{"id":2509,"date":"2016-05-08T17:24:57","date_gmt":"2016-05-08T17:24:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/?p=2509"},"modified":"2021-10-22T08:08:19","modified_gmt":"2021-10-22T08:08:19","slug":"mostar-a-venti-anni-dalla-fine-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2016\/05\/08\/mostar-a-venti-anni-dalla-fine-della-guerra\/","title":{"rendered":"Mostar, a venti anni dalla fine della guerra"},"content":{"rendered":"<div>Mostar. Il ponte distrutto, la netta sensazione di essere tra occidente e oriente la prima sera che arrivammo e il canto del muezzin ci colse di sorpresa. L\u2019aria sospesa, il rumore cupo, instancabile, secolare del fiume. Abitavamo in una casina bianca intatta anche se senza vetri ma teli di nylon alle finestre tra due case diroccate dalle cannonate, con vista su un minareto mozzato.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mostar-bn.jpg\" alt=\"mostar bn\" width=\"1000\" height=\"599\" \/><br \/>\nCi facevano da guida e traduttori due ragazzi folli di Dio, uno di Bergamo, l\u2019altro di Lucca, che tra una visita e l\u2019altra alle famiglie che avevamo adottato, vedove con figli piccoli, nonni senza una gamba, donne sole e mute, ci allietavano con canzoni terribili sulla potenza del Signore, il cuore di Ges\u00f9, e grida improvvise: \u201cAlleluia! Amen!\u201d Avevano danzato a piedi nudi sulla neve per emulare S. Francesco, beccandosi una polmonite, ma non demordevano, inalterabili a tutto quello che accadeva intorno.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mostar001.jpg\" alt=\"mostar001\" width=\"203\" height=\"300\" \/>Una sera sul viale dei cecchini il ragazzo di Lucca che ci portava in auto dai furgoni ci disse di stare gi\u00f9 e acceler\u00f2 al massimo con la Panda. In effetti arriv\u00f2 qualche fucilata vicina, ma lui urlava: \u201cGes\u00f9 \u00e8 potenza! Non ci pu\u00f2 accadere nulla! Siamo sotto l\u2019ombrello del Signore, sar\u00e0 quel che Dio vuole!\u201d Ricordo la faccia che fece Claudio, iniziai a ridere e rise anche lui fino alle lacrime che quando si arriv\u00f2 salvi alla casettina bianca, il folle ci guard\u00f2 e disse: \u201cChe vi avevo detto? Dio ci ama!\u201d<br \/>\nCi conoscevano tutti, \u201cgli italiani, gli italiani,\u201d ripetuto tante volte con intonazioni che andavano dal sarcasmo al piacere a seconda di chi ce lo diceva, sempre sorridendo. I croati no, loro sputavano per terra all\u2019ultimo confine, e con la scusa di controllare il carico ci portavano via dopo un lungo barattamento sempre una scatola di pannolini per bambini che rivendevano al mercato nero. Tanto che Vittorio del Mir Sada ne metteva una vicina al portellone con i pannolini sopra e il cartone nel resto della confezione.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mostar-95-bn.jpg\" alt=\"mostar 95 bn\" width=\"194\" height=\"300\" \/>Durante il giorno ed il giro con la consegna pacchi alle famiglie adottate ci toccava accettare caff\u00e8 macinati a mano e sigarette, gli unici generi che non scarseggiavano in nessuna casa. La sera addormentarsi per i caff\u00e8 e per il freddo, illuminati da una lampada a gas non era facile. Allora attaccava Vittorio, iniziava il giro dei racconti e della grappa. Era l\u2019unico a parte noi che parlava veramente: Romy, Gigliola, Beppe, sorridevano con poche parole, Vincenzo, l\u2019ex alpino muratore che scaldava pizze surgelate sul filtro motore durante le attese alle frontiere, e che ci salvava dal freddo con la sua riserva tattica di grappa, Vincenzo che alla domanda cosa facesse durante le ferie ci guardava smarrito non capendo il significato della parola, taceva e faticava muto.<br \/>\nVittorio no, sorrideva e parlava, fumando e bevendo senza interruzione, piacendo alle ragazze, a tutti, era chiaro come fosse l\u2019anima e il trascinatore del gruppo:<br \/>\n<em>I miei da parte di padre venivano dall\u2019Abruzzo, i nonni pastori facevano la transumanza fino in Maremma, magari hanno conosciuto i vostri di nonni. Mio padre emigr\u00f2 al Nord dopo la guerra, come tanti, in cerca di un futuro migliore, di un mondo migliore. Ma in realt\u00e0 di mondo non \u00e8 che ne abbia visto tanto: Dalmine, Capriate, Brembate, operaio specializzato, guadagnava bene per l\u2019epoca, ha convinto i genitori di mia madre a darla in sposa a un <\/em>terun<em>.