{"id":1864,"date":"2014-01-24T11:09:39","date_gmt":"2014-01-24T11:09:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/?p=1864"},"modified":"2021-10-23T19:54:36","modified_gmt":"2021-10-23T19:54:36","slug":"maremma-libertaria-n-14-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2014\/01\/24\/maremma-libertaria-n-14-4\/","title":{"rendered":"Maremma libertaria n 14"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/maremma-libertaria.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1776 aligncenter\" title=\"maremma-libertaria\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/maremma-libertaria-300x42.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"42\" \/><\/a><\/p>\n<h3><strong>I buoni propositi per il nuovo anno&#8230;<\/strong><\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/commune-de-paris.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1868\" title=\"commune-de-paris\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/commune-de-paris-300x230.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"230\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/commune-de-paris-300x230.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/commune-de-paris.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nLa prima cosa che fecero nel 1871 i rivoluzionari a Parigi, dopo aver proclamato la Comune, fu quella di fucilare tutti gli orologi, mentre a Barcelona nel 1936 tocc\u00f2 a statue e mummie religiose.<br \/>\nIl tentativo era comunque quello di riprendere in mano la propria vita, il tempo, la memoria, senza padroni, orari e castigatori divini. Consci che il lavoro salariato imposto dai padroni era una gabbia mortale al pari della morale imposta dalla chiesa.<strong> Bakunin<\/strong> in Dio e lo Stato scriveva:\u201d Dio appare, l&#8217;uomo si annienta, e pi\u00f9 la divinit\u00e0 si fa grande, pi\u00f9 l&#8217;umanit\u00e0 si fa miserabile. Ecco la storia di tutte le religioni. Ecco l&#8217;effetto di tutte le ispirazioni e di tutte le legislazioni divine. Nella storia, il nome di Dio \u00e8 la terribile vera clava con la quale tutti gli uomini divinamente ispirati, i &#8220;grandi geni virtuosi&#8221;, hanno abbattuto la libert\u00e0, la dignit\u00e0, la ragione e la prosperit\u00e0 degli uomini\u201d.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/agnello.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1869\" title=\"agnello\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/agnello-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/agnello-300x225.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/agnello.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per cui ha ben poco peso e significato il nostro occidentale calendario papale che scandisce tempi e orari che non ci appartengono. Duemila14 o millequattrocento, anno della scimmmia o del cinghiale, l&#8217;unico tempo che riconosciamo \u00e8 quello liberato dalla schiavit\u00f9 dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, quello del naturale fluire delle stagioni non pi\u00f9 piegate da uno \u201csviluppo\u201d forsennato e distruttivo. Quindi, ora e sempre, dalla Maremma Libertaria che fu di <strong>Luciano Bianciardi<\/strong>, il nostro pensiero e solidariet\u00e0 attiva va a tutti i fratelli e compagni incarcerati, ristretti, perseguitati, costretti alla clandestinit\u00e0 , alla fame, alla fuga, a vivere lontani dai propri cari e dal proprio paese, va a tutti coloro che non chinano la testa e non smettono di sognare, lottare, ribellarsi, per una societ\u00e0 senza sfruttati, per una comunit\u00e0 di liberi, uguali, solidali. Sognando l&#8217;anarchia, dalle colline metallifere, la redazione sparsa per il mondo intero.<\/p>\n<p><strong><em>Il dolce veleno della tolleranza<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nulla di pi\u00f9 ingannevole, di pi\u00f9 nocivo e dannoso della tolleranza, sia come concetto in quanto tale, che nella sua applicazione politica. Non solo serve da balsamo pacificatore al potere costituito, ma \u00e8 l&#8217;idea di partenza, pur benevola, del rispetto e della vita in comune armoniosa, ad essere perversa.<br \/>\nQuando il comune mortale evoca la \u00abtolleranza\u00bb, si preoccupa di rispettare chi gli sta accanto, di \u00abpermettergli\u00bb di essere diverso o di vivere la propria vita entro certi limiti. Ma quando si dice tolleranza, si parla in realt\u00e0 \u2013 in modo sottinteso e conciso \u2013 di rassegnazione.<br \/>\nQuelli che, pagati dal potere, si sforzano a spiegarci come vanno le cose, usano il concetto di \u00abtolleranza logica\u00bb come idea benintenzionata di rispetto reciproco, di non ingerenza nella vita altrui. Tuttavia, sono altri i concetti che si nascondono dietro e la cui applicazione cementa il civismo, cos\u00ec come contribuisce a deteriorare ancor pi\u00f9 la nostra vita. La \u00abtolleranza politica\u00bb \u00e8 applicata dal potere in un&#8217;abile manovra di manipolazione e d&#8217;indottrinamento, al fine di farci interiorizzare i valori di rassegnazione gi\u00e0 citati. Nella societ\u00e0, tolleranza significa tollerare il padrone, ovvero consentirgli di commerciare, di speculare sulle tue spalle, di dirti cosa devi fare, quando, come, in quale quantit\u00e0 e a quale ritmo e infine, di sbatterti per strada quando gli fa comodo. Questo supponendo che tu faccia parte di quegli schiavi salariati felici che, in cambio del loro sudore, riceveranno qualche briciola alla fine del mese per comprare quanto hanno essi stessi prodotto. Nella societ\u00e0, tolleranza \u00e8 anche sopportare, se nessuno vuole sfruttarti, di fare la coda durante il giorno per la disoccupazione o davanti alle bacheche degli annunci di impiego. Tolleranza \u00e8 rassegnarti a permettere alla polizia di aprirti la testa le rare volte che esci a protestare (cio\u00e8 a reclamare rimedi dagli stessi governanti che sono la causa dei tuoi mali) contro ci\u00f2 che ti ostacola e ti opprime. Non \u00e8 solo dar loro il permesso, ma per di pi\u00f9 non reagire, con la giustificazione \u00abche anche loro sono lavoratori con una famiglia da mantenere\u00bb. S\u00ec, certo, come le SS che bruciavano gli ebrei nei forni crematori, ricevevano anche loro degli ordini ed avevano famiglie da mantenere. Abbiamo quasi tutti una famiglia da mantenere.<br \/>\n<strong>\u00c8 questa la tolleranza, accettare una vita di servit\u00f9, monotona e grigia, sporca e inquinata, mentre altre persone prosperano a nostre spese, ci sfruttano, ci discriminano, ci espellono, ci violentano, ci indottrinano, ci sottomettono, ci rinchiudono.<\/strong><br \/>\nNo, non si tratta solo del politico col conto in Svizzera che aumenta le proprie entrate abbassando quelle degli altri, che fa dei tagli da buon amico di un banchiere speculatore. \u00c8 tutto un sistema sociale, politico ed economico (con altre implicazioni ancora) che si materializza attraverso lo Stato (che, ricordiamolo, legifera, esegue, controlla, sorveglia, agisce, punisce, condanna, regola&#8230;) ed attraverso il capitalismo, questa espressione economica perversa di un modello di produzione e di riproduzione di beni e di rapporti sociali mercificati.<strong> E una delle cose di cui lo Stato dispone per conservare la pace sociale necessaria alla perpetuazione dell&#8217;ordine e dell&#8217;attuale stato di cose \u00e8 la tolleranza. Che consiste anche nel persuadere i suoi sudditi che occorre essere pazienti, mantenere la speranza, avere fiducia nel sistema che li salver\u00e0, mentre li condanna alla miseria, e nei suoi amministratori, gli stessi che li sfruttano e li opprimono, fra le altre cose grazie al civismo.