{"id":2617,"date":"2016-12-12T12:26:03","date_gmt":"2016-12-12T12:26:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/?p=2617"},"modified":"2021-10-22T08:08:26","modified_gmt":"2021-10-22T08:08:26","slug":"mi-cuba-lisola-che-non-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2016\/12\/12\/mi-cuba-lisola-che-non-ce\/","title":{"rendered":"Mi Cuba, l&#8217;isola che non c&#8217;\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>Fotografando il mondo se ne diventa parte. E si finisce per essere un po\u2019 le citt\u00e0 in cui hai vissuto, le persone che hai conosciuto, amato, contrastato. Non suoni strano perci\u00f2 il mio ricordo apparentemente contraddittorio di Cuba e di Fidel. Che gi\u00e0 non mi \u00e8 possibile, almeno fino ad oggi, separarli, diversificare le sensazioni, che Cuba e Fidel come fai a separarli?<br \/>\n<strong>L\u2019isola che non c\u2019\u00e8 non ha mai ammesso sentimenti tiepidi<\/strong>: \u00e8 stata amata alla follia e rinnegata, tradita e diffamata, ma si \u00e8 sempre salvata, con le sue forze, meritandosi il rispetto di amici e nemici. Il rispetto, questo sconosciuto alle nostre latitudini vacue, superficiali, smemorate. Perci\u00f2 in questi giorni leggendo i miei commenti molti amici italici si sono risentiti: gli uni in quanto troppo critico con Cuba, gli altri essendo troppo accomodante col regime.<br \/>\nNon me ne dolgo, anzi, lo ribadisco da libertario: il migliore di noi a Fidel e compagnia non gli lega manco le stringhe delle scarpe, mi perdonino i teorici dell\u2019anarchia, ma questa \u00e8 l\u2019eccezione che conferma la regola.\u00a0<strong>Trovo miserabili onanisti quelli che festeggiano<\/strong> sperando di tornare a rapinare come ai bei tempi, ridicoli i nostri \u201cesperti\u201d da internet che tranciano giudizi col culo al calduccio e l\u2019apericena, stucchevoli gli esaltatori acritici, sbandieratori di vessilli col comunismo degli altri.<br \/>\n<strong>La maggior parte di loro non ha neppure mai messo piede a Cuba<\/strong> o, se c\u2019\u00e8 andata, ha visto solo quello che voleva vedere, rinforzando stereotipi e predicando bene ma, spesso, molto spesso, razzolando male, e non solo sul piano sessuale, ma su quello di un vero colonialismo \u201cculturale\u201d da uomo bianco occidentale, \u201csuperiore in quanto moderno e democratico\u201d.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/i1.wp.com\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/36-c.jpg?resize=850%2C850\" alt=\"36-c\" width=\"850\" height=\"850\" \/><br \/>\nSono stato diverse volte nell\u2019isola dal 1981 in avanti. In pratica ad ogni svolta o evento particolare della mia vita corrisponde un viaggio. A iniziare dalla nascita di mio figlio Emiliano. Non potrei mai essere neutrale. O stai con i pirati o stai con la regina: i sofismi contano poco quando ti giochi la vita per una bottiglia di rum.\u00a0<strong>Eppure non \u00e8 che li sopportassi molto i cubani<\/strong>, che o ti prendono per il pollo da spennare anche dopo che hai messo bene le mani avanti per l\u2019ennesima volta, o ti prendono per il culo che se sei permaloso fai prima a scappartene lontano che a rispondergli, tanto non c\u2019\u00e8 gara.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/37.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2625\" title=\"37\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/37-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non ho mai scusato il regime, meno che meno la burocrazia parasovietica con le biciclette cinesi, il fancazzismo caraibico, e il nazionalismo latinoamericano.