{"id":314,"date":"2011-06-24T12:35:50","date_gmt":"2011-06-24T12:35:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/?p=314"},"modified":"2023-05-06T18:19:57","modified_gmt":"2023-05-06T18:19:57","slug":"loste-di-prata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2011\/06\/24\/loste-di-prata\/","title":{"rendered":"L&#8217;oste di Prata"},"content":{"rendered":"<div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/Pietro_Gori.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-316\" title=\"Pietro_Gori\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/Pietro_Gori-219x300.jpg\" alt=\"\" width=\"219\" height=\"300\" \/><\/a>L&#8217;oste di Prata (Nostra patria \u00e8 il mondo intero)<\/div>\n<\/div>\n<div>di <strong>Alberto Prunetti<\/strong><br \/>\n[Il 28 aprile di molti anni fa moriva Benito Mussolini. Colgo l&#8217;appuntamento col calendario per raccontare un frammento di memoria ribelle lievitato nei racconti orali di <strong>Stefano Pacini<\/strong> e nell&#8217;ascolto del cd <strong>Libertaria<\/strong> di <strong>Marco Rovelli<\/strong>]<strong> A.P.<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/pietro%20gori.jpg\" alt=\"pietro gori.jpg\" width=\"146\" height=\"201\" align=\"right\" border=\"0\" hspace=\"4\" vspace=\"2\" \/>\u201cNostra patria \u00e8 il mondo intero\u201d mi gira in testa ogni volta che passo da Prata, paese minerario delle Colline metallifere. L&#8217;associazione del canto di <strong>Pietro Gori <\/strong>con Prata \u00e8 mitica e leggendaria, e non pu\u00f2 fondarsi su basi storiche acclarate. Eppure sono molte le testimonianze di vecchi maremmani, peraltro avvinazzati, che mi riportano un aneddoto che nel suo carattere paradossale e iperbolico deve riaffermare comunque un&#8217;ombra di verit\u00e0. Una storia di quelle che raccontano i poeti a braccio quando sono gonfi di vino. Una storia cos\u00ec bella che deve essere per forza vera.<br \/>\nEccola.<br \/>\nC&#8217;era una volta a Prata negli anni successivi alla Grande guerra un oste anarchico. Alto, grosso, anzi, enorme, con la barba folta e la voce tonante, come dev&#8217;essere giustamente un oste anarchico. Un omone, di quelli che non avevano paura di niente. Neanche della teppaglia fascista che cominciava a passare sempre pi\u00f9 spesso da Prata, facendo la spola tra l&#8217;entroterra senese e la costa grossetana. Quando li vedeva, i fascisti, lui buttava gi\u00f9 un gotto di vino, gonfiava il petto, e attaccava il canto di Pietro Gori: \u201cNostra patria \u00e8 il mondo intero, nostra legge \u00e8 la libert\u00e0\/ e un pensiero\/ ribelle in cor ci sta\u201d.<br \/>\n<a name=\"more\"><\/a>Cantava e tremavano i vetri delle finestre, con sdegno di un proprietario terriero, uno di quelli che allora si chiamavano agrari. E proprio il signore dei latifondi, stanco di quel tremolio di vetri, chiese ai suoi funesti compagni di partito che un&#8217;ignobil teppa provvedesse a tappar la bocca a quell&#8217;oste anarchico che pareva un tenore della rivoluzione proletaria appena scongiurata.<br \/>\nE cos\u00ec un giorno imprecisato del 1921 arrivarono da Siena \u2013 perch\u00e9 i vigliacchi venivano da fuori, per non essere oggetto di ritorsioni &#8211; dieci sgherri delle milizie nere, sicuri della superiorit\u00e0 numerica e certi di avere a che fare con un bischero tolto all&#8217;agricoltura. Erano le sei del pomeriggio, ma era autunno e gi\u00e0 calavano le tenebre. I facinorosi parcheggiarono il camion e entrarono nell&#8217;osteria. Dentro li aspettava l&#8217;oste, che vedendoli non si perse d&#8217;animo.