<\/strong><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\nUn grande proprietario terreno ricco e corrotto, che aveva fatto la guerra per costituire la pi\u00f9 grande forza mondiale di estorsione, sfruttamento ed oppressione (cio\u00e8 gli Stati Uniti), ha detto chiaramente \u00absiccome i governati hanno dalla loro la forza numerica, per farsi obbedire i governanti non hanno altra via che quella della persuasione\u00bb (James Madison, 1783). Ovviamente, ci\u00f2 non vuol dire che le loro mani esiteranno al momento di usare la forza, ma sempre in maniera tollerante, civica, democratica e non violenta, poich\u00e9 sono sempre gli altri ad essere i violenti. Come diceva quel pazzo saggio ed irriverente di <strong>Max Stirner, <\/strong>parafrasato dalla Polla Records in una brillante canzone,<strong> \u00abquando \u00e8 l&#8217;individuo ad usare la violenza contro lo Stato, si chiama violenza, ma quando \u00e8 lo Stato ad usarla contro l&#8217;individuo, si chiama diritto\u00bb.<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1526629_10201053656048618_1164379828_n1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1934\" title=\"1526629_10201053656048618_1164379828_n\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1526629_10201053656048618_1164379828_n1-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> (Assemblea Libertaria st. Andreu-Barcelona )<\/strong><\/p>\n<p><strong>Programma mese dedicato a Marco Dinoi (1972-2008)\u00a0, mostre, film , eventi<\/strong><\/p>\n<p>17 gennaio dalle 19.30, presso l\u2019Artigianato Persiano di Mohsen Sariaslani (Siena, via Pantaneto 128\/130), si inaugura la mostra fotografica di Marco Dinoi <em>Ti do i miei occhi. <\/em>Sar\u00e0 possibile visitare la mostra fino al 6 febbraio.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/IMG_8856.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1936\" title=\"IMG_8856\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/IMG_8856-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Gli altri appuntamenti:<\/strong><br \/>\nGioved\u00ec 30 gennaio<br \/>\nUniversit\u00e0 di Siena, Palazzo San Niccol\u00f2 (Via Roma 56), aula 354<br \/>\nProiezione del video-documentario di Marco Dinoi e Nicola Perugini\u00a0 <strong>Appunti per un lessico palestinese<\/strong> (2008, 52\u2032). La proiezione sar\u00e0 introdotta da una presentazione di Giacomo Tagliani, operatore e montatore del film.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 31 gennaio<br \/>\nCorte dei Miracoli (Siena, via Roma 56)<br \/>\n&#8211; 18.00: Inaugurazione della mostra fotografica di Marco Dinoi sulla Palestina<br \/>\n&#8211; 20.00: Cena palestinese (prenotazioni al 3288822759)<br \/>\n&#8211; 22.00: Proiezione del documentario di Dimitri Chimenti <strong>Just Play<\/strong> (2012, 58\u2032)<\/p>\n<p><strong>Marco Dinoi , un fotografo silenzioso<\/strong><\/p>\n<p>Le foto qui esposte varcano confini, raccontano e si snodano dentro e attraverso la vita stessa, fluiscono negli anni, in un tempo che ricordiamo lungo e che, invece, \u00e8 stato terribilmente breve per Marco, pur nella sua splendida intensit\u00e0.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1877\" title=\"dinoi_6\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_6-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_6-300x201.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_6.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ci raccontano un fotografo attento, sensibile, pronto a osservare lo spettacolo dell&#8217;umanit\u00e0 declinato nelle piazze del Mondo, nei modi variegati del gioco degli anziani o dello stupore del bambino, nell&#8217;incanto dell&#8217;amore o nelle domande inevase della vita. Bianchi e neri senza datazione, che fanno spazio, sul finire del tempo, al colore per continuare a raccontare la Palestina.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1878\" title=\"dinoi_2\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_2-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_2-300x201.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_2.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nMarco non invade il campo, ma silenziosamente e con rispetto, fa domande con le sue fotografie.<br \/>\n\u201c Una bella immagine chiede. Chiede in primo luogo di essere percorsa e ripercorsa. Letta e riletta. Chiede di essere completata. Chiede allo spettatore, in un certo modo, in un certo senso, di continuare. Chiama lo spettatore a un ruolo attivo di autore. E&#8217; lo spettatore che pensa, che d\u00e0 giudizi. Chiede. Chiede. Anche la verit\u00e0 sembra fatta di domande. Domande che non finiscono mai, che non si esauriscono mai.\u201d (<strong>Tano D&#8217;Amico<\/strong>,\u00a0 <em>Di cosa sono fatti i ricordi).<\/em><br \/>\n<em><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1879\" title=\"dinoi_3\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_3-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_3-300x201.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/dinoi_3.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<\/em><br \/>\nMarco ci pare silenzioso ma sorridente anche quando si trova a pochi palmi dai bambini palestinesi, non cerca immagini ad effetto, prende appunti per i suoi prossimi lavori, non si pone il problema della bellezza formale dello scatto, anche perch\u00e9 sa che in fin dei conti \u00e8 solo una fotografia e come tale pu\u00f2 anche non servire a niente, come pu\u00f2 non servire a niente l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, la bellezza. Pur non servendo a niente sono fotografie che hanno dignit\u00e0 propria, che aiutano a vivere e, allo stesso tempo, mostrano legami, mostrano amicizia, mostrano amore, e tanta, tanta bellezza.<br \/>\n(Stefano Erasmo)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marco.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1866\" title=\"marco\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marco-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marco-212x300.jpg 212w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marco.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8220;Aspetter\u00f2 domani, dopodomani e magari cent&#8217;anni ancora finch\u00e9 la signora Libert\u00e0 e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la met\u00e0 del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie. E ricordandomi con orgoglio e rammarico la felice e cos\u00ec breve esperienza libertaria di Kronstadt, un episodio di fratellanza e di egalitarismo repentinamente preso a cannonate dal signor Trotzkij.&#8221;<br \/>\n(<strong>Fabrizio De Andr\u00e8 <\/strong>)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/de-andre.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1867\" title=\"de andre\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/de-andre-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Certe fiction televisive oltre che miserabili sono ridicole, la verit\u00e0 non si pu\u00f2 tacere, Giuseppe Pinelli \u00e8 stato assassinato<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/pino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1898\" title=\"pino\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/pino-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" \/><\/a><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Omicidio di Giuseppe Pinelli\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/vZ2kN94dr2I?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Carrara&#8230;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/carrara.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1905\" title=\"carrara\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/carrara-227x300.jpg\" alt=\"\" width=\"227\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Canter\u00f2 la poesia \/ della mia vera famiglia \/ madre mia l&#8217;anarchia \/ e per babbo una buona bottiglia..<br \/>\n<strong>Luca Faggella canta Piero Ciampi<\/strong><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Luca Faggella - Icaro.\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/6F0TosbaNK4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/tania.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1870\" title=\"tania\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/tania.jpg\" alt=\"\" width=\"274\" height=\"184\" \/><\/a><\/p>\n<p>continua il tour di<br \/>\n<strong>disastrartcollages.wordpress.com<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/rise-again2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1889\" title=\"rise-again2\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/rise-again2-300x217.