\u00a0<strong>Eppure mi riconosco nel loro modo di arrangiarsi sempre e comunque<\/strong>, di vivere come non ci fosse un domani, di essere orgogliosamente indipendenti dall\u2019ex padrone mafioso e solidali.\u00a0<strong>Chi va con i cubani impara a esserlo<\/strong>. E non mi sono arrabbiato neppure quando con un sorriso mi spiegavano che non ero cattivo, ma solo stronzo,italiano burlescone, fotografo e fedifrago, viziato e irriconoscente alla fortuna di essere nato dalla parte bianca dell\u2019oceano.<br \/>\nMa, quando sono rimasto a secco, loro mi hanno adottato, ospitato e sfamato, portato in giro in bicicletta, fatto entrare nella case a fotografare, tirando gi\u00f9 dal letto alle 4 di notte un sedicente tassista che infine mi ha portato all\u2019aeroporto con una macchina che cadeva a pezzi e uno sguardo che diceva tutto nel mentre che scuoteva la testa.<br \/>\nDurante il periodo\u00a0<em>especial<\/em> negli anni \u201990 gli \u201cesperti\u201d occidentali contavano i giorni mancanti al crollo, invece i cubani trainavano i bus con trattori e cavalli, fermavano le auto all\u2019incrocio e le trasformavano in tass\u00ec collettivi, che non c\u2019era pi\u00f9 petrolio, finita URSS finito petrolio, ma\u00a0<strong>i bambini di Chernobyl continuavano ad ospitarli, senza battere ciglio, stringendo ulteriormente la cinghia<\/strong>, che \u201c<em>resistir es come vencer<\/em>\u201d.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/41-c.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2624\" title=\"41-c\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/41-c-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u201cQui non si arrende nessuno, cazzo! \u201c mi rispose Patricia, insegnante di lingua italiana riecheggiando Camilo Cienfuegos, alla domanda su come facesse a vivere. La stessa che mi aveva detto che sarebbe andata via, in Spagna, la terra natale di suo padre, esule repubblicano della guerra civile, la stessa che mi aveva detto che\u00a0<strong>non sopportava Fidel e la sua instancabile (sempre lucida) oratoria, ma che nessuno lo provasse a toccare, che Fidel era Cuba e Cuba era Fidel.<\/strong><br \/>\nE i cubani un popolo unito, tignoso, orgoglioso e incazzino, che non si provassero quei quattro debosciati americani e i gusanos di Miami, che alla Baia dei porci erano finiti maluccio, ma se insistevano potevano avere pure il resto. Mi risulta che non sia emigrata in Spagna; all\u2019estero i cubani muoiono di nostalgia, come un leone al Polo.<br \/>\nMiriam mi raccont\u00f2 che suo padre era morto in Angola, che lo avrebbe tanto voluto a fianco, che \u00e8 meglio un padre vivo con tutti i suoi difetti, che un eroe socialista morto. Per poi spiegarmi che era diventata medico anch\u2019essa e che stava partendo per il Venezuela, che la solidariet\u00e0 tra poveri \u00e8 un dovere e comunque Cuba esporta medici e importa petrolio.<br \/>\nS\u00ec, il rispetto, questo sconosciuto, la solidariet\u00e0, questa\u00a0<em>desaparecida<\/em>, l\u00ec l\u2019ho toccata con mano, nelle migliaia di studenti africani e latinoamericani che studiavano gratuitamente all\u2019universit\u00e0, nei bambini di Chernobyl, nei medici in partenza, nella povert\u00e0 dignitosa, nella scuola per tutti.<br \/>\n<strong>La semplicit\u00e0 umile di Ernesto Guevara Linch, il padre del \u201cChe\u201d<\/strong> : il 1 maggio sorridente dopo una foto si avvicin\u00f2 e mi chiese timido se gliela mandavo, che tutti lo fotografavano ma nessuno poi gli inviava una copia. Sei mesi dopo mi arriv\u00f2 un suo biglietto dove mi ringraziava per aver mantenuto la promessa. In Korda che mi regal\u00f2 una sua piccola opera e mi chiese preoccupato se le stampe in b\/n che faceva a mano e vendeva ai francesi a 20 dollari fossero troppo care, o Juantorena che incontrato per caso in strada si ferm\u00f2 e si mise a chiacchierare come se avesse tutto il tempo del mondo e non l\u2019aspettassero al ministero.