{"id":111,"date":"2011-06-11T10:39:05","date_gmt":"2011-06-11T10:39:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/?p=111"},"modified":"2021-10-22T08:07:13","modified_gmt":"2021-10-22T08:07:13","slug":"qui-son-els-indignats-prima-dopo-e-oltre-il-15-m-delle-piazze-spagnole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2011\/06\/11\/qui-son-els-indignats-prima-dopo-e-oltre-il-15-m-delle-piazze-spagnole\/","title":{"rendered":"Qui s\u00f3n els indignats? Prima, dopo e oltre il 15-M delle piazze spagnole"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/PORTOGALLO-10.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-169\" title=\"PORTOGALLO 10\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/PORTOGALLO-10-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>di Emiliano Pacini<\/strong><br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" title=\"Indignats\" src=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/local\/cache-vignettes\/L300xH179\/Schermatabn-7ad39.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"179\" \/><br \/>\n<\/strong><br \/>\n<em>8 giugno 2011<\/em><br \/>\nA Barcellona, come nel resto della Penisola Iberica, il 15 maggio ha segnato l\u2019inizio di un nuovo movimento di base, eterogeneo e apartitico. Sia la forza che la debolezza di questo nuovo soggetto politico che irrompe sulla scena pubblica sono legate alla sua difficile classificabilit\u00e0.<br \/>\nProviamo ad andare con ordine per cercare di capire meglio che cosa il 15 maggio (da qui in avanti 15-M) abbia cambiato nell\u2019asfittico panorama socio-economico iberico ed europeo.<br \/>\n<strong>Prima del 15-M<\/strong><br \/>\nUn\u2019altra campagna elettorale si avvicinava alla fine; i due partiti principali, il post franchista PP ed il social-riformista PSOE, provavano ad accaparrarsi fino all\u2019ultimo voto in vista delle elezioni comunali e provinciali.<br \/>\nIl PP, da 7 anni all\u2019opposizione in parlamento, aveva il gioco pi\u00f9 facile e sfruttava la disastrosa crisi economica mondiale come esempio delle nefandezze del PSOE in tutti gli anni di \u201cgiogo socialista\u201d che la Spagna aveva dovuto subire. Nei quartieri generali del PSOE si analizzavano invece nervosamente le statistiche con le intenzioni di voto che presagivano una sconfitta epocale per il socialismo spagnolo.<br \/>\nPrincipale catalizzatore dell\u2019astio nazionale \u00e8 Jose Luis Rodriguez Zapatero: quello che un tempo \u00e8 stato un eroe della sinistra italiana (chi si ricorda <em>Viva Zapatero<\/em> della Guzzanti?) \u00e8 diventato nel giro di 2 anni e mezzo il premier spagnolo pi\u00f9 impopolare di tutti i tempi. Forse solo Aznar del dopo-bombe di Madrid ha raggiunto un indice di popolarit\u00e0 pi\u00f9 bassa di lui; ZP, come lo chiamano da queste parti, ha applicato alla lettera tutte le indicazioni del FMI e dell\u2019Unione Europea, tagliando aiuti e fondi per la disoccupazione, peggiorando le prestazioni essenziali come sanit\u00e0 e educazione e lasciando in pace solo il fondo stanziato per le spese militari.<br \/>\nNon \u00e8 quindi sorprendente che in tutta la Spagna i socialisti si siano messi a far campagna elettorale nascondendo il capo, presentando gli uomini di terza e quarta fila, i volti meno noti insomma; i candidati locali si dichiaravano tutti figli del popolo di Barcellona, Huesca o Puerto Hurraco e non vecchi baroni socialisti calati da Madrid a raccattare voti.<br \/>\nInsomma, il PSOE si avviava a incassare una sconfitta storica.