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"217\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><br \/>\ndalla Maremma a Barcelona<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/lerrante3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1890\" title=\"lerrante3\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/lerrante3-244x300.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"300\" \/><\/a><br \/>\nprossimamente su questa rivista&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/a-strange-party3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1937\" title=\"a-strange-party3\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/a-strange-party3-300x231.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"231\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Nota evocativa- Oriente ultima frontiera<\/strong><\/p>\n<p>Era l&#8217;estate del &#8217;69 quando per me tutto davvero inizi\u00f2. Arrivavo con il bus a Follonica, fino a Pratoranieri, allora famosa per tre grandi pini sulla spiaggia a pochi metri dal mare. Qui era sorto un piccolo villaggio alternativo formato da due piccole tende e molti ragazzi e ragazze della zona o di passaggio, autostop zaini e sacchi a pelo, capelli lunghi e sorrisi, chitarre e discussioni, bimbi , cani, turisti diffidenti e complici,e una bandiera rossa e nera, che alcuni scambiavano per calcistica invece che anarchica.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1871\" title=\"10-29-2011_049\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049-300x194.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049-300x194.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049-1024x664.jpg 1024w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049-768x498.jpg 768w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049-1536x996.jpg 1536w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049-2048x1327.jpg 2048w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/10-29-2011_049-1568x1016.jpg 1568w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nE una mattina arrivarono due carabinieri in bicicletta chiedendo chi fosse il capo, ottenendo una risata collettiva e una risposta da Roberto \u201cqui non ci sono capi\u201d. Fu in quell&#8217;estate che sentii parlare per la prima volta dell&#8217;India, non come terra di grandi carestie ma come meta di un viaggio alla ricerca di una nuova spiritualit\u00e0, di incontri, scoperte, per varcare insieme a lontane frontiere il confine invisibile tra l&#8217;adolescenza e una giovinezza pi\u00f9 consapevole.<br \/>\nL&#8217;inverno dell&#8217;anno seguente torn\u00f2 dal viaggio in oriente Mario, il figlio del maestro della scuola elementare di Massa Marittima, il primo per il nostro paese maremmano almeno dai tempi di Marco Polo. Ricordo che organizz\u00f2 una proiezione pubblica di diapositive alla Associazione Misericordia, e tutti noi l\u00ec a guardare la proiezione ed ascoltare le sue spiegazioni per ore, non saremmo mai andati via.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/paco.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1880\" title=\"paco\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/paco-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/paco-194x300.jpg 194w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/paco.jpg 622w\" sizes=\"auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><br \/>\nEra una generazione in rivolta,\u00a0 una generazione in cammino, ansiosa di scoprire e conoscere, alla ricerca di se stessa e di nuovi modi di vivere pi\u00f9 egualitari, pi\u00f9 profondi: volevamo cambiare tutto in profondit\u00e0, non riformare qualcosa o dettare nuove mode. Usc\u00ec per Stampa Alternativa il manualetto \u201cAndare in India\u201d con le dritte, informazioni e considerazioni di migliaia di fratelli e sorelle che in quel periodo avevano preso le strade dell&#8217;oriente. Fabio, che \u00e8 il coprotagonista del libro, aveva fondato a Follonica il collettivo di controcultura. Kerouac e \u201cSulla strada\u201d una bibbia comune, e il viaggio con Maurizio matur\u00f2 in modo naturale. Era un viaggio vero, senza \u201cparacadute\u201dsenza telefoni o mezzi di comunicazione rapida, con mesi di autostop o mezzi scassati e soggetti a incidenti,\u00a0 budget ridicoli, e sostenuto pi\u00f9 che altro dalla solidariet\u00e0 degli altri viaggiatori di tutto il mondo incontrati durante il viaggio. Era scoperta, stupore, meraviglia, era varcare colonne d&#8217;ercole considerate intangibili fino a pochi anni prima. Come bene spiega Maurizio :<\/p>\n<p>\u201c <em>nelle mie migliori intenzioni il viaggio non aveva un limite; non sapevo dove sarei andato, quanto sarei rimasto, tutto pareva possibile e la scoperta di quell&#8217;economia frugale mi rinfranc\u00f2 e increment\u00f2 i miei sogni. Ancora una volta pensai agli amici lasciati a casa con i quali avevo condiviso il fremito gioioso che serpeggiava per le strade d&#8217;occidente: compresso dal mondo del metallo e delle consapevolezze questo sentimento spingeva verso la liberazione per ritrovare la purezza dell&#8217;infanzia, il sogno che predomina sulla realt\u00e0<\/em> \u201c<\/p>\n<p>E a noi rimasti da quest&#8217;altra parte del mare, nella nostra piccola, grande, selvaggia,profonda provincia maremmana, immaginavamo, sentivamo quello che stava accadendo ai nostri amici con la fantasia pi\u00f9 che con le rare e scarne notizie che ci potevano dare le famiglie. Negli anni a seguire molti avrebbero ripercorso il Viaggio.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/EROS-GIORGIO-E-CLAUDIO-77.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1872\" title=\"EROS GIORGIO E CLAUDIO '77\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/EROS-GIORGIO-E-CLAUDIO-77-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/EROS-GIORGIO-E-CLAUDIO-77-300x200.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/EROS-GIORGIO-E-CLAUDIO-77-768x512.jpg 768w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/EROS-GIORGIO-E-CLAUDIO-77.jpg 1008w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Maurizio termina il suo racconto nel &#8217;76 , una vita fa, un mondo fa, e non solo per le modalit\u00e0 del viaggio e le differenze geopolitiche. Quel mondo non esiste pi\u00f9, quella generazione in cammino si \u00e8 dispersa in mille rivoli, molti nostri amici e fratelli non sono pi\u00f9 con noi, ma a me piace sentirli ancora sulla pelle e nel cuore con le parole di Maurizio:<\/p>\n<p>\u201c<em>Cos&#8217;\u00e8 quel senso che ti pervade tutto, quando rimani solo sulla banchina rituale dell&#8217;esistenza e quelli che divisero con te il tempo e i pensieri inesorabilmente si staccano? Quante volte dovevo provare quel gusto amaro! Era lo stesso delle perdute estati di un tempo e aveva il medesimo umore della nostalgia portoghese di Goa che si confondeva con quella della mia infanzia ed ora di fronte a quell&#8217;eterno distacco tutto mi ritornava, fino allo sgomento di perdere i nostri angoli di soave penombra che gi\u00e0 le luci delle responsabilit\u00e0 a venire minacciavano. Abbandonavamo per sempre i magici orpelli (le figurine, le sfide sul pavimento), e ne eravamo coscienti. Questo cantava la mia nuova, totale solitudine nel mattino radioso di Goa.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Per chi vuole conoscere, immaginare, sognare, con gli occhi innocenti della generazione in cammino.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1873\" title=\"7-26-2011_003\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003-300x194.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003-300x194.