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/40-c1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2623\" title=\"40-c\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/40-c1-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Eh s\u00ec, il tempo, l\u2019altra dimensione del tempo cubano, il nostro tempo che l\u00ec non esiste, a partire dai muri cadenti del Malecon e le vecchie macchine degli anni \u201950 tenute su col fil di ferro, come si fa a spiegarlo?\u00a0<strong>Tutti hanno la ricetta per dare il nostro tempo ai cubani, la nostra democrazia, la nostra vita felice e appagata, per renderli moderni.<\/strong> Non so come andr\u00e0 a finire, so che questi sessanta anni che ho, e che mi porto dietro con gioie e dolori, sogni, utopie, battaglie, sconfitte, viaggi, incontri e domande senza fine, sono sessanta lunghissimi anni segnati anche dall\u2019odore inconfondibile delle strade di Cuba, dei suoi sorrisi, grandezze, miserie, autoritarismi e slanci, solidariet\u00e0 e rispetto senza fine che tutti gli devono, anche chi la irride o diffama non avendo capito la sua insostituibile funzione di alimentare i sogni di una umanit\u00e0 lacera e dolente ma dignitosa.<br \/>\n<strong>\u201cNon possiedo nulla ma non mi manca niente, tu\u00a0invece hai molto ma ti sfugge la vita\u201d<\/strong> mi fulmin\u00f2 un campesino vicino a Matanzas. E non si sogna mai abbastanza, questo l\u2019ho imparato, che sono stronzo, ma proprio cattivo no. E non chiedetemi perch\u00e9, ma tutte le volte che ripenso all\u2019isola che non c\u2019\u00e8, insieme al suo film che riavvolgo nella mente e all\u2019emozione che mi assale, mi ricordo alcune strofe di una poesia di Neruda, \u201cFarewell\u201d. Forse con questa storia c\u2019entra poco, o forse no, chiss\u00e0.<br \/>\n<em>Amor el amor que se reparte<\/em><br \/>\n<em>en besos, lecho y pan.<\/em><br \/>\n<em>Amor que puede ser eterno<\/em><br \/>\n<em>y puede ser fugaz.<\/em><br \/>\n<em>Amor que quiere libertarse<\/em><br \/>\n<em>para volver a amar.<\/em><br \/>\n<em>Amor divinizado que se acerca<\/em><br \/>\n<em>Amor divinizado que se va.<\/em><br \/>\n<em>Amo el amor de los marineros<\/em><br \/>\n<em>que besan y se van.<\/em><br \/>\n<em>Dejan una promesa.<\/em><br \/>\n<em>No vuelven nunca m\u00e1s.<\/em><br \/>\n<em>En cada puerto una mujer espera:<\/em><br \/>\n<em>los marineros besan y se van.<\/em><br \/>\n<em>Una noche se acuestan con la muerte<\/em><br \/>\n<em>en el lecho del mar<\/em><br \/>\n<em>\u2026.Yo me voy. Estoy triste: pero siempre estoy triste.<\/em><br \/>\n<em>Vengo desde tus brazos. No s\u00e9 hacia d\u00f3nde voy.<\/em><br \/>\n<em>\u2026Desde tu coraz\u00f3n me dice adi\u00f3s un ni\u00f1o.<\/em><br \/>\n<em>Y yo le digo adi\u00f3s.<\/em><\/p>\n<div><em>Pubblicato su Frontierenews 4 dicembre 2016<\/em><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho fotografato il popolo cubano dal 1981 al 2004. La morte di Fidel \u00e8 il momento giusto per raccontare l&#8217;isola.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2621,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-2617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scritti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2617"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2617\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2864,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2617\/revisions\/2864"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}