{"id":719,"date":"2011-09-02T17:17:03","date_gmt":"2011-09-02T17:17:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/?p=719"},"modified":"2021-10-23T20:09:45","modified_gmt":"2021-10-23T20:09:45","slug":"719","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2011\/09\/02\/719\/","title":{"rendered":"Maremma Lbertaria n. 3"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/maremma-libertaria.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-707\" title=\"maremma-libertaria\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/maremma-libertaria.gif\" alt=\"\" width=\"473\" height=\"67\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<h3><strong>L&#8217;Europa brucia<\/strong><\/h3>\n<p>\u201cQui mira e qui ti specchia,<br \/>\nsecol superbo e sciocco,<br \/>\nche [\u2026] volti addietro i passi,<br \/>\ndel ritornar ti vanti,<br \/>\ne proceder il chiami.\u201d<br \/>\n(<strong>Giacomo Leopardi<\/strong>, La ginestra, 1836)<\/p>\n<p>&#8220;Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa&#8230;..&#8221; No, non siamo ancora alla fase apertamente sovvertitrice del vecchio ordine costituito descritta nel Manifesto del Partito Comunista da Marx ed Engels. Ma la linea del non ritorno dal vecchio stato di cose \u00e8 stata varcata. Il giocattolo \u00e8 rotto e il Re \u00e8 nudo. Clamori e incendi si levano a Londra, Parigi, Berlino, Atene, le piazze vengono occupate a Madrid, Barcellona, Lisbona, Tel Aviv, indignatos o disperati, etichettati come black bloc o teppisti, una generazione intera, sola, schiacciata da un precariato che non implica un futuro, \u00e8 costretta ad organizzarsi autonomamente. <strong>La primavera araba contemporaneamente affronta un sistema ormai marcio, ma non per questo meno violento e rabbioso che sa di giocare le sue ultime carte. <\/strong><em>Le rivolte di oggi tornano a forme pre-capitalistiche, quando non esistevano partiti di classe e sindacati dei lavoratori, proprio perch\u00e8 il capitale e suoi agenti di destra o di &#8220;sinistra&#8221; stanno trascinando le societ\u00e0 occidentali sempre pi\u00f9 verso un <\/em><strong><em>passato economico, politico e sociale, che si pensava superato per sempre.<\/em><\/strong><em> Licenziamenti, tagli alla spesa pubblica e all&#8217;assistenza,gioco finanziario condotto oltre i limiti del crimine,cinismo travestito da liberalismo e neo-liberismo che pi\u00f9 che a una dottrina economica rinvia sempre pi\u00f9 ad una ideologia conservatrice e controrivoluzionaria; guerre odiose e sempre pi\u00f9 inutili occupazione militare delle metropoli non potranno far altro che risvegliare demoni antichi agitati da bisogni moderni<\/em><strong><em>.<\/em>La cancellazione di ogni reale rappresentanza politico-sindacale non lascia altra via che la lotta di classe dei resistenti,sotto tutti i cieli e sotto tutte le forme. Anche da noi, da Melfi a Terzigno, da Roma del 14 dicembre alla Val di Susa. Prima che sia troppo tardi.<\/strong><br \/>\n<em>( S. P. e Sandro Moiso)<\/em><\/p>\n<p><strong>Golpe a Ferragosto, Licio Gelli ti riconosco<\/strong><\/p>\n<p>La nuova &#8220;manovra economica&#8221; prevede un massacro sociale, libert\u00e0 di licenziare, semiabolizione di pensioni e liquidazioni,scomparsa delle feste laiche fondamentali, <strong>25 aprile, 1 maggio, 2 giugno<\/strong>. E altre squisitezze del genere.<br \/>\nUna volta i golpe li facevano con i carri armati o le marce su Roma, adesso basta un decreto legge prontamente firmato dal &#8220;nostro&#8221; Napolitano, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a Ferragosto, et voil\u00e0, il golpe \u00e8 fatto ed \u00e8 pure perfettamente legale, che siamo in democrazia e vanno rispettate le regole, che al governo <strong>non<\/strong> c&#8217;\u00e8 mica una banda di mafiosi, corrotti, postfascisti e padanisti! E all&#8217;opposizione <strong>non<\/strong> si dorme mica, se ci fanno arrabbiare la presentiamo noi una manovra ancor pi\u00f9 dura! La banca europea \u00e8 la nostra fede speranza e salvezza, amen.<br \/>\n<strong>Indro Montanelli <\/strong>(se ne intendeva da buon volontario nella guerra in Abissinia) diceva che i fascisti in Italia sono una trascurabile maggioranza. <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ennio_Flaiano\"><strong>Ennio Flaiano<\/strong><\/a> ribadiva, la situazione \u00e8 grave, ma non \u00e8 seria. Non \u00e8 cambiato niente, anzi.<\/p>\n<p>A proposito di cambiamenti confrontate un p\u00f2 questo bellissimo\u00a0 pezzo sconosciuto di storia con i problemi attuali dell&#8217;Universit\u00e0 di Siena<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/2011\/08\/003995.html\"><strong>Matteotti e Gentile al Palio<\/strong><\/a><br \/>\ndi Alberto Prunetti<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Matteotti2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-712\" title=\"Matteotti\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Matteotti2.jpg\" alt=\"\" width=\"323\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Matteotti2.jpg 323w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Matteotti2-203x300.jpg 203w\" sizes=\"auto, (max-width: 323px) 100vw, 323px\" \/><\/a><br \/>\nDimentichiamo per un attimo il palio moderno, quello con gli anglo-arabi-sardi e la corsa in un minuto e qualcosa. Torniamo indietro di parecchi anni, quando per fare tre giri del campo ci volevano tre minuti e passa. Quando correvano i cavalli maremmani, col loro zoccolo grosso e il baricentro basso, il profilo montonino e il manto morello, bestioni che la curva di San Martino la facevano tranquilli, abituati ai dirupi delle macchie, senza slogarsi un osso. Allora a farsi male, tra una rissa e l&#8217;altra, erano solo i bipedi. Ecco, pensiamo allora a quando c&#8217;era gi\u00e0 la terra di tufo in campo, e i figuranti in costume avevano appena cominciato la loro processione tra le bandiere lanciate in aria e le chianine possenti con lo zoccolo vaccino pesante e il solleone di Provenzano che dava alla testa al popolo in piazza, meno ai signori dell&#8217;alta borghesia, ai magnati e ai capitani d&#8217;industria, ai politici e agli agrari, che questi, allora come ieri, si affittavano un palchetto d&#8217;onore e si affacciavano a riparo di un qualche ombrellino. Proprio in quel momento appunto, prima che il canapo sia stretto e i cavalli entrino in piazza, un signore distinto viene aggredito vicino alla Loggia della Mercanzia.<br \/>\nNon \u00e8 una cosa di contrada, non \u00e8 il nicchio contro il montone. E non \u00e8 neanche Siena contro il resto del mondo, non \u00e8 il \u201cnoi senesi\u201d contro \u201cchi non capisce le nostre tradizioni\u201d. \u00c8 un evento che la gente non intende bene. Aggrediscono questo signore distinto, poi arriva una macchina e le forze dell&#8217;ordine lo fanno portare via, lui e la moglie, tra l&#8217;imbarazzo generale. Il signore distinto viene condotto, si sapr\u00e0 in seguito, in una vicina stazione ferroviaria e poi rispedito a Roma. Ma chi \u00e8 questo signore, e che cosa \u00e8 successo?<br \/>\nNo, non \u00e8 una cosa proprio senese. \u00c8 una cosa italiana. Anzi italianissima. Vale a dire fascista. E anche questo lo vedremo tra poche righe. Siena s\u00ec, in fondo fa la stessa vita di sempre. Sonnecchia in provincia, tra le crete e le vigne, all&#8217;ombra della torre del Mangia e del Monte dei Paschi, rincorre le scadenze del Palio e lotta per tenere in vita un&#8217;universit\u00e0 che a Roma vorrebbero sopprimere o perlomeno declassare. Un po&#8217; come oggi. Ma questo \u00e8 un palio speciale. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un invitato d&#8217;onore e tutto deve filare liscio. L&#8217;invitato d&#8217;onore \u00e8 il ministro dell&#8217;istruzione, un filosofo importante, uno che ha visto l&#8217;idea farsi istituzione attraverso il manganello: <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giovanni_Gentile\"><strong>Giovanni Gentile<\/strong><\/a>. A lui si deve far capire che l&#8217;Universit\u00e0 per Siena \u00e8 importante, perch\u00e9 tiene in piedi gli affari di tutti quegli affittacamere che hanno bisogno degli studenti per arrotondare. Studenti che in effetti ogni tanto combinano troppo casino e bisognerebbe insegnar loro le buone creanze. Ma i loro soldi, quelli s\u00ec, sono i benvenuti. Un po&#8217; come oggi, appunto. Ma non \u00e8 oggi. \u00c8 il 2 luglio 1923, palio di Provenzano. E poi non \u00e8 solo questione di soldi, \u00e8 anche affare di prestigio. Rimanere senza universit\u00e0 significherebbe perdere smalto rispetto a Firenze, ipotesi che qui non piace a nessuno. L&#8217;idea \u00e8 di accogliere il Ministro con la banda e il tricolore, farlo mangiar bene, fargli visitare l&#8217;orto botanico e i Fisiocritici e il Teatro dei Rozzi e poi il Palio. Il ministro ovviamente \u00e8 l&#8217;ospite \u201cbuono\u201d.<br \/>\nL&#8217;ospite \u201ccattivo\u201d viaggia in incognito, perch\u00e9 per lui \u00e8 pericoloso anche andare a giro, nella nuova Italia dei nerocamiciati. E infatti appena lo riconoscono lo aggrediscono. Succede nei pressi della Loggia della Mercanzia, a pochi metri dal Campo. Lui \u00e8 il deputato socialista <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giacomo_Matteotti\"><strong>Giacomo Matteotti<\/strong><\/a>, uno dei pochi parlamentari, forse l&#8217;unico, che non abbassa la testa di fronte a Benito Mussolini.<br \/>\nChi sono gli aggressori? Non si sa. Sono coperti dalle autorit\u00e0&#8230; Probabile che siano fascisti dell&#8217;ultim&#8217;ora, che cercano di farsi belli e di dare dimostrazione di maschia intolleranza agli occhi del nuovo regime. O forse sono gli stessi squadristi della vecchia guardia, quelli che hanno distrutto la Casa del popolo e l&#8217;hanno data alle fiamme, perch\u00e9 sulle sue rovine venisse costruito un locale di lusso. Squadristi duri e puri, insomma, camerati dello storico Chiurco e del martire fascista Dino Raus, studente nazionalista impallinato a Grosseto dai sovversivi maremmani.<br \/>\nI giornali del giorno dopo attaccano Matteotti, lo accusano di andare a giro con \u201celeganti figurine femminili\u201d (la moglie Vanda, per inciso, che lo accompagnava) e di essere un plutocrate (col gergo del fascismo degli inizi, lievemente antiborghese). La stampa fascista locale si inventa con abile gioco dialettico un&#8217;incompatibilit\u00e0 tra palio e socialismo. Vanno a scovare un comizio del 1914 del deputato socialista Modigliani, fratello del pittore livornese, che in un congresso di minatori a Siena aveva parlato male del Palio. Per anni le parole di Modigliani furono strumentalizzate dai fascisti senesi per attaccare il socialismo da Modigliani fino a Rosa Luxemburg: tutti erano complottatori-massonico-giudaico-plenipotenziari che volevano introdurre il bolscevismo in Italia per poter cancellare il palio.<br \/>\nNon contenti di infangare l&#8217;immagine di Matteotti, i giornali fascisti gli augurano il peggio per il futuro. Lo minacciano e sono profetici. Scrive \u201cLa Scure\u201d, giornale della federazione fascista senese: \u201cMa solo avvertiamo che codesta gente \u00e8 cos\u00ec profondamente ignorante da non capire ancora in che mondo vive. La verit\u00e0 \u00e8 che tali esseri sono lasciati provvisoriamente in circolazione, la rivoluzione fascista o prima o dopo li acciuffer\u00e0 e allora alla morte civile seguir\u00e0 anche quella corporale. E cos\u00ec sia\u201d. E cos\u00ec fu: neanche un anno dopo, il 10 giugno 1924, avendo continuato a combattere i soprusi del regime fascista, Matteotti viene rapito a Roma. Il suo cadavere sar\u00e0 trovato molti giorni dopo, ad agosto.<br \/>\nE l&#8217;ospite \u201cbuono\u201d? Il ministro Gentile si godr\u00e0 il palio e non canceller\u00e0 l&#8217;Universit\u00e0 di Siena, galeotto fu il piatto di pici e il vinsanto coi cantuccini. Andr\u00e0 avanti per un ventennio a tessere le lodi di Hitler e dell&#8217;idealismo. Si spegner\u00e0 dopo una disputa filosofica con <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=439\"><strong>Bruno Fanciullacci<\/strong><\/a>. ( dopo aver avuto quel che meritava, N.d.R.)