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003-1024x664.jpg 1024w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003-768x498.jpg 768w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003-1536x996.jpg 1536w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003-2048x1327.jpg 2048w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/7-26-2011_003-1568x1016.jpg 1568w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n(Questa nota \u00e8 stata scritta per il libro di<strong> Maurizio Lipparini, Oriente ultima frontiera,<\/strong> in uscita a breve per Effigi Edizioni)<br \/>\n(Ulisse)<\/p>\n<p><strong>Dai nostri inviati Daniela Neri e Tommaso Sbriccoli in India, a Bhopal<\/strong><br \/>\n<strong>Un giorno e 29 anni a Bhopal<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/india.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1893\" title=\"india\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/india-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/un-giorno-e-29-anni-a-bhopal2\/\">www.lavoroculturale.org\/un-giorno-e-29-anni-a-bhopal2\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/india-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1894\" title=\"india 2\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/india-2-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><\/p>\n<p>foto di Daniela Neri<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.danielaneri.eu\">www.danielaneri.eu<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/bopal_1-e1389171455185.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1919\" title=\"bopal_1-e1389171455185\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/bopal_1-e1389171455185-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><br \/>\nvideo nell&#8217;articolo di Tommaso Sbriccoli<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/bhopal_2-e13891716303652.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1922\" title=\"bhopal_2-e1389171630365\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/bhopal_2-e13891716303652-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br \/>\n<strong>Jimy Hendrix<\/strong><br \/>\nla nostra stella cometa, nativit\u00e0, epifania..<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/jimy.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1892\" title=\"jimy\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/jimy.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=A98UVsmKGXs\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=A98UVsmKGXs<\/a><br \/>\ne ancora live at Woodstock&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=m9Fia94-xGA\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=m9Fia94-xGA<\/a><br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br \/>\n<strong>Storie, leggende, musica&#8230; Marco Rovelli con Moni Ovadia : la meravigliosa vita di Jovica Jovic<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zwT8pgFIGbY\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zwT8pgFIGbY<\/a><\/span><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/jovic2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1952\" title=\"jovic\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/jovic2-300x111.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"111\" \/><\/a><br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br \/>\n<strong>Antonello Ricci da Viterbo&#8230;<\/strong><br \/>\n<strong>Sotto Assedio<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/sotto.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1976\" title=\"sotto\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/sotto.png\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"220\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8glwg9j1IOM\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8glwg9j1IOM<\/a><\/p>\n<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br \/>\n<\/strong><br \/>\nSempre da Viterbo riceviamo&#8230;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/ViterboHcCopertina2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1961\" title=\"ViterboHcCopertina\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/ViterboHcCopertina2-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"300\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Andrea Cap\u00f2 Corsetti, <em>Viterbo hardcore, 20 anni di punk nella Tuscia<\/em>, Viterbo, Alter ego, 2013, pp. 127, \u20ac 9,90<\/strong>.<br \/>\ndi Silvio Antonini<br \/>\nCon il tramonto della Prima repubblica, Viterbo diviene uno dei centri pi\u00f9 di destra d\u2019Italia: come successo altrove, l\u2019elettorato democristiano e, in genere, di area governativa, si riversa in massa sulla nascente destra berlusconiana. Nel caso viterbese \u00e8 Alleanza nazionale a far man bassa di consensi, tantoch\u00e9 il partito di Fini raggiunge in citt\u00e0 le pi\u00f9 alte percentuali nel Paese. Durante l\u2019ultimo decennio del Secolo breve si porta a compimento quella terziarizzazione, iniziata con il fascismo, che ha trasformato la Citt\u00e0 dei papi nella citt\u00e0 dei militari e degli impiegati, con inevitabili conseguenze nel tessuto politico, soprattutto giovanile. Il sovversivismo degli scalpellini non \u00e8 pi\u00f9 nemmeno un ricordo, cos\u00ec come il progressismo espresso dall\u2019artigianato nel Secondo dopoguerra. Le idee, diciamo, di sinistra, sono ormai perlopi\u00f9 appannaggio di insegnati e di qualche libero professionista. \u00c8 cos\u00ec che, soprattutto la parte sviluppatasi fuori le mura medievali, diventa territorio di caccia per l\u2019estrema destra: la Viterbo della prima met\u00e0 anni Novanta \u00e8 invasa da giovani con il bomber e lo scudetto dell\u2019Italia al braccio, secondo la moda dell\u2019epoca. Giovani che, spesso, non restano con le mani in mano e che, non senza coperture e protezioni dalla politica che conta, passano alla violenza.<br \/>\nSebbene si tratti d\u2019un volume intitolato alla musica, \u00e8 di politica che bisogna innanzitutto parlare, perch\u00e9 nello spaccato antropologico qui descritto, a far da collante \u00e8 stata soprattutto quella militanza politica che ha visto nascere amicizie, confronti e rapporti. Nel deprimente scenario descritto matura una risposta che \u00e8 alla base di questa storia. Ogni storia ha inevitabilmente delle date e dei luoghi. La prima data \u00e8 quella dell\u201911 luglio 1993, quando l\u2019occupazione d\u2019un gazometro dismesso d\u00e0 vita al Csoa Valle Faul, tuttora esistente, seppur delocalizzato. Altro momento \u00e8 sicuramente rappresentato dall\u2019ondata di occupazione e autogestione degli istituti medi superiori contro il Ministero Jervolino dell\u2019autunno. Un movimento allora nominato Jurassic school, pi\u00f9 vasto per dimensioni della Pantera, di cui per\u00f2 non \u00e8 rimasta traccia nella memoria collettiva e dove avvenne l\u2019esiziale sdoganamento dell\u2019estrema destra nelle scuole. Premettendo che proprio in quegli anni usciva <em>Destra &#8211; sinistra <\/em>di Gaber, si pu\u00f2 affermare che, tendenzialmente, i giovani di destra nel tempo libero frequentavano le discoteche, mentre quelli di sinistra si rivolgevano ai centri sociali, fucine della musica ancora detta alternativa (solo in anni recenti l\u2018estrema destra \u00e8 riuscita a tenere in piedi dei propri circuiti di musica \u201cnon conforme\u201d). Nei csoa imperversano le posse, gruppi voce e dj, con l\u2019aggiunta magari di un basso o di una tastiera, che cantano su basi rap e ragamuffin d\u2019Oltreoceano. Ben presto si verificano contaminazioni e fusioni, con la nascita del crossover, sull\u2019esempio degli americani Rage against the machine. I Radio Avana, che mescolano rap, hard rock e punk, sono stati per Viterbo l\u2019espressione pi\u00f9 significativa.