<br \/>\nContemporaneamente alla campagna elettorale ufficiale, altri collettivi facevano sentire la loro voce attraverso la piattaforma pi\u00f9 rapida e capillare: Internet.<br \/>\nIl misconosciuto movimento \u201cDemocracia Real Ya!\u201d convocava attraverso Facebook e Twitter una manifestazione apartitica e asindacale per domenica 15 Maggio. Le ragioni della convocazione erano molto generiche e condivisibili dalla stragrande maggioranza della popolazione iberica: lotta alla corruzione politica, fine del sistema bipartitico, basta soldi pubblici alle banche, basta disoccupazione. Fino al 15 nessun media ufficiale ha preso in considerazione quello che sarebbe diventato un vero e proprio tsunami sociale; senza partiti n\u00e9 sindacati di mezzo non c\u2019era molto appeal per i notiziari della sera, impegnati a coprire la campagna elettorale.<br \/>\nQuasi nessuno, tantomeno gli organizzatori stessi di \u201cDemocracia Real Ya!\u201d, si aspettavano quello che sarebbe successo di l\u00ec a poco.<br \/>\n<strong>Il 15-M<\/strong><br \/>\nDomenica 15 Maggio \u00e8 una bella giornata in quasi tutta la Spagna, uno di quei giorni primaverili in cui non fa troppo caldo, si pu\u00f2 gi\u00e0 fare il bagno e si pu\u00f2 consumare birra e tapas all\u2019aperto senza prendere fresco.<br \/>\nDi passaggio nel centro di Barcellona e sulla strada di casa, mi ricordo della manifestazione di cui avevo letto alcuni giorni prima sulla rivista di satira e fumetti \u201cEl Jueves\u201d, l\u2019equivalente spagnolo del \u201cVernacoliere\u201d di Livorno. Con Agnese ci siamo messi a cercare il corteo e lo abbiamo trovato in Piazza Catalunya che ancora doveva partire. Grande colpo d\u2019occhio, tanta gente, colore giallo predominante come simbolo di protesta, centinaia di cartelli e striscioni ma nessun simbolo di partito o sindacato. Ci siamo trovati vicino al furgone dell\u2019organizzazione, alla testa del corteo mentre veniva letto il manifesto della piattaforma \u201cDemocracia Real Ya!\u201d: il miscuglio gi\u00e0 descritto di buoni propositi e indignazione di chi non ne pu\u00f2 pi\u00f9 e si \u00e8 finalmente reso conto di essere sfruttato da questa societ\u00e0.<br \/>\nGi\u00e0 allora alcune contraddizioni balzavano agli occhi ma non abbastanza per offuscare la legittima ondata di entusiasmo nel vedere quindicimila persone autoconvocatesi in strada; quello che fino al giorno prima sembrava impossibile, cio\u00e8 il passaggio dai forum di internet alle strade, stava avvenendo l\u00ec, in diretta, davanti ai nostri occhi.<br \/>\nQuello che \u00e8 successo quel giorno \u00e8 gi\u00e0 storia o addirittura mitologia per una parte del movimento: la decisione di occupare la Puerta del Sol a Madrid, le cariche e lo sgombero, la rioccupazione di Sol e di circa altre centosessanta piazze in tutta la Spagna.<br \/>\nA Barcellona gli \u201cIndignados\u201d hanno marciato sulla Piazza Catalunya in centocinquanta circa e hanno deciso di accamparsi fino alle elezioni del 22 maggio.<br \/>\nDi l\u00ec a poche ore sarebbero stati ribattezzati \u201cacampados\u201d dalla stampa main stream che cominciava a capire che si stava mettendo in moto qualcosa di grosso, qualcosa che era stato volutamente ignorato fino a quel momento ma che dal giorno dopo non sarebbe pi\u00f9 stato possibile ignorare.<br \/>\n<strong>Dopo il 15-M<\/strong><br \/>\nLa cosa sorprendente di questo movimento \u00e8 la quantit\u00e0 di solidariet\u00e0 attiva che ha saputo convogliare su di s\u00e9 da molti lati della societ\u00e0. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che questo movimento \u00e8 composto da una massa eterogenea difficilmente catalogabile di individui: studenti, disoccupati, vecchi attivisti politici, punkabbestia, pacifisti, anarchici, religiosi e spirituali.<br \/>\nTutte queste persone, colpite in maniera pi\u00f9 o meno diretta dai tagli al sociale dello stato e dalla crisi economica, si sono ritrovate nello stesso sacco: utili idioti in mano a banche e politici che devono votare ogni quattro anni e poi zittirsi.<br \/>\nDa tempo mi chiedevo come fosse possibile che, in un paese che non cresce, con il 20% di disoccupazione (il 40% tra i giovani) e lo spettro della povert\u00e0 diffusa sempre pi\u00f9 incombente, la gente non si rivoltasse e scendesse nelle strade. Ora che questo \u00e8 successo, dopo tanti anni di passivit\u00e0 alimentata da calcio e soldi a rate, televisori al plasma e macchina nuova con gli incentivi statali, molte domande hanno avuto una loro risposta.<br \/>\nEppure non \u00e8 tutto oro quel che luccica.<br \/>\n<strong>Chi c\u2019\u00e8 dietro il 15-M?<\/strong><br \/>\nAll\u2019indomani della creazione delle \u201cacampadas\u201d in tutta la Spagna, un settore del marxismo-leninismo iberico ha cominciato a far circolare voci (letteralmente) sinistre sulla piattaforma \u201cDemocracia Real Ya!\u201d; secondo questi ultimi, i finanziatori occulti di questo movimento sono un gruppo di partitini alla sinistra del PSOE che, fiutato il gramo vento delle elezioni imminenti, hanno ben pensato di creare un movimento borghese di piazza col fine di strumentalizzarlo, per poi spuntar fuori al momento giusto e farsi interpreti parlamentari del malcontento pubblico.<br \/>\nNella maggior parte dei casi questi commenti sono stati dettati da invidia personale e rabbia che i \u201crivoluzionari di professione\u201d provavano nel vedere qualche giovane sbarbatello riuscire laddove loro hanno sempre fallito. Eppure, c\u2019\u00e8 un fondo di verit\u00e0 sotto alle pi\u00f9 becere teorie del complotto messe in giro: ad oggi non \u00e8 chiaro dove sono stati raccolti i fondi per mettere in moto questo movimento e come faceva notare qualcuno, furgoni, impianto hi-fi e cartelloni bicromatici plastificati sono tutti costi oggettivamente non indifferenti per una piattaforma popolare appena nata dal nulla.<br \/>\nAd ogni modo, non credo che sia sano voler sempre vedere complotti, anche dove non ce ne sono; \u00e8 probabile che il movimento 15-M sia nato sull\u2019impulso di alcuni collettivi specifici legati a partitini di sinistra (qualcuno ricorda Rifondazione Comunista ed il \u201cPartito di Lotta e di Governo\u201d inventato da Bertinotti? ecco, siamo l\u00ec) vogliosi di farsi spazio e raccogliere il voto degli arrabbiati.<br \/>\nSe questo era il loro intento, hanno fallito.<br \/>\n<strong>Il 22 maggio<\/strong><br \/>\nLe elezioni del 22 maggio, ad una settimana esatta dall\u2019inizio delle acampadas, hanno spazzato via il socialismo alla spagnola ed in generale hanno premiato partiti di destra e\/o portatori di messaggi conservatori e xenofobi. Il PP ha vinto ovunque, Barcellona \u00e8 caduta in mano a Convergencia i Uni\u00f2 (CiU, nazionalisti catalani di stampo democristiano) dopo trentadue anni di sindaci socialisti e la mappa di tutta la Spagna si colora di azzurro \u201cpopular\u201d.<br \/>\nTutta?<br \/>\nNo, come in Asterix, c\u2019\u00e8 una piccola parte del paese che rimane rossa.