<br \/>\nQuanto a Matteotti, i senesi &#8211; toltisi i fascisti dalla groppa &#8211; gli intestarono tardivamente una delle piazze pi\u00f9 importanti, Piazza Matteotti. Di solito chi passa da quelle parti, venendo da Banchi di sopra e andando a prendere il tram, come si dice qui, in Piazza Gramsci, non sa niente di quanto se la sia vista brutta Matteotti a Siena, dell&#8217;anticipo senese di un dramma che si realizzer\u00e0 in seguito a Roma. \u00c8 sempre un po&#8217; provinciale, la lupa senese, rispetto a quella romana. Ah, a proposito. Per la cronaca, vinse proprio la Lupa col fantino Pirulino.<br \/>\n[Su quest&#8217;episodio \u00e8 disponibile un interessante opuscolo di <strong>Paolo Leoncini<\/strong>, \u201c<strong>Giacomo Matteotti al Palio<\/strong>\u201d, pubblicato dall&#8217;<strong>Archivio Storico del Movimento Operaio <\/strong>di Siena, reperibile presso la sede di questo istituto.] <strong>A.P.<\/strong><\/p>\n<p>Sempre con lo zampone del nostro <a href=\"http:\/\/potassa.noblogs.org\/\"><strong>Alberto &#8221; Potassa&#8221; Prunetti.<\/strong><\/a> vi allertiamo per la prossima uscita del libro: <a href=\"http:\/\/es.wikipedia.org\/wiki\/Osvaldo_Bayer\"><strong>Osvaldo Bayer<\/strong><\/a><strong> , Severino Di Giovanni l&#8217; idealista della violenza. Edizioni Agenzia X\u00a0 Milano<\/strong><br \/>\nFinalmente una nuova traduzione riveduta e corretta del bellissimo libro di Bayer che da noi usc\u00ec fortunosamente nel &#8217;73 a Pistoia, pressoch\u00e8 introvabile. <strong>Alberto Prunetti <\/strong>ha curato questa nuova edizione di una storia che si legge di un fiato come un romanzo d&#8217;azione e che pone comunque delle domande ancora inevase a tutto il movimento anarchico. Qui di seguito riproponiamo il bell&#8217;articolo che Alberto confezion\u00f2 per &#8220;il Manifesto&#8221; con la storia di America Scarf\u00f2, il grande amore di Severino Di Giovanni, sullo sfondo delle lotte in Argentina quando gli emigrati italiani erano in buona parte socialisti e anarchici. L&#8217;articolo avrebbe dovuto intitolarsi &#8221; <strong>America<\/strong>&#8221; ma i redattori de &#8221; il Manifesto&#8221; con piglio da fotoromanzieri novelli tremila(!) lo intitolarono<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/2006\/09\/001929print.html\"><strong>L&#8217;adolescente che am\u00f2 la belva<\/strong><\/a><br \/>\ndi Alberto Prunetti, \u201cIl Manifesto\u201d, 13 settembre 2006<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/america.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-715\" title=\"america\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/america.jpg\" alt=\"\" width=\"138\" height=\"220\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/severino1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-714\" title=\"severino\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/severino1.jpg\" alt=\"\" width=\"173\" height=\"291\" \/><\/a><br \/>\nSi \u00e8 spenta a 93 anni America Scarf\u00f2, fidanzata clandestina di Severino Di Giovanni, leggendario anarchico italiano fucilato a Buenos Aires negli anni &#8217;30. Una storia d&#8217;amore fra emigranti pi\u00f9 forte anche delle passioni politiche<br \/>\nAmerica Josefina Scarf\u00f2, detta Fina, \u00e8 morta a Buenos Aires il 26 agosto scorso. Aveva 93 anni. Nel suo nome, America, sono raccolte le speranze dei suoi genitori, una famiglia di calabresi emigrati in Argentina. Sono gli anni &#8217;20 del secolo scorso e gli italiani si trasferiscono in massa nel paese australe, che ha aperto le porte all&#8217;emigrazione: servono inglesi, tedeschi, nordeuropei che stemperino la pelle dei creoli. Invece arrivano italiani e spagnoli. Non portano solo la pelle olivastra e i capelli neri, ma diffondono anche il seme dell&#8217;anarchia e del socialismo. Su cinque milioni e mezzo di immigrati arrivati in Argentina entro gli anni &#8217;30 del Novecento, la met\u00e0 sono italiani.Tra questi c&#8217;\u00e8 un maestro elementare nato a Chieti nel 1901, scappato al fascismo e arrivato nella citt\u00e0 rioplatense nel 1923 con moglie e figli: si chiama Severino Di Giovanni.<br \/>\n<strong>Amore e rivolta<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>La polizia si accorge di lui il giorno in cui lancia dagli spalti del teatro Col\u00f2n di Buenos Aires un volantino inneggiante a Matteotti. \u00abAbbasso il fascismo!\u00bb, urla quel giovane di fronte all&#8217;ambasciatore italiano. La polizia argentina lo ferma e i miliziani fascisti lo prendono a pugni.<br \/>\nAmerica si accorge di lui uscendo dalla casa dei suoi genitori. Lei ha quattordici anni e due fratelli anarchici, Paulino e Alejandro. Suo padre accetta di affittare a Di Giovanni un appartamento costruito a lato della propria abitazione. Severino esce presto la mattina per andare a lavorare in tipografia, America esce di casa per andare a scuola, e i due si incontrano sulle scale. Cos\u00ec inizia la storia dell&#8217;amore tra questa adolescente e un italiano che diventer\u00e0 presto l&#8217;uomo pi\u00f9 ricercato dalla polizia argentina.<br \/>\nSeverino Di Giovanni diventa in breve la figura di rilievo dell&#8217;anarchismo espropriatore argentino. Circondato da esuli antifascisti, fonda il giornale in lingua italiana <strong><em>Il Culmine<\/em> <\/strong>e inizia una <strong>campagna di attentati contro le strutture del fascismo a Buenos Aires<\/strong>. Colpisce con attentati esplosivi il consolato italiano e la sede della National City Bank. Realizza anche una serie di rapine per finanziare i suoi progetti editoriali.<br \/>\nMa l&#8217;uomo che di giorno stampa volantini incendiari in difesa di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sacco_e_Vanzetti\"><strong>Sacco e Vanzetti<\/strong><\/a> e di notte prepara congegni esplosivi non pu\u00f2 fare a meno di arrossire quando incontra quell&#8217;adolescente sulle scale. E&#8217; imbarazzato, perch\u00e9 sente nascere l&#8217;amore; sente il peso della famiglia, lui che \u00e8 italiano, che ha moglie e figli. Eppure gli anarchici propugnano il libero amore. Cos\u00ec ogni giorno, come un ragazzino alla prima cotta, si mette davanti alle porte del collegio per ragazze frequentato da America. L&#8217;aspetta all&#8217;uscita della scuola e l&#8217;accompagna a casa.<br \/>\n\u00abLui mi parlava in italiano, e io rispondevo in castigliano&#8230;\u00bb. America ricorder\u00e0 cos\u00ec quelle passeggiate. Arrivati a pochi passi da casa i due si separano, affinch\u00e9 il padre di America e la moglie di Severino non intuiscano quello che sta accadendo. \u00ab<em>Ti voglio bene<\/em>, si dichiar\u00f2 cos\u00ec in italiano\u00bb, ricorder\u00e0 America. \u00ab<em>Yo tambi\u00e9n<\/em>, gli rispondevo io in castigliano\u00bb.<br \/>\nQuest&#8217;uomo di quasi trent&#8217;anni, che presto la stampa argentina descriver\u00e0 come una <strong>belva sanguinaria<\/strong>, camminer\u00e0 mano nella mano con una adolescente, lungo i viali dei parchi di Buenos Aires.<br \/>\nPresto Severino sar\u00e0 costretto alla latitanza, e non potr\u00e0 pi\u00f9 aspettare America. \u00abA volte veniva al collegio, ma altre volte non poteva, perch\u00e9 era pericoloso. Allora mi scriveva, anche tre lettere al giorno\u00bb. <strong>Severino manda le lettere attraverso altri anarchici che fanno da intermediari, convinti che quelle lettere siano parte di importanti progetti politici<\/strong>. \u00abIo gli scrivevo, e lui leggeva le mie lettere e poi le distruggeva, perch\u00e9 diceva che era pericoloso, che la polizia poteva trovarle. E che io dovevo fare lo stesso. Ma io non l&#8217;ho fatto. Erano cos\u00ec belle&#8230; distruggerle, no, <em>de ninguna manera<\/em>\u00bb.<br \/>\n\u00abMia amica. Ho la febbre in tutto il corpo. Il tuo contatto mi ha riempito di tutte le dolcezze. Mai come in questi lunghissimi giorni, ho tanto centellinato i sorsi della vita\u00bb. Stentava con lo spagnolo e preferiva scrivere in italiano: \u00abVorrei potermi esprimere sempre nel tuo idioma per cantarti ogni attimo del tempo la dolce canzone dell&#8217;anima mia, farti comprendere i palpiti che percuotono fortemente il cuore \u00bb. Per America invece leggere in italiano era pi\u00f9 faticoso. Eppure quella fatica doveva risultarle piacevole, se Severino scriveva: \u00abmi contento nel sapere che per comprendere queste linee debbono essere rilette pi\u00f9 di una volta da te\u00bb. E ancora: \u00abRendimi duplicato il mio bene che ti voglio. Sappi che ti penso sempre, sempre, sempre. Sei l&#8217;angelo celestiale che mi accompagna in tutte le ore tristi e liete di questa mia <strong>vita refrattaria e ribelle<\/strong>\u00bb.<br \/>\nRicercato dalla polizia, Severino Di Giovanni incontra sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 per fissare gli appuntamenti d&#8217;amore. Sono anni in cui una adolescente pu\u00f2 uscire di casa solo per andarsene a scuola, a meno che non abbia un fidanzato ufficiale, riconosciuto dalla famiglia. Ed \u00e8 appunto questa l&#8217;idea clamorosa di Severino, abile a congegnare piani.<br \/>\n<strong>Il \u00abcolpo\u00bb di America<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Il gruppo di espropriatori che si raccoglie intorno a Di Giovanni dovr\u00e0 fare un \u00abcolpo\u00bb diverso dal solito. Bisogna portar via America di casa, senza che i suoi genitori e la moglie di Severino possano intuire niente. Si decide di utilizzare Silvio Astolfi, un giovane anarchico italiano, esperto autista della banda. America presenter\u00e0 Silvio in famiglia come fidanzato. I due potranno passeggiare intorno casa, e Astolfi le porter\u00e0 le lettere di Severino. Per\u00f2 Astolfi dovr\u00e0 fingere di avere un lavoro regolare per ottenere l&#8217;assenso degli Scarf\u00f2, e soprattutto non dovr\u00e0 prendersi libert\u00e0 con America.<br \/>\nIl piano funziona. Si far\u00e0 il fidanzamento ufficiale a breve. I genitori di America non hanno dubbi e neanche Teresa, la moglie di Severino. Si celebrano le nozze civili e America e Silvio partono in luna di miele verso una meta lontana, in treno. Ma alla prima stazione scendono dalla carrozza. <strong>L\u00ec aspetta Severino Di Giovanni con duecento rose rosse. America e Severino vanno finalmente a vivere assieme.<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>La loro convivenza \u00e8 breve. Il gruppo di Severino &#8211; che include anche due fratelli di America, Paulino e Alejandro &#8211; continua a rapinare banche e a colpire i simboli del fascismo italiano, ma intanto i suoi amici cadono uno a uno.<br \/>\nIl 29 di gennaio del 1931 la tipografia di Severino \u00e8 circondata dalla polizia. Inizia una fuga rocambolesca sui tetti di Buenos Aires. Loro sparano 500 colpi, lui cinque. Il sesto lo punta contro il proprio petto. Eppure quel colpo non lo ammazza. Lo portano all&#8217;ospedale, lo ricuciono e lo sbattono in carcere. Gli fanno un processo sommario e lo condannano a morte.<br \/>\nAmerica \u00e8 ancora un&#8217;adolescente, viene arrestata e poi rimessa in libert\u00e0. Le confiscano per\u00f2 le lettere di Severino. Le autorit\u00e0 concedono a Severino di abbracciarla un&#8217;ultima volta. Severino le chiede di essere forte e di sposarsi con qualche compagno. Poi al secondino chiede un caff\u00e8, molto dolce, come ultimo desiderio. Glielo danno, ma non \u00e8 dolce abbastanza. \u00abAvevo detto dolce, molto dolce. Pazienza, sar\u00e0 per la prossima volta\u00bb. <strong>Il plotone d&#8217;esecuzione viene allestito rapidamente, e toglier\u00e0 ad America prima Severino e poi il fratello Paulino.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le carte e il portacenere<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Passano gli anni. America si sposa con un compagno, si laurea in letteratura italiana e inizia a insegnare italiano. Fonda una casa editrice libertaria e nel 1951 fa un viaggio nel paese dei suoi antenati. Raggiunge Chieti, prova a contattare i famigliari di Severino, ma trova solo silenzio e oblio.<br \/>\nAlla fine degli anni &#8217;60 uno storico, <strong>Osvaldo Bayer<\/strong>, inizia a spulciare archivi e intervistare vecchi protagonisti delle lotte degli anni &#8217;20. <strong>Il libro di Bayer, <em>Severino Di Giovanni<\/em>, riscatta la figura di Severino, ma la dittatura militare proibisce la riedizione del testo<\/strong>. Con la fine della dittatura Osvaldo Bayer e America si incontrano. Parlano di quelle lettere d&#8217;amore, che lui ricorda di aver visto tra le carte degli archivi. \u00abLe mie lettere\u00bb, dice America. Siamo nell&#8217;era di Menem, e Bayer riesce a ritrovare quelle lettere sequestrate: sono nel<strong> Museo della Polizia<\/strong>.