{"id":3225,"date":"2022-01-11T11:07:51","date_gmt":"2022-01-11T11:07:51","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/?p=3225"},"modified":"2023-05-06T18:02:56","modified_gmt":"2023-05-06T18:02:56","slug":"una-educazione-maremmana-3-carmillaonline-25-ottobre-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2022\/01\/11\/una-educazione-maremmana-3-carmillaonline-25-ottobre-2020\/","title":{"rendered":"una educazione maremmana 3   carmillaonline 25 ottobre 2020"},"content":{"rendered":"<p>Per mio padre la differenza tra l\u2019essere un ancora un ragazzo o qualcosa di pi\u00f9 consisteva nell\u2019aver conseguito la patente C, con cui si poteva guidare quasi tutti i mezzi. La mattina che tornai vittorioso dall\u2019esame di guida a Follonica mi strinse la mano fino quasi a stritolarmela e mi disse col suo tono pi\u00f9 solenne: \u201cBravo! Ora s\u00ec che sei un uomo!\u201d Immediatamente ereditai la vecchia Opel, quella col bagagliaio che avrebbe potuto contenere tranquillamente due maiali, e che tenere in strada era pi\u00f9 che un problema, un miracolo. Iniziai a scorrazzare a tutte le ore del giorno e della notte, visto che bruciava anche la benzina agricola. Inoltre fui assunto come operaio stagionale alla cantina sociale dove mio padre era stato eletto presidente: facevo i campioni dell\u2019uva che arrivava per determinarne il grado zuccherino dopo averla pesata, meritandomi bestemmie e maledizioni a strascico appena comunicavo i risultati ai soci che l\u2019avevano conferita. Contadini, proprietari terrieri, autisti, vignaioli della domenica, tutti egualmente convinti di avere l\u2019uva migliore del mondo e di essere truffati nel peso, nelle analisi, nel vino a cui avevano diritto. Tutti assetati gi\u00e0 di prima mattina, pronti a riempire bottiglie e fiaschette dai tini del vino vecchio sfuso, scegliendo con cura e mano lesta tra rosso, rosato o vermentino. La squadra con cui lavoravo era composta quasi unicamente da marchigiani pensionati della \u201cRepubblica di Ca Bernardi\u201d, ovvero un palazzo di Massa abitato interamente dalla comunit\u00e0 marchigiana che aveva raggiunto la Maremma dopo guerra, alla chiusura della miniera locale per trovare lavoro a Niccioleta. Sicuramente grandi lavoratori, fin troppo per i miei gusti, visto che spesso ripartivo dopo le mie otto-nove ore lasciandoli a fare straordinari su straordinari, per il miraggio di qualche lira in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Con loro c\u2019era Ganascia, un omaccione che il cantiniere chiamava \u201cbaffino\u201d pur essendo sbarbato e calvo, che nel mezzo del lavoro non era raro sentir cantare con un vocione da orco le arie pi\u00f9 famose della lirica. Ganascia cantava specialmente la sera quando era stanco, e mentre stava cantando con trasporto \u201cridi pagliaccio\u201d mise la mano nella diraspatrice che si era ingolfata pensando che fosse ferma e ne usc\u00ec con quattro dita mozzate. Lo vidi arrivare con un fazzoletto che teneva stretto sulla mano farra, con calma, e come non fosse accaduto nulla mi chiese: \u201cPaco mi fai per favore questo numero al telefono?\u201d Mentre facevo il numero che mi aveva chiesto guardavo il fazzoletto intriso di sangue e la sua faccia tranquilla, rilassata. Gli portai la cornetta vicino alla bocca quando sentii che squillava dall\u2019altra parte: \u201cNina, o Nina senti, stasera faccio pi\u00f9 tardi del solito che ho avuto un problema, devo andare in ospedale, no, no, \u2019un \u00e8 niente di che, non ti preoccupare, ti ho detto che \u2019un \u00e8 niente Maremma avvelenata, o su, e basta eh!\u201d La faccia era diventata bianca come un cencio, e fece fico svenendo ma fummo pronti a sorreggerlo e lo adagiammo su un tavolone in attesa dell\u2019ambulanza.<br \/>\nIl lavoro pi\u00f9 delicato che svolgevo, in segreto, era quello di assaggiatore dei vini prodotti. S\u00ec, perch\u00e9 la tradizione voleva che il presidente avesse l\u2019ultima parola prima di passare all\u2019imbottigliamento e alla commercializzazione del vino. E mio padre era astemio, il massimo che riusciva a concepire in piena estate era una birra che allungava con acqua zuppandoci certe volte anche il pane. Un po\u2019 se ne vergognava, ma mi aveva raccontato che da ragazzo era stato male per via della vinella, e da allora proprio non riusciva a bere vino. La vinella era la risciacquatura delle botti, il vino buono andava al padrone, il mezzadro consumava anche quella infernale brodaglia. Ma non potendo deludere i soci che lo avevano eletto, portava a casa i vini e il vinsanto da assaggiare, e l\u00ec davo il meglio di me nel senso che non ricordo nessuna bocciatura, ma tante bocce vuotate. Solo una volta ebbi qualche scrupolo ad assaggiare un vermentino peraltro notevole. \u00c8 che in quella vasca ci erano finite le dita di Ganascia.