<br \/>\nVai a vedere e ti accorgi che si chiama Euskadi e che la sinistra indipendentista basca ha preso il 25% dopo dodici anni che lo Stato rendeva illegale qualsiasi partito del genere in questa regione (per la cronaca \u00e8 risultato primo partito il PNV, nazionalisti-democristiani baschi, col 27%).<br \/>\nNel corso dell\u2019ultimo decennio, prima la destra con Aznar e in seguito i socialisti con Zapatero, hanno provato a chiudere la \u201ccrisi basca\u201d attraverso la tecnica del (tanto) bastone e della (poca)carota. Il bastone: illegalizzare qualsiasi partito si dichiari indipendentista e sia sospettabile di connivenza con ETA. Il principale esecutore delle illegalizzazioni \u00e8 stato il giudice Garzon, famoso da noi in Italia per aver processato Pinochet; prima vittima di questo processo, il partito Herri Batasuna (Avanti Popolo, in basco), considerato l\u2019ala politica di ETA e principale interlocutore dello stato nel corso di ogni trattativa avvenuta con ETA fino ad oggi. La carota: favorire il terreno a tutte le formazioni politiche che ripudino il terrorismo e la violenza come parte del discorso politico generale e che non siano fattivamente indipendentiste in particolare; in questa maniera il Partito Socialista Basco \u00e8 riuscito per la prima volta nella sua storia a conquistare lo scranno di Lehendakari (Governatore) nelle passate amministrative.<br \/>\nNonostante la decadenza militare di ETA sia chiara e irreversibile non c\u2019\u00e8 per\u00f2 stata una volont\u00e0 chiara di Madrid di voler chiudere in maniera politica il conflitto basco, come fatto ad esempio in Irlanda del Nord: alla pregiudiziale della condanna di ETA e al rifiuto della violenza per chi volesse fare politica in Euskadi, sono state via via aggiunte sempre nuove clausole e postille per sabotare la svolta pacifica indipendentista. Clausole che nessuno si \u00e8 mai sognato di imporre al PP, partito erede del franchismo e pieno di fascisti e speculatori arricchitisi ai tempi di Franco.<br \/>\nLa novit\u00e0 di queste elezioni amministrative \u00e8 stata la legalizzazione della lista Bildu, prima formazione dichiaratamente indipendentista e socialista che abbia avuto la possibilit\u00e0 di presentarsi alle urne in dodici anni.<br \/>\nAlle urne i baschi hanno dimostrato in massa che la tolleranza zero verso chiunque non si cali le brache davanti a Madrid non paga; l\u2019avviso \u00e8 chiaro: ETA \u00e8 finita ma adesso c\u2019\u00e8 da rispondere al voto popolare.<br \/>\n<strong>Il 27 maggio<\/strong><br \/>\nFinite le elezioni, finita la copertura mediatica positiva delle \u201cacampadas\u201d.<br \/>\nPochi giorni prima si potevano ascoltare cronache di amabili panettieri che regalavano viveri ai giovani rivoluzionari; ebbene, dall\u2019alba alla notte quegli stessi giovani rivoluzionari sono diventati barboni incivili che danneggiano gli esercenti del centro di Madrid o Barcellona.<br \/>\nCom\u2019\u00e8 avvenuto questo cambiamento?<br \/>\nMentre prima del voto tutti i partiti hanno cercato di accattivarsi le simpatie degli indignati col ritornello della \u201ccomprensibile rabbia\u201d, a urne chiuse hanno richiamato all\u2019ordine i pennivendoli di regime incitandoli a dar contro agli indignati.<br \/>\nTutto il processo di discredito e repressione \u00e8 cominciato il 23 Maggio e ha avuto come apice (per ora) il tentato sgombero di Piazza Catalunya.<br \/>\nLe immagini delle manganellate dei Mossos D\u2019Esquadra (polizia autonoma catalana) su manifestanti inermi hanno fatto il giro del mondo e hanno supposto una \u201cvittoria tattica\u201d degli acampados che hanno incassato un sostegno enorme da parte della societ\u00e0 civile e hanno prolungato la spinta popolare che ha sostenuto fino ad oggi il movimento 15-M.