<br \/>\nPrima di morire America vuole tornare a leggere le parole di Severino, e non vuole una fotocopia, ma l&#8217;originale. Solo il ministro dell&#8217;Interno pu\u00f2 darle il permesso, secondo la normativa degli archivi argentini. Il ministro riceve Osvaldo e America, dice che far\u00e0 il possibile. Dopo alcuni giorni i due sono convocati dal capo della polizia, che li ascolta con forzata benevolenza. \u00abLei mi chiede qualcosa che appartiene alla Polic\u00eda Federal. Guardi\u00bb, e prende un portacenere,\u00a0 \u00abqui sopra c&#8217;\u00e8 scritto &#8216;Polic\u00eda Federal&#8217;. Se lei mi chiede questo portacenere, io devo dire di no, perch\u00e9 non appartiene n\u00e9 a me n\u00e9 a nessun altro: appartiene alla polizia\u00bb. Bayer insiste: \u00abPer\u00f2 non si tratta di un portacenere, ma di lettere d&#8217;amore\u00bb. Il funzionario torna a indicare il posacenere con gesto trionfale: \u00abS\u00ec, ma entrambi appartengono alla Polic\u00eda Federal\u00bb. <strong>&#8220;No, sono lettere d&#8217;amore che sono state scritte per me. Sono mie &#8220;<\/strong>, dice quella donna anziana, con gli occhi neri e i capelli color neve.<br \/>\nAmerica ha riavuto le sue lettere scritte in italiano, la lingua che parlavano i suoi fratelli anarchici fucilati e il suo amante. \u00c8 sopravvissuta alla loro morte, \u00e8 sopravvissuta a tante fucilazioni, a dittatura e repressione. L&#8217;ironia per\u00f2 non l&#8217;ha mai abbandonata. A chi le chiedeva se avesse mai avuto rimpianti, rispondeva che un rimpianto ce l&#8217;aveva: \u00abDi esser stata fidanzata con un tal Astolfi, e che in tanti mesi di fidanzamento lui non mi ha mai dato un bacio\u00bb. Adesso se n&#8217;\u00e8 andata. Le sue ceneri sono state disperse in un piccolo giardino di propriet\u00e0 della <strong>Federaci\u00f3n Libertaria di Buenos <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><strong>Aires. <\/strong>Bayer si \u00e8 impegnato ad andare ogni mese a leggere in quel giardino una lettera di Severino ad America.<\/p>\n<p><strong>Visti per voi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ascanio Celestini <\/strong>a Siena in <strong>&#8220;<\/strong><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=YntJi-AzD-I\"><strong>Fabbrica<\/strong><\/a><strong>&#8220;<\/strong><br \/>\n<strong>Simone Cristicchi <\/strong>a Boccheggiano in <strong>&#8220;<\/strong><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=RGZQP2pn0rs\"><strong>Canti d&#8217;amore vino e anarchia<\/strong><\/a><strong>&#8221; con il Coro dei Minatori di Santa Fiora (un &#8220;Buena vista social club &#8220;in salsa amiatina)<\/strong><\/p>\n<p><em>Dire che Celestini e Cristicchi sono bravi \u00e8 riduttivo. Pur in modo diverso riescono a coniugare memoria storica, passione civile, con la vecchia tradizione dei cantastorie ed un modo molto moderno di tenere il palco. In Cristicchi c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 di un eco di un grande libertario e del suo <\/em><strong><em>teatro canzone: Giorgio Gaber<\/em><\/strong><em>, che non a caso riconosce tra i suoi maestri.Entrambi hanno il grande merito di esser rimasti se stessi nonostante il successo. E di far lavorare il cervello &#8230;. da vedere assolutamente.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Letto per voi<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Vittoria ! Malinconica e avventurosa vita di Pietro Rossi garibaldino.<\/em><\/strong><br \/>\n<em>Vittoria ! Una delle tante fatiche del duo viterbese \u00e8 un bellissimo fumetto con i testi di <\/em><strong><em>Antonello Ricci <\/em><\/strong><em>e i disegni di <\/em><strong><em>Alfonso Prota<\/em><\/strong><em>, per i tipi di <\/em><strong><em>Davide Ghaleb editore <\/em><\/strong><em>di Vetralla, Viterbo. Antonello e Alfonso costituiscono &#8220;<\/em><a href=\"http:\/\/www.bandadelracconto.it\"><strong><em>La banda del Racconto<\/em><\/strong><\/a><em>&#8221; ovvero un turbine di iniziative teatrali, letterarie,poetiche, civili, e molto altro ancora, che da Viterbo coinvolge da anni tutta la Maremma e la Tuscia. Non perdeteveli per nessuna ragione. <\/em><\/p>\n<p><strong>Note sulla Fotografia Sociale ed il Reportage <\/strong><\/p>\n<p><strong>Per Fotografi in Corso 2011-2012 <\/strong><br \/>\n<strong>Centro di Culture Contemporanee, Corte dei Miracoli (ex O. P. di Siena)<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>&#8220;<\/em><\/strong><em>Levate le serrature dalle porte, togliete anche le porte dai cardini !&#8221; (<\/em>Allen Ginsberg, Urlo, 1955)<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"ngg-singlepic ngg-none\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/gallery\/sliding-doors\/sliding025.jpg\" alt=\"sliding025\" width=\"384\" height=\"570\" \/><br \/>\nLa Fotografia <strong>non <\/strong>registra l&#8217;esistente. Un approccio di questo tipo sarebbe limitativo per voi, per le vostre potenzialit\u00e0, per la buona riuscita del corso stesso.<br \/>\nLa Fotografia <strong>non <\/strong>\u00e8 avere una buona macchina, un buon manuale, un p\u00f2 di occhio per la luce, n\u00e8, tantomeno, seguire pubblicit\u00e0 demenziali del tipo &#8220;non pensare, scatta!&#8221;.<br \/>\nNon \u00e8 neppure solamente mettere in linea mirino, occhio e cuore, come raccomandava il grande <strong>Henry Cartier Bresson<\/strong>. O vagare per l&#8217;Europa degli ultimi come il primo <strong>Josiseph Koudelka, <\/strong>o confezionare grandi lavori emotivi-estetici come<strong> Sebastiao Salgado <\/strong>o rigorosi come <strong>Francesco Zizola. <\/strong>Parlo a titolo personale, <strong>Daniela Neri <\/strong>alcune cose le condivide, altre no. <strong>Mario Giacomelli <\/strong>e <strong>Paolo Pellegrin <\/strong>penso ci uniscano.<br \/>\nDaniela \u00e8 quella buona, io quello cattivo, abbiamo cominciato quasi per gioco 7 anni fa, e ormai abbiamo passato la linea del non ritorno, dovete saperlo. Non \u00e8 un corso a &#8220;favore&#8221;, non sar\u00e0 facile e neppure gradevole alle volte. Certo, faremo teoria e pratica, uscite e gite, incontri e scontri, ci misureremo con portfoli ed omaggi a fotografi scomodi, con un tema a fine anno per la mostra finale, primo passo verso l&#8217;ignoto. <strong>Ma<\/strong>, se avete dubbi, se a Natale mollerete perch\u00e8 il cane ha il raffreddore, la fidanzata\/o, finalmente, vi ha lasciato, se non vi sforzerete di fotografare e discutere, condividere le vostre imprese con noi e i compagni di avventura, <strong>NON ISCRIVETEVI<\/strong>. Non perdete tempo con due squilibrati che fanno un corso nell&#8217;ex manicomio. In caso contrario vediamo di <strong>cambiare prospettiva<\/strong>! Il nostro non \u00e8 solo un corso, ma vuole essere una scelta consapevole.<br \/>\nLa nostra Fotografia si fa braccio armato della nostra e altrui <strong>sofferenza, sensibilit\u00e0, desiderio<\/strong>. Deve essere <strong>uno sguardo ulteriore verso una realt\u00e0 taciuta ed ignorata, annichilita da un diluvio di immagini <\/strong>che con la Fotografia non hanno parentela, neppure alla lontana.<br \/>\n<strong>Per essere reali oggi bisogna fotografare l&#8217;impossibile, l&#8217;indicibile<\/strong>. Brandelli di Umanit\u00e0, fantasmi erranti della Libert\u00e0, molliche di Policino di Memoria Storica, ma, soprattutto, <strong>l&#8217;altro dal visibile<\/strong>.<br \/>\nIniziare a vagare per le citt\u00e0 con<strong> sguardo nudo <\/strong>senza riconoscerle, senza dare mai pi\u00f9 niente, niente, di scontato.<br \/>\nImmaginate di tornare da uno dei tanti inferni in Terra, con la bocca ancora impastata di sabbia e morte, con la sensazione, nuova, di essere <strong>finalmente vivi<\/strong>. Come credete che vi appariranno quel supermercato, quel negozio di griffe, quelle persone vacue, buone, ignare? Le riconoscete ancora? <em>Sono<\/em> <em>come noi\/intorno a noi<\/em>&#8230;. o forse adesso ne cogliete fotograficamente l&#8217;orrore, <strong>l&#8217;Orrore<\/strong>&#8230;. ( Ah !, la fotografia di <strong>Storaro<\/strong> in Apocalipse Now !&#8230;)<br \/>\nFotografare pu\u00f2 essere ben pi\u00f9 di una coperta robusta alla Linus.<br \/>\nFotografare pu\u00f2 essere la nostra zattera nel mare in tempesta oltre le colonne d&#8217;Ercole. <strong>Un viaggio comunque di sola andata<\/strong>. Perch\u00e8 come diceva <strong>Camillo Berneri <\/strong>a proposito dell&#8217;Utopia (la Fotografia) accende una stella nel cielo della dignit\u00e0 umana, ma ci costringe a navigare in un mare senza porto.<br \/>\nBenvenuto a chi vorr\u00e0 fare un tratto di mare insieme a noi, sperando di sfuggire agli squali&#8230;<br \/>\n<strong>(Stefano Pacini &#8211; Fotografi Contro <\/strong>http:\/\/www.stefanopacini.org, \u00a0 \u00a0 \u00a0 <a href=\"mailto:stefanoulisse@libero.it\">stefanoulisse@libero.it<\/a>)<\/p>\n<p><strong>Dal Partito delle Pantere Nere alla pantera di Prata,dalle palle giornalistiche alle palle dell&#8217;affresco. Ovvero dalla tragedia alla farsa, che non fa pi\u00f9 ridere.<\/strong><\/p>\n<p>Per chi ha meno di cinquant&#8217;anni Black Panther Party, Huey P Newton, Freddy Hampton, Bobby Seale, <a href=\"http:\/\/www.infoaut.org\/blog\/storia-di-classe\/item\/2396-22-agosto-1971-george-jackson\"><strong>George Jackson<\/strong><\/a>, sono nomi che non dicono nulla. Eppure tra la fine dei &#8217;60 e i primi anni &#8217;70 dopo gli omicidi di Martin Luther King e Malcolm X, il <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Black_Panther_Party\"><strong>Partito delle Pantere<\/strong><\/a> segn\u00f2 prepotentemente la storia del movimento degli afroamericani, al pari della contestazione della guerra in Vietnam. Il loro esempio di militanza non gandiana fu ripreso negli States ed in Europa. Persino la casa editrice Einaudi pubblic\u00f2 alcuni testi di cui il pi\u00f9 rintracciabile \u00e8 <strong>&#8220;Cogliere l&#8217;occasione &#8221; <\/strong>di Bobby Seale. Il Partito delle Pantere Nere fin\u00ec sotto la scure di federali e FBI di Nixon, con decine di morti e secoli di galera. Intanto, in Italia, stampa e tv discutevano della pantera di Goro, cio\u00e8 della cantante Milva, contrapponendola all&#8217;aquila di Ligonchio, Iva Zanicchi.<br \/>\nPassano due decenni ed ecco alla ribalta delle cronache nazionali il <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pantera_%28movimento_studentesco%29\"><strong>movimento studentesco della pantera<\/strong><\/a>.<br \/>\nMovimento che forse non passer\u00e0 alla Storia, ma che ebbe il merito di scuotere lo stagno putrido dell&#8217; italietta da bere craxiana-andreottiana. Il nome non si rifaceva al glorioso BPP americano, bens\u00ec ad una fantomatica pantera che a spasso per le periferie romane si sarebbe rivelata inafferrabile. Cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 bello di un animale esotico e feroce che incuta paura e si sottragga alla cattura?!<br \/>\nDa allora gli avvistamenti di felini, boa, anaconde, coccodrilli, elefanti a spasso per tangenziali, quartieri, orti, campagne e boschi ammontano a molte centinaia. Cani randagi presi per leoni, pastori maremmani per puma, caprioli per tigri: non \u00e8 mancato niente alla sagra dei <strong>ciuchi volanti <\/strong>e dei bischeri col naso all&#8217;ins\u00f9. S\u00ec, perch\u00e8 di tutte queste avvistate moltitudini di bestie feroci non ne \u00e8 stata<strong> MAI rintracciata UNA<\/strong>. O meglio, un paio s\u00ec, ma stavano nei giardini interni di ville con muri di cinta altissimi e telecamere, dove nessuno, guardacaso, le aveva mai avvistate, ville di boss della camorra.