intimamente convinta della tua concezione personale della vita anarchica? Se sei d’accordo con te stessa, ignora i commenti e gli insulti degli altri e prosegui il tuo cammino. Nessuno ha il diritto di giudicare il vostro comportamento, anche nel caso in cui la sposa del tuo amico fosse contraria alla tua relazione. Ogni donna unita a un anarchico ( e viceversa) sa molto bene che non dovrà esercitare sopra di lui ( nè patire da parte sua) alcuna forma di domino…”
 
 
 
 
 
 
 Video Gli Anarchici   Leo Ferrè  http://youtu.be/GzpzBOkXvpI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

La scrivania di Luciana Bellini
 
Con immenso piacere, dopo le poco conosciute e molto miserevoli vicende che hanno costretto anche Luciana a mollare la sua vecchia casa editrice Stampa Alternativa, ma meglio sarebbe dire il duo nic e noc Marcello e Ettore, riceviamo una sua lettera ed il nuovo libro: Il mestiere finito Laurum Editrice.
 
 
 
 
 Carissimi, vi devo dire che in questi giorni ho ricevuto lettere e telefonate di godimento: il tacchino, piace! Anche a voce chi mi conosce, gente del paese e no, sinceri, veri! Donne di 85 anni e giovani ragazze. Tutte quante condividono quel “sentire” .Nessuna ha il coraggio di dirlo ad alta voce, io invece…Però mi fa piacere sapere che sono “normale”, e non la brutta anatroccola, la maldestra ragazzina e, poi, la donna dal brutto carattere e basta.Sono, orgogliosamente “contro” e me ne vanto! Prima mi sentivo sbagliata, cattiva. Alla mia età, capire che il mio difetto è un pregio, sì, mi inorgoglisce. E’ questo che mi ha regalato la scrittura: mi ha affrancato da me stessa. Mi capite anche se mi spiego male, vero? Dunque questo animale che si chiama Angiolo,lo benedico chè, un pochino mi fa volà anche a me! Un abbraccio a tutti voi di cuore. Luciana
 
“Da le Donne, caro il mi Angiolo, il mondo ha sempre preteso e pretende, il sacrificio, la dedizione,la pazienza, la rassegnazione….pè coltivà un qualsiasi interesse, pè dedicassi a un passatempo, ci vole tempo! E a me chi me lo dava il tempo? Eh caro: quando ciai ‘na famiglia come la mia da tirà avanti, le passioni, anche se tu ce l’avessi, le cancelli! Te sai che devi pensà a loro, e di te, te ne scordi del tutto: t’annulli. L’omini so’ differenti. Famiglia o non famiglia, loro: caccia, pallone, tiro al piattello, briscola, bocce…qualsiasi svago se lo concedono e gli viene concesso per Diritto Canonico e Diritto quell’altro. Nessuno si meraviglia, nessuno li richiama al dovere, a nessuno gli fa specie quel comportamento. Te Angiolo sei giovane, e le frasche un sai manco che roba so’. Io mi ricordo che giù pel vicolo, spesso-spesso le donne entravano in quelle cantine a cercà i su’ mariti che un trovavano più la via di casa: -Ovvia su Gigi, ‘gnamo bello ch’è l’ora di cena- gli dicevano co’ le bone. E se quello era in vena gli dava retta, sennò le maltrattava e a son di madonne le rispediva a casa. Il vino, allora, era ‘n’abitudine, il vizio di quasi tutti l’omini, le donne bisognava avessero pazienza. Ma una donna che beveva, eh no perdio! Una donna che trincava non la compativa nessuno e tutti la biasimavano. Prima, se una ragazza, per amore o per disgrazia, rimaneva incinta, e da sola e onestamente allevava il frutto del peccato, era un calvario: fosse campata anche cent’anni quel qualcosa di poco onesto gli restava sempre appiccicato addosso. Una che fino al giorno prima era lodata e portata come esempio, all’improvviso diventava il ritratto del Demonio! Pare impossibile Angiolo, ma da Madonna a tegame sfondato il passo è breve. Quante ne succedeva anche allora…la televisione un c’era, ma cicì-cicì-cicì, chi t’aggiornava c’era sempre.Se un omo di famiglia metteva di mezzo una ragazza di vent’anni che di fisico e di testa ne dimostrava meno di dieci, quel delinquente il giorno dopo ritornava il solito galantomo di sempre. Certe cose io l’ho sapute da grande…..ne succedeva tante, senza che mi sforzi la memoria ti potrei dire nomi e cognomi di due o tre babbi che a le su’ figliole gli hanno fatto fa’ un figliolo! Quei galantomini dal paese un se ne so’ mai andati, le su’ figliole sì: per loro era una vergogna! Hai capito Angiolo,che razza di bestie siamo noi cristiani?”
pag 35-36     Il mestiere finito    Luciana Bellini
 