<br \/>\nInizialmente la scena locale \u00e8 un magma indistinto di suoni e generi: ci si ritrova tutti insieme in concerto, per un\u2019iniziativa contro l\u2019embargo a Cuba piuttosto che per un compleanno. Nei numeri il fenomeno ha come precedente solo il beat, ma l\u2019ondata, inesorabilmente, rifluisce e ci si divide per coltivare i propri specifici generi. Nella met\u00e0 anni Novanta, il punk revival di Green day e Offspring, aldil\u00e0 degli aspetti modaioli, ha ridestato l\u2019interesse per le varie sfaccettature del genere, compresa quella del nocciolo duro: l\u2018hardcore. Nell\u2019ultimo lustro del Novecento prende cos\u00ec vita autonoma la Viterbo hardcore, un sodalizio tra punk e metallari che inizialmente ha come luogo d\u2019incontro il muretto di largo Benedetto Croce, nel centro della citt\u00e0, al fianco dell\u2019altra grande famiglia che stava assumendo sembianze proprie, quella dell\u2019hip hop. Nella produzione c\u2019\u00e8 un salto qualitativo: i demo in musicassetta cedono il passo ai dischi (il digitale sar\u00e0 una sofferta e subita necessit\u00e0!). Il primo ad uscire \u00e8 il sette pollici <em>Pi\u00f9 sbirri morti <\/em>dei Tear me down (1996), su vinile rosso. Nella scena convivono diverse tendenze: per districarsi nella terminologia, il libro fornisce un glossario in appendice. Si annovera quella salutista &#8211; positivista, detta straight edge, di vita breve, e quella skinhead, destinata a durare a lungo, grazie principalmente alla band dei Razzapparte, con l\u2019impegno a recuperare, nettandola da distorsioni e strumentalizzazioni, l\u2019origine operaia, multirazziale e multiculturale dell\u2019attitudine.<br \/>\nDagli esordi, si sono formate diverse bands, tra scioglimenti, reunion e turnover; alcune durate il tempo di qualche prova, altre giunte ad oggi, con all\u2019attivo diverse produzioni e concerti in mezzo mondo. Gruppi che hanno fatto scuola, percepiti ormai come classici. Un giro che si \u00e8 ramificato in altri centri della provincia e della Tuscia romana. La scena, tenendo sempre alta la pregiudiziale antifascista, con il tempo ha guardato a quell\u2019anarchismo radicale che tornava in auge dopo il riflusso del Movimento no global, e ha mantenuto come riferimento le realt\u00e0 dei centri sociali e dell\u2019autorganizzazione, appoggiandosi, nell\u2019evenienza, ai club e ai circoli Arci.<br \/>\nLa monografia, scritta in stile autobiografico, arriva sino, si pu\u00f2 dire, a pochi istanti prima dell\u2019andata alle stampe. L\u2019autore, eterno ragazzo, batterista di origini metal dalle mille risorse e dai mille impegni, che di questa Viterbo hardcore \u00e8 stato ed \u00e8 un protagonista, chiude felicitandosi per l\u2019affacciarsi di una generazione che sta permettendo il passaggio del testimone. Una nuova leva che ha ora come punto di riferimento la Cantina del gojo, sita a Vetralla.<\/p>\n<p><strong>Letti e riletti per voi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Pietro Bianconi \u00a0 il Movimento Operaio a Piombino\u00a0 la Bancarella editrice<\/strong><\/p>\n<p>Mai ristampa fu pi\u00f9 tempestiva e preziosa. Curata da Paolo Favilli, corredata da 64 foto d&#8217;epoca, arriva nel momento pi\u00f9 buio della storia della citt\u00e0-fabbrica. Ribelle e sovversiva da sempre, culla del movimento anarchico in maremma, insorta pi\u00f9 volte fino a che il fascismo non si afferm\u00f2 nel &#8217;22, mai doma, si lev\u00f2 in armi contro i nazisti nel settembre &#8217;43. Spina nel fianco di ogni tentativo di pacificazione padronale almeno fino al 1993 ,anno\u00a0 delle ultime grandi lotte contro i licenziamenti, dello smembramento della classe operaia, la sua riduzione a numeri insignificanti rispetto alla consistenza avuta per tutto il 900. E&#8217; di questi mesi l&#8217;epilogo, la morte certificata della Piombino operaia e ribelle, le tristi parate funebri che ricevono anche i complimenti di questura e prefetto per la compostezza ( ! ) come in effetti \u00e8 richiesta da un funerale e non da una lotta per la vita, persino la richiesta di unirsi alla provincia di Grosseto.( ! ) Non ipotizziamo cosa accadr\u00e0 della Piombino di questo secolo, se si ridurr\u00e0 ad una cittadina deindustrializzata, se riuscir\u00e0 a spazzare via ciminiere, bonificarsi, reinventarsi. Qui vogliamo ricordare la ribelle, l&#8217;anarchica, cento anni di battaglie con le parole del compagno Pietro Bianconi di cui abbiamo gi\u00e0 parlato nei numeri precedenti di Maremma Libertaria.<br \/>\nScorrendo le pagine scopriamo\u00a0 gi\u00e0 nel 1901 la nascita del gruppo anarchico \u201c n\u00e8 dio n\u00e9 padrone\u201d. Nel 1904 gli operai mettono in fuga un corteo monarchico che festeggia la nascita di un erede al trono, poi danno vita ad uno sciopero generale spontaneo. Negli anni successivi gli anarcosindacalisti hanno la maggioranza in tutti gli stabilimenti piombinesi, nel 1910 guidano uno sciopero vittorioso agli altiforni della durata di 50 giorni ! Nel 1911 una serrata padronale costringe gli operai ad una dura resistenza, i loro figli partono in treno per varie localit\u00e0 ospiti della solidariet\u00e0 operaia, portando in giro questa canzone : siamo i figli dei serrati \/ dei serrati di Piombino \/ Max Bondi \u00e8 un assassino \/ lo vorremo fucilar . La vertenza dopo molti mesi terminer\u00e0 con scontri e decine di arresti che pure non piegheranno una classe operaia ridotta letteralmente alla fame. Nelle elezioni del 1919 oltre la met\u00e0 dei votanti seguendo le indicazioni anarchiche si astiene. Terminiamo con la descrizione che Bianconi fa di una delle insurrezioni piombinesi del primo dopoguerra :<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/piombino1913.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1874\" title=\"piombino1913\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/piombino1913-300x227.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/piombino1913-300x227.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/piombino1913.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u201cLa mattina del 26 giugno 1920 un gruppo di operai percorrevano le strade brandendo picconi e badili. Un gruppo di anarchici tra cui Angelo Rossi, Adriano Vanni, Secondo Filippelli attaccavano la caserma dei carabinieri posta in piazza Umberto. Alle 7,30 saltavano le prime saracinesche dei negozi di generi alimentari, si erigevano in varie parti le barricate e alle 8 l&#8217;insurrezione anarchica era in pieno sviluppo. Molti operai non sapevano maneggiare i fucili e Angelo Rossi insegnava a caricare e sparare mentre il Vanni porgeva i caricatori. Intanto i fratelli Pourger, gli svizzeri, si barricavano all&#8217;interno del loro negozio e da una finestra sparavano sulla folla. Dieci minuti dopo il negozio degli svizzeri era in preda alle fiamme. ( e per questo probabilmente si trasferirono a Massa Marittima ove i loro discendenti hanno avuto una bottega nella piazza del duomo sino alla fine degli anni 80 \u2013 ndr ) Carabinieri e guardie regie sparavano dalle finestre con moschetti e mitragliatrici, invocando l&#8217;intervento dell&#8217;esercito. I bersaglieri riuscivano a piazzare una mitragliatrice davanti al Politeama. Un gruppo di anarchici la prendeva d&#8217;assalto con bombe a mano, la mitragliatrice saltava, a terra rimanevano uccisi l&#8217;anarchico Quintilio Guerrini e feriti gravemente due commissari e quattro bersaglieri. Cadevano nelle ore successive anche gli anarchici Domenico Leoni e Gino Colombini. Mentre gli anarchici si battevano, la folla svaligiava i negozi e i socialisti arringavano gli operai esortandoli a non appoggiare una lotta di rapina e a prepararsi invece per la rivoluzione imminente. Intanto dalla vicina Campiglia si muoveva un gruppo di anarchici con un grosso quantitativo di dinamite, ma venivano dispersi dopo uno scontro con i carabinieri, intanto il Vanni si procurava un autocarro e piombava a Campiglia tenendo un comizio alla folla sostenendo che l&#8217;insurrezione di Piombino avrebbe avuto un risultato vittorioso anche soltanto dimostrando ai ladroni della terra e del commercio quanto fosse fragile il cerchio nero che si erano illusi di aver creato intorno alla citt\u00e0. Proprio negli stessi giorni era in corso una insurrezione anche ad Ancona e contemporaneamente si svolgeva il congresso della Federazione Anarchica a Bologna dove Riccardo Sacconi e Giulio Bacconi rappresentavano la Federazione Elbana Maremmana. Sacconi nell&#8217;accomiatarsi dai compagni per correre a Piombino, sosteneva che \u2013 questi moti locali dove venti o trenta eroici compagni riescono a battere centinaia di poliziotti e carabinieri, vogliono dimostrare alla classe operaia italiana che la rivoluzione \u00e8 matura- Intanto a Piombino l&#8217; USI dichiarava lo sciopero generale di due giorni che riusciva compatto, e sia pur a moto esaurito la presenza minacciosa degli operai sulla piazza riusciva a contenere la reazione della polizia e costringeva anche la locale sez. socialista a stilare un comunicato di solidariet\u00e0 con le vittime del piombo regio. Piombino veniva occupata da 1500 guardie regie con autoblinde. Venivano arrestati Adriano Vanni , Angelo Rossi, Leonetto Baldi , Egidio Fossi.