<br \/>\nPoteva rimanere indietro la Maremma che tanto si presta come set viste le sue immense macchie? Solo negli ultimi anni il puma di Chiusdino, il boa di Capanne, il<strong> coccodrillo del Lago dell&#8217;Accesa, <\/strong>agli onori di giornali e tv, peccato non abbiano rilasciato foto ed interviste. Il meccanismo \u00e8 sempre quello; Tizio ha saputo che Caio ha saputo da Sempronio che una belva scorrazza in libert\u00e0, il quotidiano locale in astinenza da copie vendute estive pubblica a caratteri cubitali, le agenzie nazionali riprendono come notizia tappabuchi, intervengono le tv locali e persino quelle nazionali: a questo punto \u00e8 vangelo, anzi, deliro, amplificato da internet. Ci mancava quindi una pantera a Prata, in concomitanza con la sagra paesana, ma finalmente \u00e8 arrivata, con avvistamenti, foto da cellulare a una macchiolina scura in un campo a due km, vecchine che ne esibiscono i supposti escrementi, giornalisti che sparano titoli a 8 colonne &#8211; la pantera c&#8217;\u00e8, ecco la foto &#8211; o &#8211; pantera, \u00e8 paura per i bambini &#8211; s\u00ec, perch\u00e8 \u00e8 noto che le pantere mangiano i bimbi come i comunisti di una volta&#8230;.<strong>sarebbe da riderci forse<\/strong>, che tanto in autunno non se ne parler\u00e0 pi\u00f9, diranno che si \u00e8 trasferita al mare stanca di troppi riflettori, i fungai frugheranno i boschi, i cacciatori spareranno a caprioli e cinghiali che questi s\u00ec, non mancano. Peccato che per tutta questa <strong>bufala<\/strong> sia stata messa su una <strong>operazione militare <\/strong>con forestale, polizia, carabinieri, protezione civile, elicotteri, <strong>vertici in prefettura<\/strong>, taglie ( poi smentite) e ordinanze comunali &#8211; boschi blindati, titola trionfante il Tirreno &#8211; nonch\u00e8 mega trappole con esche e altre serissime <strong>buffonate<\/strong>. <strong>Che costano. Tanto<\/strong>. Qui quasi nessuno fiata (<strong>Vergogna<\/strong>!) se per risparmiare tre euro (e perderli sei per mancati ponti turistici) si vogliono abolire le feste laiche fondanti 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno. Per\u00f2 per metter su questa farsa si trovano tempo e fondi e tifo del popolo bue. Nessuno che usi buon senso, cautela, che si documenti sui siti delle leggende metropolitane (il mi&#8217; nonno le chiamava novelle pe&#8217; sta&#8217; a veglia). Ma per fortuna l&#8217;opposizione civica si scatena per la mancanza di&#8230;. <strong>due palle <\/strong>nell&#8217;affresco restaurato dell&#8217;albero della fertilit\u00e0 al Palazzo dell&#8217;Abbondanza! Con il meccanismo che si rimette in moto, titoli sul Corriere della Sera e Manifesto sul&#8217;albero castrato etc. etc. Complimenti, a tutti. Che altro dire, <strong>ogni paese ha il governo, i giornali, le pantere e le palle che si merita<\/strong>. Poi per\u00f2 evitiamo di prendere in giro i poveri montierini che davano il sapone per allargar la chiesa o andavano a caccia di tafani col fucile, finendo un dei nostri e un dei loro&#8230;<br \/>\n(S. E.)<\/p>\n<p><strong>Tradizioni (<em>fortunatamente<\/em>) scomparse<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il volo della capra impetardata<\/strong><\/p>\n<p>Come ricorda con molta nostalgia l&#8217;articolo apparso il 31 luglio sul settimanale cattolico &#8220;Toscana Oggi&#8221;, per secoli a Santa Fiora si \u00e8 festeggiato S. Nicola il 10 settembre con una solenne processione che si concludeva col &#8220;volo della capra&#8221;. Infatti dalla rocca del castello veniva teso un cavo che precipitava dall&#8217;alto sulla facciata della chiesa di S. Agostino. <strong>Una capra infiocchettata di rosso a cui venivano accesi sui corni dei petardi,<\/strong> veniva simpaticamente imbracata e poi lanciata con una carrucola a<strong> sfracellarsi <\/strong>sulla facciata sacra. Se l&#8217;animale spirava subito era segno di buon auspicio e si dava inizio al banchetto dei suoi resti, altrimenti il volo si ripeteva, ma il maligno aveva senz&#8217;altro segnato un punto a suo favore, e l&#8217;anno a venire si presentava sotto foschi presagi. La bella tradizione \u00e8 stata interrotta nel 1978 con una ordinanza dopo le proteste ambientaliste per il trattamento <strong>&#8220;crudele&#8221; <\/strong>della capra.<br \/>\n(NdR le virgolette al termine <em>crudele<\/em> sono dell&#8217;autore dell&#8217;articolo, Don Ippolito.)<\/p>\n<p><strong>Antichi documenti <\/strong><\/p>\n<p><strong>Le meretrici a Massa di Maremma<\/strong><br \/>\nIn un bel lavoro di Sergio Baldinacci, &#8220;<strong>Le Regole&#8221;<\/strong>, edito dalla Comunit\u00e0 Montana Colline Metallifere, troviamo le norme di urbanistica, igiene e tutela ambientale dell&#8217;Alta Maremma nel tredicesimo secolo. Nel rub. 69 intitolato &#8221; Le Meretrici&#8221; si dice testualmente &#8220;A causa della crescente turpitudine e al fine di sradicare il peccato ed evitare il vizio della sodomia stabiliamo ed ordiniamo che alle meretrici che vogliano stare ed abitare nella citt\u00e0 di Massa sia dato permesso secondo la loro volont\u00e0,senza alcun ostacolo da parte di qualcuno&#8221;. Ma gi\u00e0 poco dopo al rub. 22 &#8220;Norme per attivare il postribolo&#8221; si dice &#8220;Inoltre veduta con quanta disonest\u00e0 stanno queste meretrici che vengono a Massa, e poich\u00e8 il progetto prevede che si debba aumentare le entrate e diminuire le spese, perci\u00f2 dico che sia pienamente rimesso al Sindaco del Comune far fare un postribolo, cio\u00e8 un luogo ove debbano stare le meretrici&#8221;.<br \/>\n<em>(Vi ricorda qualcosa?)<\/em><br \/>\n<em>Non \u00e8 chiaro se questo documento \u00e8 anteriore o posteriore all&#8217;affresco dell&#8217;albero della fertilit\u00e0 presso le fonti dell&#8217;Abbondanza.<\/em><\/p>\n<p><strong>Nuovi documenti <\/strong><\/p>\n<p><strong>Massa M. La scortesia di Sindaco e Vice, o, forse, qualcosa di pi\u00f9 grave<\/strong><\/p>\n<p>Oltre due anni fa \u00e8 stata sottoscritta da 97 cittadini ,associazioni culturali, scrittori, una petizione debitamente protocollata ed inviata al Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune, avente la richiesta di <strong>intitolare due vie della citt\u00e0 a Daniele Boccardi, Scrittore, e Sebastiano Leone, Uomo di Pace<\/strong>.<br \/>\nDomandare dovrebbe esser lecito, e rispondere (anche negativamente) sarebbe cortesia.<br \/>\nCertamente \u00e8 un provvedimento a costo zero, non sappiamo se avrebbe portato molti voti, ma sicuramente il Comune avrebbe potuto far bella figura con poco.<br \/>\nPassa molto tempo,<strong> intanto a Follonica <\/strong>hanno gi\u00e0 intitolato una importante via litoranea a Sebastiano, <strong>ma a Massa tutto tace<\/strong>. Certo, qui non sono mancate nel frattempo le gatte (ultimamente anche pantere e palle) da pelare, n\u00e8 una lista civica che l&#8217;ha buttata spesso pi\u00f9 che in politica, in esposti alla magistratura.<br \/>\nMassa ama le fazioni, le faide, le polemiche roventi, non da ora, ma da mille anni almeno, \u00e8 nel suo DNA.<br \/>\nPeccato che tra poco non resteremo nemmeno in quattro per giocare a briscola, ma tant&#8217;\u00e8, basta vedere quello che succede con i terzieri.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2010\/08\/22\/daniele-boccardi-il-poeta-doloroso-che-si.html\">Nell&#8217;agosto 2010 escono due pagine su <strong>&#8220;La Repubblica<\/strong>&#8220;<\/a> per la rubrica sugli scrittori dimenticati,dedicate a Daniele Boccardi. Dovrebbe esser un vanto culturale per il Comune, son passati tanti anni dalla sua dolorosa morte, sarebbe forse l&#8217;ora di elaborare questo lutto,invece il<strong> concorso letterario <\/strong>a lui intitolato fu <strong>chiuso<\/strong> <strong>alla<\/strong> <strong>chetichella<\/strong> dopo tre edizioni <strong>senza dare spiegazioni<\/strong>. Anche in questa occasione comunque <strong>nessuno fiata<\/strong>.<br \/>\nDa altre parti lo chiamerebbero un clima &#8220;<strong>omertoso<\/strong>&#8220;, qui non lo chiamano proprio. <strong>C&#8217;\u00e8 una eccezione per\u00f2<\/strong>. Esce un piccolo pezzo sulla <strong>&#8220;Torre Massetana&#8221;. <\/strong>In genere Sindaco e Giunta intervengono con puntiglio sulle lettere polemiche pubblicate dalla &#8220;Torre&#8221;, ricordiamo la verve con cui si rispondeva alla domanda preoccupata di che fine avesse fatto la Madonna delle Grazie del Duccio da Boninsegna. Ma il pezzo su Daniele e Sebastiano (che certo non son paragonabili alla Madonna del Duccio) provoca ancora una volta <strong>un silenzio assoluto<\/strong>. Al che viene debitamente protocollata e reinviata a Sindaco e Assessore (alle volte l&#8217;avessero smarrita) la vecchia petizione accresciuta di una lettera in cui si chiede gentilmente comunque una risposta, quale che sia.<br \/>\n<strong>Sono passati altri dodici mesi<\/strong>. A questo punto cosa pensare? <strong>Scortesia (superficialit\u00e0, semplice e ancor pi\u00f9 drammatica, dimenticanza?) <\/strong>di chi abbiamo eletto e che, perlomeno, dovrebbe una risposta? O forse la <strong>&#8220;Cultura&#8221; <\/strong>a Massa \u00e8 solo quella ufficiale elargita spesso da altre istituzioni regionali o provinciali in una sorta di (corto) circuito, e personaggi autentici come Daniele e Sebastiano non ne potranno mai far parte, anzi, non se ne deve neanche parlare?<br \/>\nSarebbe gradito, una volta tanto, <strong>un dibattito<\/strong>, che <strong>il silenzio uccide, <\/strong>pi\u00f9 volte.<br \/>\n(S.P.)<\/p>\n<p><strong>Ultimissima&#8230;&#8230;<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/2011\/08\/004010.html%22%20%5C%5Cl%20%22004010\"><strong>Una cartolina razzista dalla spiaggia di Follonica<\/strong><\/a><br \/>\ndi <strong>Alberto Prunetti<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/razzisti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-716\" title=\"razzisti\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/razzisti.jpg\" alt=\"\" width=\"243\" height=\"203\" \/><\/a><br \/>\nBreve cronaca di ordinario razzismo balneare dalle coste di Follonica, ridente cittadina della costa toscana. Sono le 11 del mattino di stamani 30 agosto, minuto pi\u00f9, minuto meno, l&#8217;estate sta finendo e io &#8211; che mi trovo da queste parti per preparare la vendemmia nella vigna del nonno, lavare la cantina e controllare la densit\u00e0 degli zuccheri nell&#8217;uva &#8211; decido che fa troppo caldo per andare avanti e che sono troppo sudato per farmi solo una doccia. Urge il bagno al mare, che si trova solo a 300 metri dalla casa in cui sono nato.<br \/>\nBel bello inforco la bicicletta, mi compro un paio di quotidiani e faccio il mio ingresso nella stessa spiaggia in cui vado da sempre, a pochi metri dal bagno Tangram, famoso in zona perch\u00e9 organizza concerti a favore di Emergency e altre iniziative antirazziste. Sono nella spiaggia cosiddetta libera, la poca rimasta tra un bagno e l&#8217;altro, e niente sembra poter turbare la mia tranquillit\u00e0. La spiaggia \u00e8 meno affollata della settimana scorsa, molti turisti se ne sono andati, e il mare \u00e8 pulito e placido. Fin qui tutto bene.<br \/>\nAllargo il mio asciugamano e mi sdraio pensando al sangiovese, al babometro, al torchio vinario e ai cinghiali che vorrebbero mangiarmi l&#8217;uva. Poi sento delle urla. Una voce di donna, disperata, di quelle che arrivano in questi giorni dall&#8217;Africa del nord quando una madre piange un figlio morto nella guerra civile o in una traversata notturna del Mediterraneo. Mi alzo, la gente attorno a me si alza.<br \/>\nCi avviciniamo a un ombrellone, dove una donna si \u00e8 accasciata e continua a urlare in una lingua che non riesco a capire. La signora, un&#8217;ambulante forse nordafricana che era passata pochi istanti prima offrendo le sue merci, adesso piange e sputa, mentre le mucose irritate emettono liquidi dalle narici, e soprattutto dagli occhi. C&#8217;\u00e8 solo una parola in italiano che tutti sentono bene: <strong>\u201cRazzisti!