Fotografo Contro:  Josef Koudelka
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 

 http://youtu.be/7iGU-XHZ3F0
 
 
Un matrimonio Rom – trailer LTMD video

 
 
 
 
 
 
 
Link utili www.stefanopacini.org www.radiomaremmarossa.it
www.carmillaonline.com www.ltmd.it www.infoaut.org
http://collettivoanarchico.noblogs.org www.senzasoste.it
www.finimondo.org
Maremma Libertaria Esce quando può e se e come gli pare. Non costa niente, non consuma carta e non inquina, se non le vostre menti. Vive nei nostri pensieri,perchè le idee e le rivoluzioni non si fanno arrestare, si diffonde nell’aere se lo inoltrate a raggera. Cerca di cestinare le cartoline stucchevoli di una terra di butteri e spiagge da bandiere blu,che la Terra è nostra e la dobbiamo difendere! Cerca di rompere la cappa d’ipocrisia e dare voce a chi non l’ha, rinfrescando anche la memoria storica, che senza non si va da nessuna parte. Più o meno questo è il Numero 6 del 29 febbraio 2012.Maremma Libertaria può essere accresciuta in corso d’opera ed inoltro da tutti noi, a piacimento, fermo restando l’antagonismo , l’antifascismo e la non censura dei suoi contenuti.
In Redazione, tra i cinghiali nei boschi dell’alta maremma, Erasmo da Mucini, Ulisse dalle Rocche, il Fantasma della miniera, le Stelle Rosse stanno a guardare, Complici vari , Ribelli di passaggio,maremmani emigrati a Barcelona.
No copyright, No dinero, ma nel caso idee, scritti, foto, solidarietà e un bicchiere di rosso.
Nostra patria il mondo intero, nostra legge la Libertà, ed un pensiero Ribelle in cuor ci sta (Pietro Gori) http://youtu.be/_KVRd4iny8E
Potranno tagliare tutti i fiori, ma non riusciranno a fermare la Primavera (Pablo Neruda) http://youtu.be/wEy-PDPHhEI (Victor Jara canta Neruda)

Sempre, comunque e dovunque : Libertà per tutti i compagni arrestati !– Fori i compagni dalle galere !-Libertad para todos los presos ! – liberdade para companheiros presos! -comrades preso askatasuna!- liberté pour les camarades emprisonnés!-freedom for imprisoned comrades !- Freiheit für inhaftierte Genossen!- ελευθερία για φυλακισμένους συντρόφους ! – الحرية لرفاق السج

Questo numero lo dedichiamo alla mail di Valerio, che ci ha spedito la sua poesia “Quando bevi”