\u00a0 Angelo Rossi morir\u00e0 nel Mastio di Volterra nel 1923. Nel giugno &#8217;22 si era svolto a Pisa il processo :<strong> Rossi, Vanni, Baldi e Fossi venivano condannati a 12 anni di reclusione e 3 di vigilanza. Dopo la sentenza il Rossi dir\u00e0 \u2013 Grazie ! 12 anni passano presto, usciremo ancora giovani e ci rivedremo ! &#8211; invece il Vanni grider\u00e0 \u2013 Viva l&#8217;anarchia ! Abbasso la giustizia borghese ! \u201c<\/strong><\/p>\n<p><strong>Livorno invece&#8230; Sovversivi e fascisti a Livorno 1918-22 di Tobia Abse\u00a0 Quaderni della Labronica<\/strong><\/p>\n<p>Fa sempre bene rileggere questo libro dell&#8217;Abse del 1990 che non ci risulta ristampato e perci\u00f2 rintracciabile solo nelle biblioteche toscane. Minuzioso, accurato, descrive il turbolento primo dopoguerra a Livorno, espugnata dai fascisti nell&#8217;agosto del &#8217;22 solo a costo di una strage terribile; almeno sette morti e decine di feriti. Le particolarit\u00e0 della citt\u00e0-porto franco amministrata dal deputato socialista Modigliani (ebreo e fratello del pi\u00f9 famoso pittore) risultano evidenti. Caso pi\u00f9 unico che raro nel &#8217;21 sorge persino tra gli studenti una Lega Studentesca Sovversiva ! Gli aderenti portavano distintivi con i simboli dei soviet e nastri rossi e neri, nel marzo dello stesso anno si scontravano con le prime squadre fasciste provocando ai neri camiciati un morto e vari feriti. Diversi scioperi generali reclamavano la liberazione di Malatesta e dei prigionieri politici. Persino i caporioni fascisti in vari documenti erano costretti ad ammettere che \u201c \u00e8 una citt\u00e0 difficilissima a guidarsi e reggersi&#8230; l&#8217;Ardenza \u00e8 tristemente noto per l&#8217;anarchia dei suoi abitanti che sono fabbricatori di qualsiasi forma di armi, fu il paese di Pietro Gori e di Malatesta che molti anni vi hanno trascorso, e qui vi \u00e8 tutt&#8217;ora il circolo pi\u00f9 importante di tutta Italia delle donne socialiste\u201d e ancora \u201c occorre risalire alle origini della popolazione di Livorno, formata in buona parte da elementi raccogliticci, evasi, profughi, levantini, ebrei, in numero questi rilevantissimo. Educazione e religione non hanno mai fatto breccia in questo popolo..il sesso femminile del basso ceto \u00e8 quanto di peggiore si possa immaginare per l&#8217;odio sempre nutrito contro le classi pi\u00f9 elevate, e contro tutto abbia parvenza di borghesia e di fascismo.<strong> Oggi ancora un alto numero di ammoniti, pregiudicati, disertori, condannati per reati quali furto e ribellione, onora Livorno<\/strong>. La quasi totalit\u00e0 di questa teppaglia figura iscritta nei partiti estremi, socialisti, comunisti, anarchici e repubblicani&#8230;.altra piaga \u00e8 la solidariet\u00e0 pi\u00f9 accanita anche nelle azioni pi\u00f9 indegne.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/piazza1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1882\" title=\"piazza\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/piazza1-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" \/><\/a><br \/>\n<strong>A Livorno \u00e8 preferibile essere un ladro o assassino che una spia&#8230;certi quartieri popolari sono ben forniti di armi ed esplosivi di tutti i tipi&#8230; \u201c<\/strong> E a distanza di novant&#8217;anni da queste relazioni, Livorno non ha perso il suo spirito ribelle e insofferente a qualsiasi potere. Le ultime mobilitazioni, occupazioni, scontri con la polizia ed il pd lo testimoniamo in maniera evidente,nonostante la disgregazione del tessuto sociale e dei vecchi punti di riferimento, Livorno \u00e8 sempre un passo pi\u00f9 avanti rispetto alle altre citt\u00e0 toscane, e non solo.<\/p>\n<p>Incontro della redazione di Maremma Libertaria con lo scrittore toscano (1)\u00a0dell&#8217;anno <strong>Alberto Prunetti<\/strong>, il quale, per farsi perdonare la cosa , ci ha portato vino e coppie d&#8217;ova, tra un sottofondo di aurli al cinghiale, spari, canizze e bestemmie del capraio portate dal vento&#8230;.\u00a0 \ud83d\ude42<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marem.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1883\" title=\"marem\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marem-300x166.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"166\" \/><\/a><br \/>\n1) tutto vero, anche che\u00a0Alberto ha vinto il prestigioso premio, l&#8217;unica cosa finta \u00e8 la pistola&#8230;<\/p>\n<p><strong>schede sovversive<\/strong><br \/>\n<strong>doc : Lucio,anarchico,rapinatore,falsario, ma soprattutto muratore&#8230;<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=VOblUUr5LsA\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=VOblUUr5LsA<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/baleno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1906\" title=\"baleno\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/baleno-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Quando l&#8217;anarchia verr\u00e0-cento anni di movimento<\/strong><br \/>\nvideo<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=h6UZl_Zf3DQ\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=h6UZl_Zf3DQ<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/IMG_7791.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1901\" title=\"IMG_7791\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/IMG_7791-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Intervista alla fotografa Marianna Leone !<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.fotografiafemminile.com\/portfolio\/marianna-leone.html\">http:\/\/www.fotografiafemminile.com\/portfolio\/marianna-leone.html<\/a><\/strong><\/span><br \/>\n<strong>www.fotografiafemminile.com<\/strong><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/strong><br \/>\n<strong>Marco Chiavistrelli<\/strong><br \/>\n<strong>Canto per i profughi dispersi in mare<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=I5p-pFDXbI4\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=I5p-pFDXbI4<\/a><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><br \/>\n<\/strong><\/span><br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marco.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1949\" title=\"marco\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/marco.png\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Manolo Morlacchi,\u00a0 &#8220;La fuga in avanti. La rivoluzione \u00e8 un fiore che non muore<\/strong>, ed. Agenzia X-Cox 18, pp. 216, \u20ac 15,00.<br \/>\nDi questo libro si occup\u00f2 a suo tempo Carmilla, era il 3 gennaio del 2008. Personalmente l\u2019ho avuto tra le mani solamente una quindicina di giorni fa, e sento la necessit\u00e0 quasi fisiologica di condividere con i lettori le impressioni che questo libro mi ha trasmesso.<br \/>\nE\u2019 opera di un uomo nato nel 1970, che rievoca la sua infanzia e la sua adolescenza, fortemente influenzate da una famiglia non esattamente coerente con il \u201cdecennio d\u2019oro\u201d che furono gli anni Ottanta. Tra i parenti nessun imprenditore rampante, nessuno che si sia arricchito coi Bot per acquistare la seconda casa, nessun avanzamento sociale, dal proletariato alla piccola borghesia, nessuna giacca di pelle o visone da ostentare con <em>nonchalance<\/em>, come l\u2019avessero sempre avuta nell\u2019armadio, nessun biglietto da 100 carte esibito nel portafoglio a suggerire \u201cposso comprare tutto quello che voglio\u201d. Manolo Morlacchi \u00e8 figlio di brigatisti rossi. Coerenti, ostinatamente coerenti fino all\u2019ultimo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/libro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1913\" title=\"libro\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/libro.