\u201d. <\/strong><br \/>\nArrivano altri venditori ambulanti, aiutano la signora a calmarsi, lei riesce a spiegare cosa \u00e8 successo. La gente \u00e8 abbastanza solidale, la aiutiamo a lavarsi la faccia presso il bagno adiacente, il bagnino si fa in quattro e pi\u00f9 di tutti si mobilita un venditore ambulante di libri, un ragazzo nordafricano che vende libri su un carretto e col quale mi metto a fare domande a tutti i bagnanti. La situazione un po&#8217; si chiarisce: un tipo, un italiano sui 35 anni, coi capelli corti, quasi rasati e un tatuaggio, ha gettato qualcosa in faccia alla signora nordafricana che vendeva qualche merce da un ombrellone a un altro. Sembra che il tipo fosse innervosito perch\u00e9 &#8211; sotto l&#8217;ombrellone con la moglie, piccola di statura, la bambina e due cani di taglia piccola &#8211; la figlia non riusciva a dormire. Il suo nervosismo \u00e8 esploso contro il capro espiatorio che la societ\u00e0 gli ha fornito: la venditrice ambulante straniera, che per caso \u00e8 passata dal suo ombrellone. Non \u00e8 chiara la dinamica: secondo i bagnanti che erano vicini, l&#8217;uomo ha rapidamente portato via dalla spiaggia la moglie, la bambina e i cani, poi \u00e8 andato a prendere o uno spray antistupro, di quelli al peperoncino, o un qualche liquido irritante che poi, secondo un&#8217;altra ipotesi, ha mescolato con l&#8217;acqua di mare. Aveva con s\u00e9 il liquido? Ormai gli italiani si portano lo spray antistupro per essere pi\u00f9 sicuri sulla spiaggia? Comunque l&#8217;uomo \u00e8 tornato in spiaggia, ha raggiunto la signora ambulante a pochi metri di distanza e le ha spruzzato in faccia il liquido o lo spray. Una parte di questo liquido ha colpito su un occhio anche un&#8217;altra signora, a cui la venditrice stava proponendo la sua merce. Poi, mentre tutti si avvicinavano alla signora nordafricana in lacrime, \u00e8 scappato.<br \/>\nIntanto abbiamo chiamato il pronto soccorso: la signora non sembrava gravissima ma sentiva molto dolore: l&#8217;hanno portata in ospedale per darle qualche collirio e verificare la sua situazione. Sono arrivati i carabinieri quando la signora nordafricana era gi\u00e0 stata portata via in ambulanza. Per inerzia dello stereotipo, devono aver pensato che c&#8217;era una vittima italiana e un assalitore marocchino. Abbiamo provveduto a capovolgere la loro prima impressione. Abituato a vederli molto aggressivi e determinati, \u00e8 stato buffo trovarli, complice la calura estiva, tranquilli. Abbiamo dovuto fare un po&#8217; di pressing per spiegare che qualcuno aveva gi\u00e0 visto in zona la bella famigliola di \u201cquiet italians\u201d passeggiare da alcuni giorni la sera sul lungomare Italia, e al terzo tentativo abbiamo anche trovato il modo di farli parlare con una signora con due bambine che aveva un occhio irritato anche lei perch\u00e9 aveva ricevuto incidentalmente uno schizzo della sostanza urticante e che non sapeva come farsi notare.<br \/>\nIntanto io e il venditore ambulante di libri abbiamo percorso un paio di strade adiacenti alla spiaggia e parlato con chi potesse conoscere l&#8217;aggressore. I carabinieri hanno raccolto la denuncia del bagnino e del libraio nordafricano. Non avendo con s\u00e9 i documenti, si sono offerti di accompagnarlo alla sua automobile, dove erano conservati. Io mi sono detto: vuoi vedere che adesso chi va nei casini \u00e8 proprio lui? L&#8217;ho preso da parte: mi ha detto che aveva i documenti in regola e che davvero stavano nell&#8217;automobile, e che gli bastava solo che controllassi il carretto dei suoi libri. Cos\u00ec, dopo che i carabinieri hanno fatto i complimenti alle bambine e alle mamme e se ne sono andati col libraio, io sono rimasto a vendere libri sulla spiaggia col carretto.<br \/>\nIl libraio ambulante \u00e8 tornato dopo quindici minuti. Gli hanno detto che l&#8217;aggressore lo troveranno di sicuro. Io al solito sono un po&#8217; scettico. Mi sono scusato perch\u00e9 in quindici minuti io non solo non ho venduto un libro, ma ho parlato cos\u00ec male dei libri di un importante autore, che una signora stava per comprare, che gli ho rovinato anche quel modesto affare.<br \/>\nIl libraio ambulante mi ha detto di non preoccuparmi, che lo sa anche lui che sono libracci. <strong>Ma a gente che viene al mare per gettare spray al peperoncino o roba simile in faccia a una signora di mezza et\u00e0, che libri vuoi vendere? <\/strong>Le poesie di Nazim Hikmet? Non avevo obiezioni.<br \/>\nMentre me ne andavo, <strong>pensavo a quella canzone dei Baustelle <\/strong>che ha fatto incazzare tanto i miei concittadini follonichesi. Ma lo sai che tra i rifiuti abbandonati sulla spiaggia, che in effetti non se ne trovano troppi, c&#8217;\u00e8 una cosa che i Baustelle non hanno raccontato. <strong>E&#8217; il razzismo<\/strong>. E forse qui a Follonica invece di sprecare energie per incazzarsi con i Baustelle bisognerebbe ricominciare a ragionare su altre parole chiave: la globalizzazione, l&#8217;intercultura,<strong> il razzismo come meccanismo di distrazione sociale<\/strong>, la comprensione della realt\u00e0 in chiave antisecuritaria e antiallarmistica. Perch\u00e9 a me non mi fanno incazzare n\u00e9 i preservativi sulla spiaggia n\u00e9 le canzoni dei Baustelle, ma i fottuti razzisti dell&#8217;Illinois sulla spiaggia in cui vado sempre a bagnarmi. Compagni, io non li sopporto proprio <strong>e non ce li voglio vedere<\/strong>.<br \/>\nLa <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZCBVFCjeLDY\">canzone dei Baustelle su Follonica<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Succedeva 90 anni fa <\/strong><\/p>\n<p><strong>La strage di Roccastrada, dieci cittadini uccisi a casaccio da una squdraccia fascista dopo la morte accidentale di una camicia nera ubriaca.<\/strong><br \/>\n<strong>1921: il massacro di Roccastrada<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/squadra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-717\" title=\"squadra\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/squadra.jpg\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"189\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Dino Perrone Compagni <\/strong>(nobile decaduto, capo delle camicie nere toscane all&#8217;epoca) aveva scritto al sindaco di Roccastrada in Maremma la solita lettera minatoria, celebre ormai perch\u00e9, mutate date e intestazione, l\u2019avevan ricevuta o stavan per riceverla sindaci e assessori di tutte le amministrazioni rosse della Toscana. La lettera in questione, mandata in questo caso al falegname Natale Bastiani, sindaco di Roccastrada, nel tono tra altezzoso, irridente e paternalistico tipico del marchese, era cos\u00ec concepita:<br \/>\n\u00abDato che l\u2019Italia deve essere degli Italiani e non pu\u00f2 quindi essere amministrata da individui come voi, facendomi interprete dei vostri amministrati e dei cittadini di qua (cio\u00e8 di Firenze) vi consiglio a dare entro domenica 17 luglio le dimissioni da sindaco assumendovi voi, in caso contrario, ogni responsabilit\u00e0 di cose e di persone. E se ricorrete all\u2019autorit\u00e0 per questo mio pio, gentile e umano consiglio, il termine vi sar\u00e0 ridotto a mercoled\u00ec 13, cifra che porta fortuna\u00bb.<br \/>\nIl sindaco si era rivolto alla prefettura di Grosseto mostrando la lettera intimidatoria e ne aveva avuto assicurazioni di pieno appoggio; a buon conto, inoltre, il maresciallo dei carabinieri aveva ricevuto rinforzi. Roccastrada, centro relativamente piccolo (circa duemilacinquecento abitanti nel capoluogo), aveva in quei giorni in caserma, per ogni evenienza, un presidio di tredici carabinieri. Nulla poi era accaduto, le giornate del 13 e del 17 erano trascorse da una settimana. Nel frattempo erano sopravvenuti <strong>i fatti di Sarzana <\/strong>( una colonna fascista era stata messa in rotta dagli Arditi del popolo con 16 morti). I fascisti fiorentini &#8211; si pensava &#8211; in questo momento hanno ben altro per la testa. S\u2019era finito col non pensarci pi\u00f9.<br \/>\nAll\u2019alba del 24, verso le cinque, venticinque squadristi di Grosseto, cinque di Firenze, una quarantina di Pisa, di Montespertoli e di altre localit\u00e0: settanta uomini in tutto, suddivisi in due camion, arrivano sulla piazza del paese cantando <strong>Giovinezza. <\/strong>Era domenica e quasi tutti dormivano ancora.<br \/>\nGuidava la spedizione il segretario del fascio di Grosseto nonch\u00e9 delegato della segreteria regionale toscana (come dire il fiduciario personale del marchese Perrone Compagni), il fiorentino ex capitano di complemento <strong>Dino Castellani<\/strong>. Di quest\u2019ultimo avremo occasione di riparlare, ma per presentarlo in breve diremo solo che nel 1925, quando la polizia si dava da fare per dimostrare in qualche modo di voler assicurare alla giustizia gli uccisori dell\u2019antifascista Gaetano Filati, fu presentata alla vedova la fotografia di Dino Castellani perch\u00e9 essa lo denunziasse come uno degli sparatori: \u00abSe lei lo riconosce &#8211; le dissero &#8211; noi le saremo grati, tanto, il Castellani con diciannove omicidi che ha gi\u00e0 sulla coscienza pu\u00f2 sobbarcarsi comodamente anche questo\u00bb. Ma, caso strano, di quel delitto il suddetto sicario, amico intimo del D\u00f9mini, non era colpevole e l\u2019ingrata vedova Filati non credette di rendere al fascismo fiorentino (che tanto l\u2019aveva beneficata) quel piccolo favore di barattare un assassino per un altro: anche se in cambio le promettevano via libera per l\u2019espatrio.<br \/>\nA Roccastrada, quella mattina, richiamati da quel canto tristemente famoso, molti spiavano dalle impannate socchiuse o dalle persiane, col cuore sospeso. Quasi subito i fascisti si misero all\u2019opera. Un primo gruppo, spinse il camion a marcia indietro e lo mand\u00f2 ad urtare con violenza contro gli sporti di un negozio di un orefice ed orologiaio, un certo Ferdinando Tagliaferri, reo di non condividere gli ideali degli avversari. Abbattute a colpi di calcio di moschetto le vetrine sventrate e traballanti, la bottega fu spogliata di tutti i preziosi, il banco e le masserizie furono gettati in piazza e con un bidone di benzina si port\u00f2 a termine l\u2019impresa. Altri forzarono il <strong><em>Caff\u00e8 dell\u2019Isola<\/em><\/strong>, ritrovo dei sovversivi, o per meglio dire della gente del paese e dei dintorni. Quattro fascisti, improvvisandosi camerieri, misero in funzione la macchina da caff\u00e8 e stapparono bottiglie per rifocillare i camerati a mano a mano che tornavano allegri e rumorosi dalle visite domiciliari: erano stati a casa del sindaco, di alcuni assessori (che non si erano fatti trovare) e di diversi altri. Gli appartamenti erano stati liberati &#8211; attraverso le finestre &#8211; di tutti gli oggetti pi\u00f9 ingombranti, destinati ad alimentare i fal\u00f2 accesi nelle strade. Gli squadristi non avevan messo tempo in mezzo: un paio d\u2019ore e tutto era sistemato. Avrebbero potuto dirsi soddisfatti, ma il sindaco Bastiani non s\u2019era lasciato beccare. All\u2019ultimo momento era saltato gi\u00f9 da una finestra che dava sul retro della casa e si era dileguato nel bosco, vanamente inseguito da colpi di rivoltella.<br \/>\n<strong>I tredici carabinieri, chiusi in caserma e muti come pesci, non avevan visto, non avevan sentito, non avevan fatto nulla. Inutile avvertirli, tempestarli di suppliche<\/strong>. Dietro la reticella del portoncino bigio, misterioso come un monaco di clausura, si affacci\u00f2 un momento un militare in maglietta a dire che non erano in forze sufficienti, che attendevano rinforzi, che bisognava evitare mutili provocazioni, che, d\u2019altra parte, essi attendevano ordini.<br \/>\nOrmai i fascisti erano tutti radunati in piazza. Diedero l\u2019ultimo tocco, l\u2019ultima \u00absistemazione\u00bb al caff\u00e8 dei sovversivi, per ringraziamento dell\u2019ospitalit\u00e0 ricevuta. Gran fragore di motori. La compagnia riunita sui camion inton\u00f2 l\u2019inno degli arditi; saranno state le sette o poco pi\u00f9 quando si avviarono in direzione di Sassofortino.<br \/>\nPer un bei po\u2019 si ud\u00ec il canto e il rombo dei motori sempre pi\u00f9 lontano nell\u2019aria fresca del mattino. Infine sembr\u00f2 di sentire un indistinto crepito d\u2019armi da fuoco, molto lontano. Poi pi\u00f9 nulla e tutto finalmente fu in pace.<br \/>\nLa gente fissa in silenzio e con occhi attoniti le scaglie biancastre della cenere che aduggia l\u2019ultimo fuoco e soffoca i fumacchi; piovono dall\u2019alto le pellicole nerastre dell\u2019incendio. E\u2019 passata anche questa (non era la prima volta che a Roccastrada venivano i fascisti). E\u2019 passata anche questa, da mezz\u2019ora. Che pace! Non c\u2019era che un ronzio, come d\u2019api\u2026 un po\u2019 meno lontano\u2026 Sembran motori. Senza dubbio sono autocarri di carabinieri che vengono di rinforzo, al solito, a cose fatte. Ecco per\u00f2 che arriva di gran corsa un gruppo di ragazzi: nella voce e negli occhi \u00e8 tornato il terrore. \u00abI fascisti! I fascisti! Fuggite! Fuggite! Sono i fascisti un\u2019altra volta!