<br \/>\n<strong>Conclusioni sull\u2019acampadaBCN<\/strong><br \/>\nL\u2019argomento del pacifismo integralista sta spaccando l\u2019unit\u00e0 delle assemblee: secondo molte testimonianze una minoranza di stampo borghese sta imponendo al resto degli acampados la linea della non violenza passiva come unico mezzo di azione rivendicativo. La stessa minoranza che impone la linea sulla non violenza ha inoltre gettato la maschera proprio nel giro di queste ore, operando con tutte le sue forze affinch\u00e9 il resto dell\u2019assemblea votasse a favore della mozione di sgombero della piazza durante la notte.<br \/>\nQuello che sembra premere molto a questi \u201cfiguri\u201d, spuntati solo adesso in piazza da quando le proteste sono cominciate, \u00e8 la cessazione dell\u2019<em>acampada<\/em> durante la notte in favore di una ricollocazione strategica nei quartieri. Gli stessi assicurano che le attivit\u00e0 diurne continueranno normalmente a tempo indefinito (o fino alla fine della stagione estiva, aggiungono i detrattori di questo gruppo). Per assicurarsi di avere in mano il consenso della piazza questi riformisti hanno sabotato la stessa Commissione Comunicazione; prima rendendogli impossibile l\u2019accesso allo script del sito dell\u2019<em>acampada<\/em> e poi pubblicando in proprio la proposta di \u201cricollocazione\u201d ancora da sottoporre a dibattito come se gi\u00e0 fosse una risoluzione effettiva.<br \/>\nInsomma, qualcuno sta spendendo molte pi\u00f9 energie per controllare militarmente l\u2019acampada che per trovare nuovi sbocchi alla protesta; questo gruppo \u00e8 una minoranza ma ha gi\u00e0 commesso una serie di madornali errori strategici, cercando di mantenere l\u2019area della protesta tutto sommato circoscritta e utilizzando come scudi umani i manifestanti pi\u00f9 ingenui e idealisti che infatti hanno assolto al loro compito assorbendo le manganellate della polizia a scopo mediatico.<br \/>\nPer fortuna il resto degli accampati ha ancora tanta voglia di lottare e anzi rilancia con un acampada davanti al Parlamento Catalano il 14 e 15 giugno e la simbolica \u201cchiusura del parlamento\u201d da imporre pacificamente ai politici catalani, colpevoli di aver portato a capo una serie di tagli pesantissimi (<em>retalladas<\/em>, in catalano) alla sanit\u00e0, educazione e assistenza sociale.<br \/>\nPer il 19 Giugno \u00e8 stata convocata una manifestazione di massa che dovr\u00e0 partire, ancora una volta, da Piazza Catalunya. Giugno sar\u00e0 un mese decisivo per il movimento degli indignati catalani; con un occhio a Madrid, si svolger\u00e0 probabilmente la resa dei conti definitiva tra chi sta cercando di manipolare in chiave borghese e riformista questa protesta e chi invece vuol portare questa <em>#spanishrevolution<\/em> da Twitter alle strade, ai posti di lavoro, alle banche, ovunque.<br \/>\nUno dei mille cartelli innalzati in Piazza Catalunya riporta queste parole che Capo Tupac Katari pronunci\u00f2 prima di essere ucciso dagli Spagnoli: <em>\u201cVolver\u00e8 y ser\u00e9 millones\u201d<\/em>. Torner\u00f2 e saremo milioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emiliano Pacini 8 giugno 2011 A Barcellona, come nel resto della Penisola Iberica, il 15 maggio ha segnato l\u2019inizio di un nuovo movimento di base, eterogeneo e apartitico. 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