Quando bevi bevi
e poi hai ancora voglia di bere
e quando sei morto hai ancora voglia di bere
quando bevi non ti metti davanti alla macchina da scrivere
come Bukowski
anzi, lo fai
ma non ti viene in mente niente di geniale
quando bevi
la gente non vuole vederti
e se ti vuole vedere è solo perchè gli devi dei soldi
allora sei tu che non vuoi vedere la gente
cambi strada quando incontri i tuoi creditori
e pensi ” porca puttana, perchè ho fatto questa strada ?!”
quando bevi
nessuna strada è quella giusta
non pubblicheranno mai le tue poesie
perchè sono solo stronzate
se lo facessero farebbero un grande errore
anche tu lo penseresti se solo riuscissi ad essere sobrio un momento
quando bevi non sei affascinante
incontri delle donne
ma solo perchè sono più derelitte di te
lo chiami amore e piangi
sperando ti lascino presto
per tornare al bar a lamentarti
intimamente sperando
di trovare donne altrettanto alcolizzate
ma solo più ricche di te
quando bevi ogni scusa è quella giusta
tanto non servono ulteriori scuse
la gente ha smesso da tempo di chiederti spiegazioni
se lo fa è solo per avere un argomento per riempire la proprie sbronze noiose
quando bevi non sei un poeta
non sei uno che soffre
se hai dei problemi sono solo un’ulteriore scusa per bere
i bambini giocano nei parchi
i genitori li guardano felici
le rondini tornano ogni primavera
è difficile restare senza soldi per una birra
quando bevi ti innamori della barista
ma lei non ti può sopportare
cadi,scrocchi, chiedi
se lei si innamorasse di te dovresti cambiare bar
o lo cambierebbe lei dopo essersi impiccata
quando bevi la notte non dormi
se non hai da bere
e se sei ubriaco dormi male
e se tu avessi al fianco una donna, probabilmente la uccideresti
ma quando eri ragazzo fumavi una sigaretta dietro l’altra
e un bicchiere rincorreva l’altro
e d’altra parte non c’erano molti altri modelli da seguire
e il fegato non era quello di adesso
l’idillio non era spezzato e molti stavano con te
ora molti sono morti e agli altri resta poco da vivere
ma nessuno pensa mai di aver sbagliato
e tu non hai tempo per pensarci
l’alba è nervosa
il pomeriggio è teso
fino a quando non racimoli il necessario
un tempo sigarette, ora un pacco di tabacco
molte birre e un paio di bocce di stravecchio
qua non stiamo in America
il Whiskj è decisamente da finocchi, comunque non potresti permettertelo
quando bevi….
una volta avevo una ragazza
ma anche lei non aveva tempo per le cazzate
si trattava per lo più di sbronzarci e litigare
così, per molto tempo, e oggi ancora,
ho pensato fosse questo l’amore
quando bevi non hai molti amici
per lo più c’è solo gente come te
che sta con te per lo stesso motivo per cui te stai con loro
per bere
spesso vengono a lamentarsi dei loro affanni
in realtà non ne avrebbero se non bevessero
quando bevi
i baristi non possono vederti
ma dopo mezzogiorno scrutano la via preoccupati
se ancora non sei arrivato
e così che lasceranno il bar ai propri figli
finchè uno di loro non diventerà come te
allora il bar passerà ad un’altra famiglia di baristi
quando bevi…
non deve essere stato sempre così
ma, d’altra parte,non sembra esserci molta altra gente interessante in giro
comunque tu non la incontreresti nei posti che frequenti
quando bevi…
una volta c’era una guerra in corso
la TV ne parlava nei bar
ma la gente chiedeva di cambiare canale per vedere la partita
e tu non te ne sei interessato oltre
qualcuno deve pur aver vinto
qualcun altro sarà stato sconfitto, probabilmente,
a meno che questa strafottutissima guerra non sia ancora in corso
ma nessuna guerra impedirà agli alcolizzati di raggiungere una bottiglia
tranne la guerra dei probizionisti
ma loro hanno sempre perso
quando bevi…
superi indifferente i vecchi ubriachi che muoiono nei bagni
un giorno sarai come loro
e poi altri saranno come te
e nessuno si preoccupa di quelli di prima e di quelli che verranno
le notti sembrano giorni, i giorni notti
e alla fine di ogni tramonto e di ogni alba
solo bar, bar, bar,al massimo stanze vuote
bottiglie negli armadi, sotto al letto, e dove neanche tu penseresti mai
quando bevi…
una volta un dottore mi consigliò di smettere
ma solo ai preti spetta la cura delle anime
almeno così mi dicevo
quando bevi…
una volta trovai un bar meglio degli altri
la musica era buona, la birra un pò cara
ma la barista aveva dei lunghi capelli neri, era bello guardarla di tanto in tanto
poi una dozzina di cazzoni scoprì lo stesso bar e la stessa barista
non era tanto una questione di gelosia
ma questi idioti non potevano starsene in silenzio a guardarla
sono questi i bevitori da due soldi
quelli che hanno bisogno di una scusa, di un sabato sera, dell’ora dell’aperitivo
quando bevi bevi, non hai bisogno di motivi
da allora è stato impossibile restarsene in pace
guardando la barista dagli occhi di notte
bevendo,senza proferire parola
quando bevi è meglio solo che accompagnato in generale
quando bevi…
una volta, amore mio,
deve essere stato diverso, e forse dovevamo esserlo anche noi
non ricordo, onestamente, la purezza di quegli anni
ma dovevamo esserlo per forza, i primi anni che un uomo guarda con gli occhi da innamorato
e non erano meriggi armoniosi
ma strade, pioggia, sigarette tra le dita,capelli colorati e vino comprato con poche lire elemosinate
e giacche di cuoio e pantaloni aderenti
sputi ovunque, città e lerciume
eppure te non mi avresti mai detto “andiamo a farci una scopata”
ma una scusa,un verso di una qualche canzone per alludere alla tua casa libera dai genitori
e l’indomani, abbracciati, irradiati da un orizzonte raggiante
e un alba infinita
quando bevi…
bevi, non ha più molta importanza come le cose siano andate poi a finire
dove potresti essere ora ? Non posso avere la mappa di tutti i bar del mondo
e se altre mappe servissero per ritrovarti,
mio amore lontano
non saprei proprio cosa farmene