<\/p>\n<p>Dopo la prima vendemmia come operaio di cantina, vista la busta paga gonfia, comprai una tessera ferroviaria Interrail di un mese e partii con Nico Manolesta per Parigi, giorni in giro col naso all\u2019ins\u00f9, a conoscere gente con i sacchi a pelo da tutto il mondo, a dormire in ostelli sgangherati e barconi sulla Senna. Poi arrivammo ad Amsterdam ospiti di Jan, serate a giocare a carte, bere birra, fumare canne, e ogni tanto mangiare patate fritte. Infine dirigemmo su Londra. Qui, dopo poco, ci separammo: Nico rimaneva nonostante tutto un bravo ragazzo ligio alla famiglia piccolo borghese e aveva promesso di essere a casa entro i trenta giorni per preparare gli esami universitari. Io non ne avevo nessuna voglia, mi aspettavo la cartolina precetto militare e avevo deciso di non partire, di rimanere a Londra come avevano fatto gi\u00e0 molti prima di me. Quando lo accompagnai alla stazione mi sembr\u00f2 nel salutarlo di avere reciso l\u2019ultimo cordone ombelicale, quello con gli amici cari. Nico Nasone lo avevo conosciuto davanti al juke-box della Lucciola, entrambi tredicenni brufolosi e timidi, mettevamo gli stessi dischi dei Rolling Stones e Santana: ci eravamo riconosciuti al volo.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/3b_09_bis.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-63025 size-large\" src=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/3b_09_bis-1024x739.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/3b_09_bis-1024x739.jpg 1024w, https:\/\/www.carmillaonline.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/3b_09_bis-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.carmillaonline.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/3b_09_bis-768x554.jpg 768w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"739\" \/><\/a><br \/>\nAdesso ero solo, ma avevo conosciuto Michael, un vero maestro. Ebreo di Jaffa, piccolo, sempre in movimento, pareva non potesse mai star fermo, biondo con gli occhi grigi, riscuoteva un visibile successo tra le indigene e le turiste, e oltretutto pareva conoscere tutti dai saluti che somministrava a destra e manca in continuazione. Mi aveva subito preso a benvolere e raccontato, in un linguaggio gesticolato tutto suo che mischiava inglese, francese e spagnolo con parole italiane e yiddish, di essersi rifugiato a Londra perch\u00e9 ricercato due volte: una per aver rapinato una farmacia per procurarsi anfetamine e l\u2019altra per essere fuggito per non essere richiamato militare, per non voler combattere. Girare per Londra con lui era una meraviglia. Mi insegnava tutti i trucchi per non pagare il bus o pagare poco la metro, dove trovare vestiti gratuiti all\u2019Esercito della Salvezza, dove biblioteche con ogni ben di dio compreso il caff\u00e8, dove fabbriche di birra con visite e degustazioni, supermercati aperti anche di notte dove imboscare facilmente del cibo, e nel mentre faceva questo mi raccontava instancabile i suoi viaggi in Oriente, traffici piccoli e grandi di droga, icone e opere d\u2019arte, arresti e fughe dalle finestre all\u2019irruzione della polizia. Da due anni abitava con altri squatter in una casa occupata nell\u2019East End vicino al mio ostello gestito da un nazionalista scozzese instancabile ascoltatore dei Led Zeppelin e riscossore a tutte le ore del giorno e della notte della quota giornaliera. Convincermi a lasciare quei letti a castello a due sterline al giorno fu facile, avere una mezza camera per me bello, anche se la cucina spesso non era agibile perch\u00e9, per motivi a tutti noi oscuri, ci si chiudevano Full e Janis, vestiti di pelle nera da capo a piedi, a scopare urlando e a farsi di coca per ore. Meno facile fu convincermi a investire parte dei miei risparmi per fare con gli altri un acquisto collettivo di mezzo chilo d\u2019erba con cui sostenere la casa, secondo il principio \u201cmezza da fumare e mezza da vendere agli amici\u201d. Alla fine dopo una trattativa araba riuscii a versare un quinto di quanto mi aveva chiesto Michael e per festeggiare decidemmo di arrivare in un pub vicino per un concerto live. \u201cSono degli sconosciuti\u201d mi disse, \u201cma faranno strada\u201d. Dopo il concerto mi misi a ridere, \u201cMichael, erano davvero forti, mai visto niente di simile ma questi non sanno suonare, di strada ne fanno poca mi sa\u201d. Lui replic\u00f2 con un gesto infastidito, come quando si caccia via una mosca.