\u00bb Di colpo la piazza \u00e8 un deserto; la gente si barrica meglio che pu\u00f2 nelle case o se la da a gambe nei campi, nei boschi e nelle macchie.<br \/>\nAlla borgata detta il Convento, dove sono le prime case del paese dalla parte di Sassofortino, arrivano a passo lento i due camion di poco prima. Bene in vista, disteso sul primo camion, in mezzo a un bandierone tricolore, c\u2019\u00e8 un giovane studente, Ivo Saletti di Grosseto, con una gran chioma bruna ma bianco in volto come la cera. Dalla bocca scende un rivolo di sangue.<br \/>\nSi fermano con una violenta strappata di freni. Hanno le facce contratte, livide, stravolte. Saltano gi\u00f9 con voci rauche, affannate. Gridano:<br \/>\n\u00abVigliacchi! vigliacchi! Venga fuori chi ha sparato!\u00bb Non che cerchino risposta. Si precipitano verso le prime case. Sfondan le porte a calci di moschetto, a spallate, a colpi di bomba: nulla regge di fronte a quel cieco furore, a quella sete di sangue. Scalpiccio di scarponi per le erte scale delle povere case. Urla bestiali, pianti di donne, una calca, un serra serra improvviso come quando s\u2019ammazza il maiale nell\u2019aia. Non si spara, si punisce al modo che si usa coi traditori, \u00aba ferro freddo\u00bb, come insegna<strong> D\u2019Annunzio<\/strong>. Quattro uomini cadono crivellati, scannati nelle loro case, sotto gli occhi delle donne e dei ragazzi; un altro \u00e8 inseguito e raggiunto nella sua affannosa fuga in strada e resta l\u00ec bocconi abbandonato in un lago di sangue. Non vogliono discolpe, non vogliono saper nulla;i sovversivi non interessano, <strong>uccidere vogliono, chiunque<\/strong>, basta siano uomini, anche vecchi, molto vecchi, come il Fabbri, come il Regoli, che hanno tutti e due settantanni, e son repubblicani come tanti in Maremma.<br \/>\nAvanzando nel centro del paese, gli squadristi ammazzano altri quattro uomini, tra cui un vecchio di sessantanni e il suo figliolo, due agricoltori che hanno sempre visto come il fumo agli occhi leghe e Camere del lavoro; uccidono nella propria casa, sotto gli occhi della moglie giovinetta sposata da pochi mesi e incinta, un giovane muratore, ex combattente e decorato. Non risparmiano neppure uno storpio: <strong>in mezzo al petto gli descrivono una pittoresca rosa di revolverate con un colpo al centro per amor di simmetria<\/strong>. I morti furono una decina e altrettante, non meno, le case bruciate.<br \/>\nCarabinieri non se ne videro per il paese se non verso l\u2019una, quando finalmente giunse da Siena un camion col capitano Ziccardi e una trentina di militi. Il comandante dei fascisti gli va incontro coi suoi. Lo saluta con fare cordiale e si presenta: un affabile colloquio da capitano a capitano. \u00abEra l\u2019ora che arrivasse! &#8211; dice &#8211; Qui non siamo sicuri della vita, ci costringono a difenderci come si fosse in guerra!\u00bb. Mostra sul camion il caduto fascista: il giovane studente di Grosseto. \u00abNoi &#8211; aggiunse il Castellani &#8211; dobbiamo subito rientrare in citt\u00e0. Senza di voi non ci fidiamo: esigiamo una scorta per evitare nuove imboscate\u00bb. <strong>Il capitano dei carabinieri non ha nulla da eccepire; mette a disposizione dei fascisti i suoi militi che accompagnano il glorioso drappello sino al rientro in Grosseto<\/strong>.<br \/>\n(Tratto da <em>La maremma contro il nazifascismo<\/em>, a cura di Nicla Capitini Maccabruni, Grosseto, 1985).<br \/>\n<strong>Piccola appendice<\/strong>: Il Saletti, con tutta probabilit\u00e0, fu raggiunto da un colpo esploso per un sobbalzo dall&#8217;altro camion, sia per la traiettoria, sia per il fatto che avvenne in una zona senza nessun albero o anfratto ove potesse nascondersi uno sparatore. Il Saletti ebbe a Grosseto funerali solenni con elogio funebre dell&#8217;On Aldo Mai, liberale, e parole commosse su &#8220;Etruria Nuova&#8221; giornale dei repubblicani, nonostante almeno due delle vittime fossero iscritte a quel partito.<br \/>\n<strong>Le vittime<\/strong> sono : Angelo Barni, Antonio Fabbri (68), Francesco Minoccheri (39), Tommaso e Guido Bartaletti, Renato Checcucci, Luigi Nativi (37), Giuseppe Regoli e Giovanni Gori che tra l\u2019altro non risultano iscritte ad alcun partito sovversivo. <strong>Particolarmente efferato \u00e8 poi l\u2019omicidio del calzolaio libertario e invalido Vincenzo Tacconi <\/strong>(27), detto <em>Grucci<\/em> perch\u00e8 mutilato di guerra e privo di una gamba, costretto quindi ad usare le grucce: rifugiatosi in cantina per l\u2019incendio della sua casa viene visto comparire sulla porta che ardeva e gli vengono sparati contro molti colpi di rivoltella ma, poich\u00e8 ci\u00f2 non basta a finirlo, <strong>viene sgozzato <\/strong>(<a href=\"http:\/\/www.radiomaremmaross.it\">www.radiomaremmarossa.it<\/a>)<\/p>\n<p><strong>Schede storiche Sovversivi<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/nozzoli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-718\" title=\"nozzoli\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/nozzoli.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"118\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Quisnello Nozzoli, l&#8217;anarchico militante trionfante<\/strong><\/p>\n<p>Il padre si chiama Martino, la madre Carolina Cambi. Quisnello nasce a Lastra a Signa (Firenze) il nove aprile 1884. Una sorella\u00a0 ha ricevuto il nome di Comunarda in onore dei caduti della <strong>Comune di Parigi<\/strong>, un\u2019altra si chiama Egle, un fratello porta il nome di Aldobrando, un altro &#8211; che nasce nel 1895 &#8211; riceve quello di Artorige.<br \/>\nL\u2019adolescenza di Quisnello \u00e8 travagliata. A undici anni viene rinchiuso nel Riformatorio di <strong>Pisa<\/strong>, pi\u00f9 tardi impara il mestiere del calzolaio e si guadagna da vivere, girovagando da un paese all\u2019altro. Come tanti altri ciabattini abbraccia presto le idee anarchiche. Segnalato negli anni seguenti a <strong>Milano e a Genova<\/strong>, il sei giugno 1908 subisce una condanna a 33 giorni di carcere da parte del Tribunale di <strong>Firenze<\/strong> per oltraggio ai carabinieri e il ventuno luglio viene schedato. Nel Mod. A la Prefettura di Firenze scrive che \u00e8 soprannominato \u201cOcce\u201d, che ha \u201cespressione fisionomica truce\u201d e che riscuote \u201ccattiva fama per il suo carattere violento e la sua cattiva educazione\u201d.<br \/>\nTrasferitosi a <strong>Massa Marittima <\/strong>verso la fine dell\u2019anno, Quisnello viene vigilato dal delegato di pubblica sicurezza, informato, il diciassette dicembre 1909, dal questore di Firenze che il calzolaio \u00e8 un <strong>\u201cpericoloso anarchico pregiudicato\u201d. <\/strong>Nella cittadina medievale il calzolaio sposa Carolina Sacchetti, di quattro anni pi\u00f9 giovane di lui, e va ad abitare con lei in via Barga, presso No\u00e8 Sorbi, poi <strong>emigra in Francia<\/strong>, ma il ventotto gennaio dell\u201911 viene condannato dal Tribunale di <strong>Marsiglia<\/strong> a sei mesi di prigione e, a pena espiata, \u00e8 espulso e accompagnato alla frontiera italiana.<br \/>\nArrestato a <strong>Genova<\/strong> il ventotto luglio dell\u201911, torna a <strong>Massa Marittima<\/strong>, dove viene assunto nella bottega del ciabattino Giuseppe Azzi, in piazza Garibaldi, ma i rapporti fra il dipendente e il datore di lavoro degenerano rapidamente: Nozzoli malmena l\u2019Azzi e questi lo licenzia. Passato nel laboratorio di un altro calzolaio del posto, il repubblicano Egisto Bisogni, Quisnello torna a <strong>Lastra a Signa <\/strong>nell\u2019aprile del \u201812 e l\u2019anno seguente \u00e8 protagonista, con un certo Alberto Biagi, di una furiosa rissa. Il Biagi ha la peggio e viene gravemente ferito, il Nozzoli, colpito a sua volta, \u00e8 ricoverato, in stato di fermo, nell\u2019ospedale Vespucci di Firenze.<br \/>\nRimesso in libert\u00e0 nell\u2019ottobre del \u201813, Quisnello \u00e8 di nuovo a <strong>Massa Marittima <\/strong>ai primi di dicembre. Ora alloggia e lavora in via Saffi e frequenta assiduamente <strong>gli anarchici del posto: Enrico Bianciardi, Ivemero Giani, Giuseppe Gasperi e Natale Boschi, <\/strong>tutti militanti devoti all\u2019idea.<br \/>\nL\u2019anno seguente Nozzoli \u00e8 il promotore delle proteste, che hanno luogo nel centro minerario, dopo l\u2019<strong>eccidio di Ancona <\/strong>durante la <strong>Settimana Rossa<\/strong>. L\u2019undici giugno l\u2019anarchico <strong>capeggia \u201cuna turba di circa cento individui\u201d, che percorrono le vie di Massa, \u201cgridando e imponendo ai negozianti la chiusura\u201d delle botteghe<\/strong>. Fra coloro, che vengono costretti a sprangare gli esercizi, ci sono il falegname Moris, costretto a mandare a casa i suoi due lavoranti Giglioli e Stefanelli, e il cassiere del Piccolo Credito Toscano, Fernando Posarelli, che obbedisce alle perentorie intimazioni dei dimostranti. Poi Quisnello e \u201cla sua spalla forte\u201d, il massetano <strong>Italo Targi<\/strong>, cercano &#8211; con \u201catteggiamento minaccioso\u201d &#8211; di far chiudere al direttore del Monte dei Paschi, cav. Trabacci, l\u2019istituto bancario, ma il funzionario risponde di no, e i manifestanti se ne vanno, dopo che Nozzoli ha minacciato \u201cche essi scioperanti avrebbero rovesciati i banchi e gettato tutto fuori dalla finestra\u201d.<br \/>\nColpito il primo agosto da un mandato di cattura, emesso dal pretore di Massa, avv. A. Lucrezi, l\u2019anarchico viene arrestato lo stesso giorno in via Saffi, mentre Targi finisce in carcere il venti agosto.<br \/>\nIl sedici settembre il Tribunale penale di<strong> Grosseto <\/strong>condanna l\u2019anarchico di Lastra a Signa a sei mesi di carcere e a 500 lire di multa e il Targi a due mesi di reclusione e a duecento lire di multa. I due si appellano, ma, il venticinque novembre, la Corte di secondo grado di Firenze porta la condanna del Nozzoli a due anni e due mesi di reclusione e cento lire di ammenda e quella del Targi a venti mesi. Il quindici gennaio del \u201815, per\u00f2, il calzolaio beneficia di un\u2019amnistia, che estingue l\u2019azione penale, e viene rilasciato.<br \/>\nI suoi guai con la giustizia non sono, comunque, finiti: il quindici marzo del \u201816 \u00e8 raggiunto da un ordine di cattura della procura di <strong>Firenze, <\/strong>perch\u00e9 deve scontare un anno, sette mesi e dieci giorni di reclusione per il ferimento del Biagi.\u00a0 Costituitosi il sei novembre, Quisnello sconta la pena, poi,<strong> il primo marzo del 1921 \u00e8 coinvolto nei fatti di Empoli<\/strong>: un certo numero di marinai in abiti civili, che sono diretti a Firenze per un\u2019azione di crumiraggio ai danni dei ferrovieri in sciopero, vengono scambiati per squadristi e accolti, a Empoli, da una fitta fucileria, durante la quale otto di loro vengono uccisi. Subito dopo scattano gli arresti e fra le persone, che finiscono in carcere, c\u2019\u00e8 anche Quisnello, che resta in prigione fino all\u2019assoluzione. Tornato in libert\u00e0, l\u2019anarchico lascia la penisola ed <strong>emigra clandestinamente in Francia, <\/strong>stabilendosi a Parigi, dove alloggia, dal ventiquattro novembre 1925 al dieci giugno 1926, in un alberguccio di rue du Ruisseau, 92, insieme alla sua nuova compagna, Luisa Senesi, di Castelfiorentino. In questo periodo si fa chiamare \u201cHenri Cartei\u201d, pi\u00f9 tardi user\u00e0 gli pseudonimi di \u201cEnrico Costai\u201d, \u201cArmand\u201d e \u201cBiaizac\u201d.<br \/>\nPer vivere continua a fare il ciabattino, \u00e8 uomo solido, \u00e8 sicuro di s\u00e9, ha lo sguardo pungente e ironico, non privo di alterigia. Nei primi anni di esilio Quisnello \u00e8 favorevole al \u201cmovimento garibaldino\u201d, perch\u00e9 \u00e8 convinto, come Hugo Rolland, Alberto Meschi, Mario Traverso, Enzo Fantozzi ed altri anarchici italiani, che si possa spazzar via la dittatura mussoliniana, invadendo la penisola con una legione di antifascisti adeguatamente armati. I \u201cgaribaldini\u201d sono collegati al colonnello catalano Maci\u00e0, che prepara una spedizione in Spagna per rovesciare il \u201cMussolini spagnolo\u201d Miguel Primo de Rivera. Ma fra i congiurati non mancano spie e provocatori, il pi\u00f9 noto dei quali \u00e8 un degenere nipote dell\u2019eroe dei due mondi, <strong>Ricciotti Garibaldi<\/strong>, da tempo al soldo della polizia fascista. Cos\u00ec la spedizione di Maci\u00e0 sfuma fra polemiche furibonde e il movimento anarchico esce dalla vicenda profondamente lacerato.