<\/em><br \/>\n<em>Mia madre ricordava sempre il commento di suo padre: \u00e8 un terun, ma gran lavoratore. Eccola qui la mia storia, ho potuto studiare al tecnico, ma in fabbrica mi sarei sentito in galera, e allora ho messo su un camion per girare le Valli a vendere surgelati, dal luned\u00ec al sabato, fischia, senza riposi, e la domenica allo stadio per l\u2019Atalanta, ma ho sempre tenuto per la sinistra, come mio padre.<\/em><br \/>\n<em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mostar009.jpg\" alt=\"mostar009\" width=\"203\" height=\"300\" \/>Per la sinistra e per la solidariet\u00e0 con i lavoratori, con i popoli, come lui che votava comunista in una terra di preti e non si era dimenticato le sue origini, non faceva come tanti che compravano l\u2019<\/em>Alfun del terun<em> per tornare gi\u00f9 e farsi belli con quelli rimasti nel paese, ostentando l\u2019accento nordico e la puzza sotto il naso.<\/em><br \/>\n<em>Abbiamo messo su il Mir Sada, alcuni atei come me, altri cattolici della parrocchia, non potevamo stare con le mani in mano a vedere questo mattatoio, forse \u00e8 poco ma \u00e8 importante quello che facciamo, no? Amare la vita, fischia, contro la guerra, sempre, dai. Odia la guerra, mi diceva mio padre, lui l\u2019aveva conosciuta. Datemi la grappa dai, non sono capace a parlare come voi toscani che avete studiato all\u2019universit\u00e0, per\u00f2 so organizzare la lista clienti, s\u00ec, insomma, volevo dire, quella delle famiglie, dei pacchi da scaricare, fischia, che cazzo ridete?<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mostar012.jpg\" alt=\"mostar012\" width=\"202\" height=\"300\" \/>Qualcuno racconta che le foto migliori sono quelle che non abbiamo scattato. S\u00ec, \u00e8 un po\u2019 come quello che di fronte alla cacca di un piccione sul vestito buono dice che porta fortuna. \u00c8\u00a0che le foto non fatte te le ricordi bene, perch\u00e9 continui a immaginarti come sarebbero venute, la tua mente rielabora il ricordo, inquadra sempre meglio, aggiusta le luci con la malinconia di un istante che non sei riuscito a stampare su carta.<br \/>\nHo due albe a Mostar, la prima sotto il vento fortissimo dei Balcani, nel piazzale della dogana, quattro camionisti che afferravano un gigantesco laccio del telone di un camion per fissarlo ma il vento li faceva sbandare da tutte le parti senza riuscire a domare il telone. L\u2019altra, livida, grigia, lungo la strada era stato scaricato un mucchio di carbone, un gruppo di donne emerse dalla nebbiolina ne caricava nei grembiuli e correva in casa a scaricarlo. Sono sicuro di aver visto questa scena anche nei vecchi filmati bianco e nero della seconda guerra mondiale. Non ci potevamo fermare: via, via, accelera prima che chiudano la strada di nuovo, fischia!<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mostar014.jpg\" alt=\"mostar014\" width=\"650\" height=\"444\" \/><br \/>\nFotografavo, ma non sempre ce la facevo. Mi ero fermato con Vittorio davanti a quello che era un giardino in una piazza di Mostar Est, aspettavamo i folli di Dio per visitare una famiglia che aveva bisogno di portare un bambino in Italia per cure specialistiche. Il giardino era pieno di lapidi, era diventato uno dei tanti cimiteri interni improvvisati visto che il cimitero principale di Mostar era sotto il tiro di cecchini e mortai croati. Una ragazza molto giovane, alta come solo le ragazze bosniache possono essere, si era materializzata nell\u2019ex giardino. Aveva in mano un mazzo di garofani rossi, ne lasciava uno per lapide, cercando in quella selva muta, fermandosi un poco per ognuna. Presto era rimasta senza garofani. Non ero riuscito a scattare, avevo posato la macchina sul sedile del furgone, Vittorio si era acceso l\u2019ennesima sigaretta, sceso e allontanato bestemmiando a bassa voce in direzione opposta alle lapidi. Et\u00e0 media, vent\u2019anni.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/frontierenews.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/mostar017.jpg\" alt=\"mostar017\" width=\"650\" height=\"442\" \/><\/div>\n<p>Pubblicato su Frontiere News 8 maggio 2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mostar. Il ponte distrutto, la netta sensazione di essere tra occidente e oriente la prima sera che arrivammo e il canto del muezzin ci colse di sorpresa. L\u2019aria sospesa, il rumore cupo, instancabile, secolare del fiume. 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