<\/p>\n<p>Quella notte mi sentii entrare Janis nel letto, pensai avesse sbagliato camera, al mattino non c\u2019era pi\u00f9, mi rimase il dubbio di un sogno erotico particolarmente vivido e violento. La situazione con lo scorrere dei giorni stava prendendo una piega interessante, non mi vergognavo pi\u00f9 di espropriare i supermarket, dichiarare di aver perso il biglietto su bus e metro e nel caso della richiesta di generalit\u00e0 dare nomi italiani di personaggi pubblici che detestavo. Certe notti Janis mi raggiungeva in camera quando Full si metteva a russare come un treno, senza dire mezza parola, con mezza bottiglia di scotch che mi passava in bocca attraverso i baci o con un po\u2019 di coca. Il giorno mi ignorava quasi del tutto.<br \/>\nStavo precipitando verso il nirvana meglio che ai tempi della motocicletta. Ma un malcelato senso del dovere continuava ad allignare in qualche mio recesso, per cui una mattina telefonai a carico del destinatario a mia madre in negozio. Non rispose, ringhi\u00f2:<br \/>\n\u201cDisgraziato, dove sei? Nico \u00e8 tornato e te no, ma sei rincitrullito del tutto? Accidenti a te e a chi t\u2019ha fatto! Figlio d\u2019una troia! Uh, l\u2019ho detto, porcoddissi!\u201d<br \/>\n\u201cMa\u2019 ascoltami, ma\u2019 diolupo chetati, sono a Londra, sto bene, sono in una casa con amici, faccio foto, giro, vedo gente, imparo la lingua e se trovo lavoro ci resto che il militare non lo voglio fare! Non preoccuparti ma\u2019, voi tutto ok?\u201d<br \/>\nRugg\u00ec: \u201cSei sempre il solito legno torto e i legni torti non si addrizzano! Ecco ci mancava Londra ci mancava! S\u00ec, si sta bene senza te! Comunque ieri \u00e8 arrivata una raccomandata dal distretto militare di Grosseto, ti hanno scartato per sovrannumero, mai una gioia, ti avrebbe fatto bene un po\u2019 di disciplina, eh, ti avrebbero addrizzato la schiena loro!\u201d<br \/>\n\u201cCome hai detto? Ma\u2019, sei sicura?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, s\u00ec, il congedo, ti \u00e8 arrivato il congedo, ora scommetto torni, che roba che mangia torna a casa, e ora fai un po\u2019 come ti pare, io qui in bottega ho gente, devo lavorare!\u201d<br \/>\nButt\u00f2 gi\u00f9 il telefono che vedevo le fiamme della sua rabbia a quasi duemila chilometri di distanza. Al ritorno dalla cabina telefonica alla casa non camminavo, galleggiavo a mezza altezza, ero beato, mi si schiudevano un sacco di possibilit\u00e0, potevo tornare, ma anche rimanere, che cominciavo a masticare bene l\u2019inglese e trovare quello che Michael definiva di volta in volta il ritmo vitale, l\u2019onda perfetta da cavalcare, il momento decisivo, la\u00a0<em>sliding door<\/em>. Magari mettere su una storia \u201clavorativa\u201d alternativa con lui, qualcosa che mi facesse svoltare, magari una storia con Janis, chiss\u00e0.<\/p>\n<p>Anche Michael aveva telefonato a casa. Pareva un albero schiantato da un fulmine, continuava a scuotere la testa e lamentarsi con una cantilena profonda, viscerale. Janis lo abbracciava e ogni tanto baciava sul petto e sul collo, gli accarezzava i capelli. Aveva appena saputo che sua madre era morta e suo padre lo incolpava per questo. Una settimana pi\u00f9 tardi decisi di partire, Michael era troppo dolente e incerto se tornare o andarsene comunque da Londra, l\u2019inverno stava arrivando, i soldi se ne andavano per l\u2019erba e altre droghe che avevamo ripreso a consumare in quantit\u00e0. Gli lasciai le ultime sterline, ci scambiammo gli indirizzi, ma non seppi pi\u00f9 niente di lui. Tornai a casa con la mia Rolleicord biottica rimediata a un mercatino e tre pellicole di scatti londinesi, palazzi occupati, vie grigie, arabi con piccioni a Piccadilly Circus, due foto sfuocate, mosse e buie di quel concerto, di un gruppo di pazzi che si chiamavano Sex Pistols. Dentro la Rolleicord un tocco di fumo e alcuni trip su carta assorbente. Trovai il foglio di congedo illimitato firmato, ironia del nome, dal maresciallo Spezzacatene. Lo incorniciai e poi feci una settimana di festeggiamenti con gli amici, dando fondo alle droghe che avevo portato. Mia madre non cambi\u00f2 mai idea sul servizio militare: quando si ricordava quei mesi scuoteva la testa guardandomi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per mio padre la differenza tra l\u2019essere un ancora un ragazzo o qualcosa di pi\u00f9 consisteva nell\u2019aver conseguito la patente C, con cui si poteva guidare quasi tutti i mezzi. 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