<br \/>\nNei primi mesi del \u201830 Nozzoli vive a <strong>Bruxelles<\/strong>, suscitando, con i suoi comportamenti politici, le preoccupazioni dei fascisti italiani e inducendo il prefetto di Firenze a chiedere ai colleghi di Roma, di Genova e di Livorno di controllare la corrispondenza.<br \/>\nVerso la fine dell\u2019anno Quisnello \u00e8 segnalato a<strong> Parigi<\/strong>, dove talvolta assiste alle riunioni dei socialisti massimalisti, organizzate da Elmo Simoncini e da Siro Burgassi. \u201cEgli risiederebbe &#8211; recita una spia dell\u2019Ovra nel febbraio del \u201831 &#8211; al n.3, avenue du bel Aire &#8211; Georges Les Gonesse (Seine-et-Oise). Detto individuo sarebbe nativo di Lastra a Signa\u00a0 ove, a suo tempo, sarebbe stato a capo di quegli ambienti anarchici. Il Nozzoli sarebbe in relazione con esponenti (Napoleone Fabris, Salvi ecc.) del gruppo massimalista Balabanoff\u201d.<br \/>\nAlla fine del \u201832 Quisnello fa il ciabattino a Parigi, in rue Sevign\u00e9, 5, ed \u00e8 membro di un Comitato, che \u00e8 sorto per aiutare <strong>Rodolfo Finocchi, detto \u201cBagnoli<\/strong>\u201d, il quale rischia di diventare cieco. Del Comitato fanno parte Enzo Fantozzi, Carpiano Penni e Edoardo Pancrazi. Finocchi \u00e8 un anarchico fiorentino, che, una decina di anni prima, in un teatro di Firenze ha tirato una revolverata in faccia a un caporione fascista, certo \u201cPasci\u00e0\u201d, sottraendosi poi all\u2019arresto, come riferisce la polizia fascista.<br \/>\nContrario alla nascita di una Federazione anarchica dei profughi italiani, auspicata invece da <strong>Camillo Berneri<\/strong>, Savino Fornasari, Amleto Astolfi, Remo Franchini e Leonida Mastrodicasa, Nozzoli \u00e8 persona molto diffidente.<br \/>\nNell\u2019aprile del \u201833 i fascisti attribuiscono al repubblicano Silvio Schettini un progetto terroristico: secondo la loro spia Consani, lo Schettini avrebbe chiesto a Quisnello \u201cse il suo gruppo anarchico disponesse di uomini fidati, decisi a tutto e pronti a partecipare ad un\u2019azione in grande stile contro il fascismo\u201d e quest\u2019ultimo avrebbe risposto che \u201cnel Regno presto si far\u00e0 piazza pulita, poich\u00e9 si lavora amorevolmente ed intensamente per riuscire in tale bella idea\u201d. Ma nelle informazioni dell\u2019ex socialista, passato nel libro paga dell\u2019Ovra e preoccupato solo di spillare denaro ai suoi \u201cdatori di lavoro\u201d, non c\u2019\u00e8 nulla di vero.<br \/>\nSul tema degli atti terroristici Consani insiste in un rapporto datato tredici giugno: \u201cCartei ha abbandonata la riunione: altri lo seguiranno. Secondo Cartei gli anarchici debbono, anzich\u00e9 formare Federazioni, tornare all\u2019azione. La azione \u00e8 l\u2019attentato individuale. Gli uomini dannosi si sopprimono. Si deve sopprimere Mussolini. L\u2019attentato di Lucetti fu preparato dagli anarchici a Parigi. Balbo, a Parigi, avrebbe dovuto essere ucciso. Sei uomini di buona volont\u00e0 uccideranno Mussolini. Egli vuole questo. Cos\u2019\u00e8 la vita di sei uomini di fronte alla liberazione di Italia?\u201d La spia conclude cos\u00ec il suo interessato delirio: \u201cIo credo che le idee di Cartei siano buone. Agire, bisogna! E noi non dobbiamo essere gli ultimi. Egli vorrebbe l\u2019unione di tutti gli uomini decisi alla azione: perch\u00e9 no?\u201d Consani segnala poi un articolo di Amleto Astolfi, apparso su \u201c<strong>Lotta anarchica<\/strong>\u201d. L\u2019anarchico milanese, coinvolto nell&#8217; <strong>attentato del Diana<\/strong>, ha scritto che \u201cle vecchie o nuove concezioni organizzative od antiorganizzative che se sono state forse utili ieri e se saranno forse utili domani non lo sono certamente oggi, non lo sono certamente nei momenti in cui val pi\u00f9 il gesto disperato e magnifico di <strong>Schirru<\/strong> che non tutte le pi\u00f9 ben partorite tattiche dell\u2019universo\u201d.<br \/>\nNel \u201835 Nozzoli frequenta ancora i compagni di idee, che risiedono a Parigi, ed \u00e8 sorvegliato da due spioni: il gi\u00e0 citato Consani e il famigerato \u201cBero\u201d. Costoro progettano lo scasso della sua calzoleria per impadronirsi degli elenchi dei compagni, che egli incontra, e dei verbali delle riunioni libertarie, che si tengono nel locale: per realizzare il piano vorrebbero assoldare un noto ladro, ma il Ministero non \u00e8 d\u2019accordo, perch\u00e9 il rischio di uno scandalo internazionale \u00e8 troppo grosso a fronte del modesto risultato che si potrebbe ottenere.<br \/>\nIl primo dicembre l\u2019anarchico (che usa di nuovo lo pseudonimo di \u201cOcce\u201d) partecipa a una riunione, organizzata da \u201c<strong>Giustizia e libert\u00e0<\/strong>\u201d nella sala Lancry di Parigi, alla quale sono presenti <strong>Carlo Rosselli<\/strong>, Alberto Cianca, Guglielmo Ricci, Emilia Buonacosa, e molti altri antifascisti, poi, il tredici gennaio del \u201836 viene arrestato per aver violato il decreto di espulsione, da cui era stato colpito nel lontano 1911, e il ventotto gennaio \u00e8 condannato a due mesi di carcere.<br \/>\nScontata la pena, lascia la Francia e <strong>si ricongiunge al fratello Artorige, a Barcellona<\/strong>. Nel luglio seguente i fascisti italiani si sforzano di rintracciare il \u201cpericoloso anarchico\u201d nella capitale della Catalogna, ma le ricerche devono essere sospese, perch\u00e9, <strong>il diciassette luglio i militari si sollevano contro il Governo repubblicano spagnolo e a Barcellona ha luogo una radicale rivoluzione sociale ed economica<\/strong>. Come altri antifascisti italiani, che si sono stabiliti in Catalogna, Quisnello d\u00e0 il suo contributo all\u2019epica lotta, che si chiude con lo schiacciamento dei rivoltosi e la cattura del generale fazioso Goded, e il venti luglio aderisce al <strong>Comitato anarchico italiano, <\/strong>che si \u00e8 formato nella capitale della Catalogna.<br \/>\nQuisnello d\u00e0 prova di un attivismo persino maggiore di quello di suo fratello Artorige, che nell\u2019ultimo scorcio di luglio <strong>gira \u201cper le vie di Barcellona armato di sciabola <\/strong>e con un fazzoletto rosso attorno al collo per dimostrare i suoi sentimenti di simpatia al movimento anti-falangista\u201d. Interrogato a Firenze il sedici maggio del \u201841, Artorige dichiarer\u00e0 che in un caff\u00e8, vicino alla sede della F.A.I., \u201cconveniva anche mio fratello Quisnello, il quale, contrariamente a me, che rimasi a Barcellona per difendere i miei interessi, si arruol\u00f2 nelle milizie rosse recandosi al fronte in un reparto di sussistenza quale calzolaio\u201d. <strong>Quisnello si aggrega infatti alla Colonna anarchica di Antonio Ortiz, che, il venticinque luglio, conquista la citt\u00e0 di Caspe e vi insedia il Consiglio di difesa dell\u2019Aragona .<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Nelle settimane successive Nozzoli <strong>fa la spola tra la Spagna e la Francia per ingaggiare volontari e procurare armi ai miliziani <\/strong>e in settembre \u00e8 di nuovo a Barcellona, dove, secondo \u201cBero\u201d, \u201cforse combatterebbe nelle file della F.A.I.\u201d Il due ottobre la Divisione polizia politica conferma \u201cche il noto anarchico Nozzoli Quisnello di Martino, sedicente Cartei Henri, gi\u00e0 residente a Parigi, troverebbesi in atto a Barcellona e probabilmente a combattere nelle file della Federazione anarchica iberica contro i nazionalisti\u201d e il venticinque ottobre un confidente scrive da Barcellona che l\u2019anarchico Domenico Ludovici \u00e8 giunto nella citt\u00e0 insieme a Nozzoli:<strong> \u201cQuisnello si dichiara anarchico militante trionfante<\/strong>. E\u2019 stato espulso dalla Francia ed ora \u00e8 qua a Barcellona privo di qualsiasi documentazione\u201d. Sia Ludovici che Nozzoli &#8211; insiste la spia &#8211; sono \u201cviolenti e pericolosi\u201d.<br \/>\nIl calzolaio di Lastra a Signa rimane in<strong> Spagna <\/strong>sino alla fine del \u201837, poi, dopo la repressione degli anarchici da parte degli stalinisti, rientra a <strong>Parigi<\/strong>, quindi, nell\u2019agosto del \u201839, viene segnalato a <strong>Cuba <\/strong>e, infine, nel <strong>Messico<\/strong>. Il diciassette dicembre dello stesso anno la Divisione polizia politica scrive che \u201cQuisnello Nozzoli\u00a0 nato a Lastra a Signa il 9 aprile 1884, calzolaio, soprannominato \u201cOcce\u201d, avrebbe preferito lasciare la Francia con un convoglio di ex miliziani rossi diretti al Messico, ove attualmente si troverebbe\u201d. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, <strong>Nozzoli rientra in Italia e nel \u201848 abita a Segni (Roma)<\/strong>, da dove rinnova, il ventinove febbraio, l\u2019abbonamento al settimanale anarchico <strong>\u201cUmanit\u00e0 nova\u201d, <\/strong>spedendo seicento lire all\u2019amministratore del giornale.<br \/>\n(Scheda a cura di <strong>Fausto Bucci<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>L&#8217;angolo del Cestino<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le vostre mail con commenti, interventi, stroncature ed invettive le potete spedire a: <\/strong>stefanoulisse@libero.it<\/p>\n<p>Riceviamo e pubblichiamo da: <strong>Umberto Lenzi<\/strong>, noto regista e scrittore massetano riparato a Barcellona<br \/>\nIl giornale l&#8217;ho letto e apprezzato molto. Ben scritto,coraggioso, caustico. Tuttavia lo preferirei pi\u00f9 anarchico e meno rosso antico.<br \/>\nL&#8217; UTOPIA\u00a0 ACCENDE UNA STELLA NEL CIELO DELLA DIGNITA&#8217; UMANA, MA CI COSTRINGERE A\u00a0 NAVIGARE IN UN MARE SENZA PORTO. (Camillo Berneri, anarchico ucciso a Barcellona dagli stalinisti il 4 Maggio 1937)<br \/>\n<em>Grazie Umberto, vedremo di fare del nostro peggio, che quello ci viene bene. Intanto la citazione di Berneri \u00e8 stata utilizzata per la mostra di Fotografi Contro all&#8217;ex O. P. di Siena\u00a0 e come epitaffio per la chiusura del Caff\u00e8-Bar sovversivo <\/em><strong><em>Ortensia .<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Riceviamo e pubblichiamo <strong>comunicato<\/strong> della <strong>Pennato Production Crew <\/strong>di Massa-Barcellona<br \/>\nCiao a tutti,da oggi \u00e8 nato il canale di Youtube della Pennato Production Crew.lo trovate a questo link: <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZCBVFCjeLDY\">http:\/\/www.youtube.com\/user\/PennatoProductions<\/a><br \/>\nIl nostro \u00e8 un collettivo di videomakers\/briachi\/creativi che filma come e quando pu\u00f2 e sopratutto senza una lira.<br \/>\nRimanete sintonizzati, ciao, Emiliano<br \/>\n<em>Che dirvi? Auguri, i primi video a costo zero non ci disgarbano. Per\u00f2 non bevete troppo che se no la scena traballa&#8230;.vi consigliamo linkarvi al nostro sito, per quanto riguarda i video\u00a0 http:\/\/www.ltmd.it\/<\/em><br \/>\nIntervento di un noto <strong>ristoratore<\/strong> delle Colline Metallifere e controreplica (a proposito del pezzo &#8221; W S. Cerbone&#8221; su Maremma Libertaria n. 0 )<br \/>\nCiao Stefano, ieri parlando con alcuni amici mi dicono&#8221; ma cosa hai fatto c&#8217;\u00e8 un tale che da te non vuol pi\u00f9 venire lo ha scritto su facebook&#8221; vado sul pc e vedo che il motivo \u00e8 il gruppo che si era formato a Massa Marittima &#8220;Noi non li vogliamo&#8221;. Vorrei tranquillizzarti, il razzismo e la xenofobia non fanno parte della nostra cultura, qui da noi lavorano ed hanno lavorato persone di nazionalit\u00e0 ed etnie differenti senza alcun problema. Ti spiego cosa \u00e8 successo, ti iscrivono ad un gruppo e senza avere il tuo ok fai parte di loro, ma non mi ero troppo preoccupato di questo, anche perch\u00e8 sinceramente ho altro da fare e ti posso assicurare che non badavo a quello che vi era scritto, infatti non trovi una sola virgola scritta su quel gruppo, che appartenga al nostro profilo.Credo che facebook sia una grande opportunit\u00e0 per tutti ma bisogna stare attenti e non lasciar nulla al caso,io da profano &#8211; \u00e8 2 mesi che sono iscritto e non conosco neanche bene come funziona &#8211; probabilmente ho peccato di leggerezza lasciandomi iscritto.