<br \/>\n_\u201dLor signori arrivano per me, immagino\u201d, disse asciugandosi le mani sul grembiulone sporco quell&#8217;uomo immenso, che sovrastava i convenuti.<br \/>\n_\u201dImmagina bene\u201d, rispose un fascista, mentre gli altri si davano al riso, lisciandosi le mani e confidando nel numero e nei manganelli che avevano appoggiato, assieme all&#8217;olio di ricino, fuori dell&#8217;uscio.<br \/>\n_\u201dBene\u201d, replic\u00f2 l&#8217;oste. \u201cAllora, prima di risolvere i nostri affari, lasciate comunque che, in onore del posto di cui sono ospite, io vi offra un bicchiere di vino.\u201d<br \/>\nStupiti e ammutoliti rimasero i nerocamiciati, non aspettandosi un invito al nettare di Bacco. Qualcuno pens\u00f2 che l&#8217;oste fosse un po&#8217; tocco in capo, da non aver capito che erano venuti a malmenarlo. \u201cComunque, tant&#8217;\u00e8, leviamoci la sete e poi paghiamogli il conto a legnate\u201d, pensarono quei tristi.<br \/>\n_\u201dOggi\u00f9, ci offra dunque questo vino e poi veniamo al dunque.\u201d<br \/>\nE allora l&#8217;oste tolse da una mensola sul muro un vassoio pieno di bicchieri piccoli, i cosiddetti gotti, e ne mise in fila sul banco undici. Dieci per i fascisti, e uno per s\u00e9, tutti in fila belli allineati. I fascisti ridevano, non credendo alla stoltezza di quell&#8217;omone gosto.<br \/>\nA quel punto l&#8217;oste anarchico \u2013 e qui tutti quelli che mi hanno raccontato questa storia dicono che \u00e8 vero, che proprio \u00e8 andata cos\u00ec \u2013 prese da un angolo dell&#8217;osteria una damigiana di rosso, di quelle da 54 litri, la sollev\u00f2 per il collo con una mano sola e la abbocc\u00f2 al primo gottino con un polso saldo delle dimensioni di un mattone cotto in una fornace.<br \/>\nGli italianissimi ammutolirono.<br \/>\nSenza che il braccio accennasse a una vibrazione, colm\u00f2 il primo gotto, alz\u00f2 il collo della damigiana e pass\u00f2 al secondo, lo riemp\u00ec, e poi and\u00f2 avanti, uno dopo l&#8217;altro, fino all&#8217;undicesimo, stando ben accorto a che non una sola goccia macchiasse il marmo del bancone.<br \/>\nTanto fu lo spavento che i fascisti liberarono quello che Dante chiama \u201cun triste fiato\u201d.<br \/>\nIntuendo col naso il puzzo di quei villani, l&#8217;oste cerc\u00f2 di rassicurarli:<br \/>\n_\u201dChe volete, signori, il mestiere mio lo so far bene\u201d. E detto questo l&#8217;oste depose la damigiana a terra, sollev\u00f2 il bicchiere e brind\u00f2 a Pietro Gori.<br \/>\nBevvero i fascisti per non contrariare l&#8217;oste, poi si scappellarono e cominciarono a arretrare verso la porta.<br \/>\n_\u201cOvvia, noi si ripartirebbe, allora&#8230;\u201d<br \/>\n_\u201dVadino signori, che la strada verso Siena \u00e8 lunga e perigliosa&#8230;\u201d, li conged\u00f2 l&#8217;oste anarchico.<br \/>\nIl camion degli squadristi si era appena rimesso in moto, che i vetri dell&#8217;agrario fascista tornarono a vibrare:<br \/>\n\u201cNostra patria \u00e8 il mondo intero\/nostra legge la libert\u00e0\/e un pensiero\/ ribelle in cor ci sta!\u201d<br \/>\nPubblicato Aprile 28, 2011 09:47 PM |\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\">www.carmillaonline.com<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;oste di Prata (Nostra patria \u00e8 il mondo intero) di Alberto Prunetti [Il 28 aprile di molti anni fa moriva Benito Mussolini. 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