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"270\" \/><\/a><\/p>\n<p>Pierino Morlacchi, il padre di Manolo, \u00e8 nato nel 1958 ed \u00e8 morto nel 1999. La madre, tedesca, Heidi Ruth Peush, \u00e8 nata nel 1941 e deceduta nel 2005. Nella famiglia Morlacchi comunisti lo si diventava dalla prima poppata al seno. Gi\u00e0 partigiani, milanesi del Giambellino, perseguitati dai fascisti, poi militanti del PCI, tanti fratelli e sorelle che facevano un gruppo unico, un saldo legame che non trad\u00ec mai, malgrado scelte diverse e spesso non condivise, quel fratello che aveva portato alle estreme conseguenze la sua ideologia, in perenne necessit\u00e0 di copertura, di affidamento dei figli, di denaro.<br \/>\nEnormi tavolate tra zii e cugini, anche pi\u00f9 di venti persone, enormi mangiate quando ce n\u2019era ed enormi bevute con quello che c\u2019era, fratelli e sorelle in eterno pellegrinaggio tra le varie carceri italiane di tutta la penisola, clandestinit\u00e0, arresti e ancora avvocati, processi, tribunali.<br \/>\nLa specializzazione di Pierino furono le rapine, un asso del mestiere. Fu anche il protagonista di uno dei primi \u201csequestri\u201d delle BR. Ho messo tra virgolette la parola sequestro perch\u00e9 oggi risulta quasi patetico chiamare cos\u00ec il prelievo di una persona fotografata da un commando e poi riaccompagnata nel luogo dove era stata prelevata, solo per dimostrare la potenza, la capacit\u00e0 logistica e militare dell\u2019organizzazione.<br \/>\nErano gli anni Settanta. Quasi impossibile oggi immaginare che in quegli anni le Brigate Rosse tenessero comizi pubblici al Giambellino, con Curcio che parlava e i compagni che presidiavano la piazza armati. Il consenso era altissimo tra la gente, Milano era popolo al Giambellino, l\u00ec \u201cnuotavi come un pesce nell\u2019acqua\u201d, tra i tuoi.<br \/>\nLa madre di Manolo, Heidi, nacque nella RDT, poi si trasfer\u00ec nella Germania ovest, Londra, esperienze con i \u201cfigli dei fiori\u201d, Milano nell\u2019ambiente della Quarta Internazionale, e quindi l\u2019incontro col Morlacchi. Da l\u00ec una vita in fuga, sempre in avanti per\u00f2, come recita il titolo del libro. E\u2019 forse la storia della madre, tutt\u2019altro che comprimaria, ad avermi colpita maggiormente. Con i figli in giro per l\u2019Italia, e poi anche per lei il carcere, la separazione, le lettere che scriveva loro, l\u2019insegnamento dell\u2019onest\u00e0, della dedizione alla causa, della coerenza personale come massima eredit\u00e0 da tramandare.<br \/>\n<strong>Lo stupore che suscita questo libro si pu\u00f2 riassumere in due considerazioni: la prima \u00e8 la singolare esperienza di un bambino che introietta dentro di s\u00e9 tutte le contraddizioni di classe, di un\u2019epoca che dalla Resistenza va al PCI e quindi alle BR; la seconda, che \u00e8 conseguente alla prima, \u00e8 la linearit\u00e0 di una scelta come la lotta armata.<\/strong><br \/>\n<strong> Ci hanno abituati a pensare che il fenomeno lotta armata fosse un fatto marginale e circoscritto, secondario, addirittura salottiero: militanti figli di pap\u00e0 che si pentivano appena messo il piede in questura, intellettuali che facevano a gara a chi formulava i comunicati pi\u00f9 illeggibili e indecifrabili (\u201cdeliranti\u201d, li definiva regolarmente la stampa). Insomma, persone che pi\u00f9 lontane non si pu\u00f2 dal popolo, dal proletariato, e soprattutto dagli operai delle fabbriche.<\/strong><br \/>\n<strong> Niente di pi\u00f9 falso. Le prime BR erano parte integrante e decisiva di una linea politica che non poteva identificarsi con l\u2019imborghesimento di un Partito Comunista che faceva della concertazione il suo cavallo di battaglia. E stiamo parlando di quello che succedeva nelle citt\u00e0. E nelle carceri, luogo fondamentale di reclutamento delle BR? Dobbiamo pensare che il proletariato carcerario degli anni Sessanta-Settanta era rappresentato da un ben caratterizzato gruppo sociale: semianalfabeta, per lo pi\u00f9 parlava in dialetto meridionale. Furti, rapina e spaccio i delitti, quasi tutti legati a clan o gruppi familiari.<\/strong><br \/>\n<strong> Al di fuori di quella realt\u00e0 ci fu chi, come successe nelle carceri italiane, vedeva in quel sottoproletariato la risorsa per fare del mondo un luogo pi\u00f9 giusto, umano e decente. Del tutto inaspettatamente chi si riteneva escluso dalla storia ne diventava il protagonista, con un linguaggio che non escludeva l\u2019illegalit\u00e0, quindi percorsi gi\u00e0 noti, ma non pi\u00f9 finalizazati all\u2019arricchimento personale o del clan, bens\u00ec per portare a termine quel processo rivoluzionario verso uno stato socialista che il Partito Comunista aveva tradito.<\/strong><br \/>\n<strong> Sono impressionanti, e perci\u00f2 di eccezionale valore storiografico, le esperienze che Manolo racconta nel suo libro. Ci sono le lettere dal carcere, quelle scritte dai fratelli e dalle sorelle, quelle indirizzate ai figli, e poi la percezione palpabile di una Milano che scivola negli anni Ottanta e diventa irriconoscibile e anonima. L\u2019arrivo di nuovi proletari che non si chiamano pi\u00f9 tali, ma solo \u201ci nuovi poveri\u201d; i \u201cmarocchini\u201d, non l\u2019immigrazione del sud Italia ma quella del Marocco.<\/strong><br \/>\n<strong> E i Morlacchi che di tutto questo se ne fregano. Ancora negli anni Novanta, fino al funerale di Pierino, uomini irriducibili, non della lotta armata ma della coerenza, che lo salutano con lo striscione: \u201cCiao Pierino. Fino alla vittoria. I compagni\u201d.<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/pierino.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1914\" title=\"pierino\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/pierino-300x99.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"99\" \/><\/a><\/p>\n<p>E\u2019 stata anche la mia frustrazione, per questo capisco cos\u00ec bene Pierino e Manolo. Mi trovavo a parlare con i compagni del PCI e non li capivo. Ero molto giovane allora, e pensavo che un militante del PCI facesse della sua vita un modello ideologico-comportamentale intransigente e incorruttibile, e inevitabilmente mi trovavo a subire conversazioni che riguardavano investimenti finanziari, ideali che non andavano al di l\u00e0 dell\u2019acquisto di un appartamentino al mare, la partecipazione alla vita di partito che si limitava alla mangiata di polenta e salciccia alla festa dell\u2019Unit\u00e0.<br \/>\nQuelli erano i compagni? E il mio pensiero andava \u2014 sorridevo mentre lo cullavo nella mente \u2013 a una viaggio in treno di qualche tempo prima, in un vagone di seconda classe con alcuni coetanei, verso il sud. Di fronte a me un ragazzo teso, guardingo, un poco spaventato ma determinato, con folti baffi e capelli appena un po\u2019 lunghi, che al tentativo di coinvolgerlo in una nostra conversazione rispondeva impacciato, in un italiano appena comprensibile.<br \/>\nTeneva stranamente una mano sull\u2019avambraccio della mano sinistra, come a nascondere una ferita o una cicatrice sgradevole alla vista. Finalmente si addorment\u00f2, e pian piano la mano gli scivolo sul sedile. Ci\u00f2 che teneva gelosamente nascosto era un grande tatuaggio con la stella a cinque punte e la scritta BR in evidenza. Roba fatta artigianalmente, in carcere. Quel giovane, decisi, era il mio referente. La persona per la quale avrei continuato a lottare.