<br \/>\nCredo per\u00f2 che non vadano additati come xenofobi nemmeno gli autori di quel gruppo,e che forse anche loro hanno proprio come me peccato di leggerezza facendosi portatori di un malumore esistente in citt\u00e0 -dovuto anche al momento non economicamente felice- che poco ha a che fare con i prufughi venuti a Massa un saluto<br \/>\n(e-mail firmata)<br \/>\n<em>Bene, nel confermare il nostro boicottaggio degli altri locali pubblici che non hanno preso le distanze o hanno promosso il gruppo &#8221; noi non li vogliamo (i profughi di guerra)&#8221; prendo nota con piacere di quello che mi dici ma..sulla xenofobia o meno il discorso sarebbe lungo, e pi\u00f9 insidioso di quanto si pensi. In sintesi\u00a0 credo che <\/em><strong>certi segnali <\/strong><em> (s\u00ec, c&#8217;\u00e8 la crisi, la paura del futuro, i malumori, le cose non fatte troppo bene o limpidamente etc etc) \u00e8 comunque bene non minimizzarli troppo, il rischio di dare addosso agli ultimi, di fare assurde e vili <\/em><strong>guerre tra poveri<\/strong><em>, di trovare facili capri espiatori, \u00e8 sempre dietro l&#8217;angolo e,credimi, porta solo miserie e rovine per tutti. Sai \u00e8 facile esser ben disposti quando tutto va bene, pi\u00f9 difficile, ma a maggior ragione indispensabile, di questi tempi.E non \u00e8 questione di esser dei missionari caritatevoli, ma semplicemente <\/em><strong><em>esseri umani solidali <\/em><\/strong><em>a cui, domani, potrebbe capitare la stessa sorte. Buone cose, ciao<\/em><\/p>\n<p><strong>Saluti da: Dario, il precario dalla Val d&#8217;Elsa<\/strong><br \/>\nOrmai \u00e8 il Carnevale dei Folli, quando i matti comandano. In Italia guidano Bossi e Berlusconi che porini, Mariolino farebbe meglio figura. A Massa no, si va dietro all&#8217;esposto giudiziario continuo. Che bellezza&#8230;Ciao<br \/>\n<em>Sempre sintetico ma efficace Dario&#8230;.ciao<\/em><br \/>\n<strong>Saluti da: Miki rock di Follonica<\/strong><br \/>\nSenti un p\u00f2 ma mi spieghi come ho fatto a prendere una multa parcheggiando nelle strisce bianche alle 11 di notte in quel di Massa??!! Oh, non avevo la targa con scritto Follonica, ma siete ammattiti del tutto voi massetani?! Ciao, guarda se ci metti una parola te magari.<br \/>\n<em>Miki, \u00e8 semplice, dopo due o tre anni a Massa ti annoi a vede&#8217; i soliti <\/em><strong><em>parcheggi<\/em><\/strong><em> che pi\u00f9 o meno funzionano, e allora un bel giorno decidi di rinnovare tutto, mischiare i cartelli, i permessi, suscitare insomma una canizza gigantesca che almeno la polemica va avanti anche tutto l&#8217;inverno, se no che si farebbe, sai che palle, altro che quelle dell&#8217;albero delle fave. E poi che sar\u00e0 mai: andiamo a piedi che fa bene alla salute ! E te di Follonica che ci facevi a Massa alle 11 di notte, eh ? Ti \u00e8 andata pure bene, se parcheggiavi a Prata ne prendevi due di multe, una normale e una per zona pantera! La parola non ti ce la metto, alle volte te la raddoppiassero, per\u00f2 puoi provare con un esposto in procura, ultimamente vanno come il pane&#8230;.Ciao<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Riceviamo dal comitato antifascista senese <\/em><\/strong><em>:<\/em>Video dell\u2019associazione <strong>Casole Nostra <\/strong>circa il gruviera che alcune multinazionali vorrebbero fare nel territorio di Casole e non solo\u2026 http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yIRsSVZK-IE<br \/>\n<em>Bravi, muovetevi prima, non fate come noi che a <\/em><strong><em>Mucini<\/em><\/strong><em> abbiamo fatto fare uno scempio sovradimensionato mancante di turisti con gestioni disastrose, un incubo di cemento e megapiscina all&#8217;americana, la famosa cattedrale nel deserto di un turismo monocultura che sta facendo pi\u00f9 danni della grandine&#8230;.Altro che pantera, ci vorrebbe ma un branchetto di elefanti imbizzarriti che spianassero un p\u00f2 di obbrobri!<\/em><\/p>\n<p><strong>Riceviamo (<em>e ben volentieri aderiamo<\/em>) dal collettivo libertario fiorentino: <\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.kronstadt-toscana.org\/2011\/08\/24\/vetrina-della-editoria-anarchica-2011\/\"><strong>Vetrina dell&#8217;editoria anarchica e libertaria<\/strong> <\/a><br \/>\n<strong>Firenze\u00a0 7-8-9 ottobre 2011<\/strong><br \/>\n<strong>Teatro Saschall , via Fabrizio De Andr\u00e8, Lungarno Moro <\/strong><br \/>\n<strong>ingresso gratuito, ristoro solidale <\/strong><\/p>\n<p><strong>Sembra che nessuno sappia dell&#8217;esistenza di Maremma libertaria e invece sono stato fermato in piazza Garibaldi due volte<\/strong>, la prima dal <strong>balestriere A. <\/strong>che avrebbe fatto volentieri di me corniolo, la seconda dal <strong>balestriere B. <\/strong>con molto aplomb. In sintesi A. mi ha detto che di balestro e tradizioni medioevali non ci capisco una bella sega niente (testuale) e facevo meglio a stare zitto. B. invece ha detto che non ha gradito il tono da turpiloquio dello stesso articolo contro lo stamburio medioevale continuo (Maremma Libertaria, n. 1) e soprattutto le offese ai leghisti.<br \/>\n<em> Bene, vorrei dire ad A. che non sono un medioevalista e neppure ci tengo. Che Balestro e Palio di Siena (che \u00e8 l&#8217;originale, a Massa va in scena per forza di cose la pallida copia) abbiano molti aspetti positivi, specie per quel che riguarda il lato del coinvolgimento sociale e un bel ritorno turistico, non ci sono dubbi. Il problema nasce a Massa, come a Siena, a Follonica e in tutta la Toscana in modo particolare, quando si finisce per calarsi totalmente nella parte, per crederci proprio. Il Sindaco di Siena dichiara che i veri senesi son quelli del Palio, che non si travestono per 4 giorni, ma son cos\u00ec tutto l&#8217;anno. <\/em><strong><em>Dice una verit\u00e0 e, contemporaneamente, certifica orgogliosamente una separatezza, un settarismo nostalgico della vecchia repubblica medioevale, che non possono non sgomentare. <\/em><\/strong><em>Qui non si tratta pi\u00f9 di una sana rivendicazione di radici storiche e identitarie, si va a parare in un micronazionalismo (chi un \u00e8 di Siena schianti! E gi\u00f9 scritte contro albanesi e terroni&#8230;) che serve anche da ancora di salvezza nel mare in tempesta del terzo millennio. Ci si arrocca e si chiude le porte, si rifiuta di vedere la realt\u00e0, di cercare tutti insieme una via di uscita. E qui vengo a B. In questo punto dell&#8217;articolo mi domandavo se allora ci sono poi tante differenze dagli spadoni leghisti, che pur grotteschi, con metodo lavorano alla secessione, magari morbida, ma sempre secessione \u00e8. Devo dire che B. ha delle ragioni. Ho usato un tono da &#8220;<\/em><a href=\"http:\/\/www.vernacoliere.com\/\"><strong><em>Vernacoliere<\/em><\/strong><\/a><em>&#8221; (che stimo molto del resto per il suo carattere autenticamente libertario e caustico). Non \u00e8 da me, che ho studiato alla &#8220;Oxford maremmana&#8221; nella &#8221; Perla della Toscana medioevale&#8221;. Per\u00f2, vedere una banda da avanspettacolo di serie D come Bossi, Calderoli, Maroni, Borghezio, il Trota, al governo nazionale, regionale,europarlamentari &#8230;.non saprei come altro definire chi gli va dietro&#8230;..mi viene appunto in mente solo la locandina del &#8220;Vernacoliere&#8221;: \u201cOrrore ! E&#8217; nato un leghista con due teste, ma son tutte e due teste di cazzo\u201d.\u00a0 Che B. mi scusi per il livornesismo.<\/em><br \/>\n<em>(S. P.)<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Un abbraccio da tutti noi a Luciana Bellini che in pochi mesi ha perso la madre ed \u00e8 stata scaricata dall&#8217;editore &#8220;alternativo e libertario&#8221;. Luciana, tra un p\u00f2 si presenta noi il tuo ultimo libro, si fa una baldoria a Pianizzoli con i tortelli di Wanda. Sei la nostra cantastorie maremmana, non ti faremo chet\u00e0 l&#8217;ugola! Alla faccia di chi ci vuol male!<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Solidariet\u00e0 ai tre operai di Melfi licenziati dalla Fiat per &#8220;sabotaggio\u201d . A loro dedichiamo questo spezzone di un grande film di Elio Petri con la gigantesca interpretazione di Gianmaria Volont\u00e8:<\/em><\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hy6rSyEoI6o&amp;feature=share\"><strong>La classe operaia va in paradiso <\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>Una chicca discografica introvabile della scena rock dei Poggi: <\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-zx3FOyt6og\"><strong>Senza Freni,\u00a0 Rossa dark<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>Una chicca pi\u00f9 recente:<\/strong><br \/>\n<strong>i Sonatori della Boscaglia con Pardo Fornaciari dal vivo a Livorno in <\/strong><a href=\"maremma%20libertaria%20n%203%20del%201%20settembre%202011evidenziate%20modifiche.rtf\"><strong>Addio Lugano Bella<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Il<strong> Fotografo contro <\/strong>di questo numero:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/fotografo-contro-dante-cosenza.html\"><strong>Dante Cosenza<\/strong><\/a><strong>, argentino di chiare origini italiane, fotoeditor dei principali quotidiani di Buenas Aires, riesce nei suoi ritratti a raccontare meravigliosamente senza fronzoli le periferie e le palestre dei sobborghi come i personaggi pi\u00f9 famosi, il tutto senza mai perdere l&#8217;ironia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Link utili<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>http:\/\/www.ltmd.it <\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>http:\/\/www.radiomaremmarossa.it\/<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>http:\/\/www.carmillaonline.com\/<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/category\/maremma-libertaria\"><strong>Maremma Libertaria<\/strong><\/a> Esce quando pu\u00f2 e se e come gli pare. Non costa niente, non consuma carta e non inquina, se non le vostre menti. Vive nei nostri pensieri,perch\u00e8 le idee e gli ideali non si fanno arrestare, si diffonde nell&#8217;aere se lo inoltrate a raggera. Cerca di cestinare le cartoline stucchevoli di una terra di butteri e spiagge da bandiere blu,che la Terra \u00e8 nostra e la dobbiamo difendere! Cerca di rompere la cappa d&#8217;ipocrisia e dare voce a chi non l&#8217;ha, rinfrescando anche la memoria storica, che senza non si va da nessuna parte. Pi\u00f9 o meno questo \u00e8 il Numero tre, del\u00a0 1 settembre 2011.Maremma Libertaria pu\u00f2 essere accresciuta in corso d&#8217;opera ed inoltro da tutti noi, a piacimento, fermo restando l&#8217;antagonismo , l&#8217;antifascismo e la non censura dei suoi contenuti.<br \/>\nIn Redazione, tra i cinghiali nei boschi dell&#8217;alta maremma, Erasmo da Mucini, Ulisse dalle Rocche, il Fantasma della miniera, le Stelle Rosse stanno a guardare, Complici vari e Ribelli di passaggio.<br \/>\n<strong>No copyright<\/strong>, <strong>No dinero<\/strong>, ma nel caso idee, scritti,foto, <strong>solidariet\u00e0<\/strong> e un bicchier di vino rosso.<br \/>\n<em>Nostra patria il mondo intero, nostra legge la Libert\u00e0, ed un pensiero Ribelle in cuor ci sta (Pietro Gori)<br \/>\n<\/em><em>Potranno tagliare tutti i fiori, ma non riusciranno a fermare la Primavera (Pablo Neruda)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Europa brucia \u201cQui mira e qui ti specchia, secol superbo e sciocco, che [\u2026] volti addietro i passi, del ritornar ti vanti, e proceder il chiami.\u201d (Giacomo Leopardi, La ginestra, 1836) &#8220;Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa&#8230;..&#8221; No, non siamo ancora alla fase apertamente sovvertitrice del vecchio ordine costituito descritta nel Manifesto del Partito Comunista [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":714,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-719","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-maremma-libertaria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/719","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=719"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/719\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3033,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/719\/revisions\/3033"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/media\/714"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}