<br \/>\n<strong>(Daniela Bandini )<\/strong><\/p>\n<p><strong>27 Gennaio<\/strong><\/p>\n<p>Sinceramente non \u00e8 che mi entusiasmino le giornate, le ricorrenze istituzionalizzate, spesso svuotate del loro significato originario, trasformate in cene e cotillion come \u00e8 stato, purtroppo , per l&#8217;8 marzo. Anche perch\u00e8 tanti, troppi, si lavano la coscienza con la presenza, un discorso, una foto su fb. Come se fosse possibile essere consapevoli, giusti, persino antifascisti, un giorno all&#8217;anno&#8230;&#8230;ma due parole su quella che \u00e8 conosciuta come la <strong>giornata della memoria<\/strong>, il 27 gennaio, l&#8217;arrivo dei soldati dell&#8217;armata rossa a Auschwitz vorrei dirle. Sono quelle di mia madre, abitante nel &#8217;44 nella montagnola senese, partecipe, con la piccola comunit\u00e0 di <strong>Scorgiano<\/strong>, all&#8217;accoglienza di una famiglia di ebrei fiorentini, nascosti e salvati da tutti. Il capofamiglia era un sarto, dopo la sua salvezza ringrazi\u00f2 cucendo una bandiera rossa con la falce e martello in oro per la sez del PCI appena riaperta. Quando domandai a mia madre se non avessero avuto paura in quei lunghi mesi ( si rischiava la fucilazione mentre, per chi avesse fatto la spia, si promettevano forti ricompense in denaro) rispose stupita &#8221; non potevamo che farlo, che c&#8217;\u00e8 di strano ? &#8220;. E doveva essere cos\u00ec per tutti, perch\u00e8 non trovate traccia di questo episodio nei libri di storia locale. Mia madre, che mi aveva raccontato tanti episodi della guerra, questo me lo raccont\u00f2 per caso, senza dargli molta importanza. Ecco, adesso ne faccio Memoria, anche se non dovrebbe esserci niente di strano. (Stefano Erasmo)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/era.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1931\" title=\"era\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/era-300x110.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"110\" \/><\/a><br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br \/>\n<strong>L&#8217;anarchia spiegata a mia figlia : il nuovo libro di Pippo Guerrieri, BFS edizioni qui in free download e streaming<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/LanarchiaSpiegataAMiaFiglia\">https:\/\/archive.org\/details\/LanarchiaSpiegataAMiaFiglia<\/a> <\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Io non credo nei partiti. Ma non perch\u00e9 siano stati occupati da persone disoneste. Io non credo nei partiti perch\u00e9 non credo nella delega. [&#8230;] Non sono un comunista. Io sono anarchico. Non mi interessa che il popolo vigili sull\u2019amministrazione pubblica. Io non credo che il popolo debba essere amministrato da qualcuno. Io voglio il superamento di questa democrazia, non che venga amministrata decentemente. Questo era il dibattito negli anni \u201960 rispetto ai manicomi. Qualcuno voleva umanizzarli, qualcun altro cancellarli. Si umanizza un\u2019istituzione disumana solo cancellandola. \u201d<\/strong><br \/>\n<strong>( Ascanio Celestini )<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=w0IJ9LqJ0ss\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=w0IJ9LqJ0ss<\/a><br \/>\n\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014<br \/>\nle foto di questo numero\u00a0\u00a0sono in gran parte\u00a0di Stefano Pacini\u00a0, Marco Dinoi, Daniela Neri<br \/>\n<strong>Link utili<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\">www.stefanopacini.org<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.radiomaremmarossa.it\">www.radiomaremmarossa.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\">www.carmillaonline.com<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.ltmd.it\">www.ltmd.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.infoaut.org\">www.infoaut.org<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/collettivoanarchico.noblogs.org\">http:\/\/collettivoanarchico.noblogs.org<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.senzasoste.it\">www.senzasoste.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.finimondo.org\">www.finimondo.org<\/a><br \/>\nfemminismo-a-sud.noblogs.org\/<br \/>\nanarresinfo.noblogs.org<\/p>\n<p><strong>Maremma Libertaria Esce quando pu\u00f2 e se e come gli pare. Non costa niente, non consuma carta e non inquina, se non le vostre menti. Vive nei nostri pensieri, perch\u00e8 le idee e le rivoluzioni non si fanno arrestare, si diffonde nell\u2019aere se lo inoltrate a raggera. Cerca di cestinare le cartoline stucchevoli di una terra di butteri e spiagge da bandiere blu, che la Terra \u00e8 nostra e la dobbiamo difendere! Cerca di rompere la cappa d\u2019ipocrisia e dare voce a chi non l\u2019ha, rinfrescando anche la memoria storica, che senza non si va da nessuna parte. Pi\u00f9 o meno questo \u00e8 il Numero 14 del 27\u00a0gennaio 2014. Maremma Libertaria pu\u00f2 essere accresciuta in corso d\u2019opera ed inoltro da tutti noi, a piacimento, fermo restando l\u2019antagonismo , l\u2019antifascismo e la non censura dei suoi contenuti.<\/strong><\/p>\n<p>In Redazione, tra i cinghiali nei boschi dell\u2019alta maremma, Erasmo da Mucini, Ulisse dalle Rocche, il Fantasma della miniera, il subcomandante capraio, Alberto da Scarlino, Alessandro da Grosseto, Antonello dalla Tuscia, Luciana da Pomonte, Complici vari , Ribelli di passaggio, maremmani emigrati a Barcelona.<br \/>\nNo copyright, No dinero, ma nel caso idee, scritti, foto, solidariet\u00e0 e un bicchiere di rosso.<br \/>\n\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2013<br \/>\nMy way Sid Vicious !<br \/>\n<a href=\"http:\/\/youtu.be\/HD0eb0tDjIk\">http:\/\/youtu.be\/HD0eb0tDjIk<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/sid-vicious-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1915\" title=\"sid-vicious-\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/sid-vicious--300x237.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"237\" \/><\/a><br \/>\n\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014<br \/>\nNostra patria il mondo intero, nostra legge la Libert\u00e0, ed un pensiero Ribelle in cuor ci sta (Pietro Gori)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/youtu.be\/_KVRd4iny8E\">http:\/\/youtu.be\/_KVRd4iny8E<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/nostrapatria-300x225.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1916\" title=\"nostrapatria-300x225\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/nostrapatria-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><br \/>\n\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014<br \/>\nPotranno tagliare tutti i fiori, ma non riusciranno a fermare la Primavera (Pablo Neruda)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/youtu.be\/wEy-PDPHhEI\">http:\/\/youtu.be\/wEy-PDPHhEI<\/a><br \/>\n(Victor Jara canta Neruda)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/corteo.bmp\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1917\" title=\"corteo\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/corteo.bmp\" alt=\"\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Sempre, comunque e dovunque : Libert\u00e0 per tutti i compagni arrestati !\u2013 Fori i compagni dalle galere !-Libertad para todos los presos ! \u2013 liberdade para companheiros presos! -comrades preso askatasuna!- libert\u00e9 pour les camarades emprisonn\u00e9s!-freedom for imprisoned comrades !- Freiheit f\u00fcr inhaftierte Genossen!- \u03b5\u03bb\u03b5\u03c5\u03b8\u03b5\u03c1\u03af\u03b1 \u03b3\u03b9\u03b1 \u03c6\u03c5\u03bb\u03b1\u03ba\u03b9\u03c3\u03bc\u03ad\u03bd\u03bf\u03c5\u03c2 \u03c3\u03c5\u03bd\u03c4\u03c1\u03cc\u03c6\u03bf\u03c5\u03c2 ! \u2013 \u0627\u0644\u062d\u0631\u064a\u0629 \u0644\u0631\u0641\u0627\u0642<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>i buoni propositi &#8211; il dolce veleno della tolleranza- Marco Dinoi- Piombino e Livorno &#8211; 27 gennaio- Oriente ultima frontiera- Bhopal-disastrartcollages<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1901,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-1864","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-maremma-libertaria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1864","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1864"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1864\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3008,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1864\/revisions\/3008"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1864"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1864"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1864"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}