{"id":1073,"date":"2012-04-27T12:31:12","date_gmt":"2012-04-27T12:31:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/?p=1073"},"modified":"2021-10-23T20:03:29","modified_gmt":"2021-10-23T20:03:29","slug":"maremma-libertaria-n-7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/2012\/04\/27\/maremma-libertaria-n-7\/","title":{"rendered":"Maremma Libertaria n 7"},"content":{"rendered":"<p><strong><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/maremma-libertaria.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"maremma-libertaria\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/maremma-libertaria-300x42.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"42\" \/><\/a><\/strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Sommario: R\/Esistenza !\u00a0 &#8211; Ancora su Piazza Fontana, Pinelli e Calabresi &#8211; l&#8217;Internazionale situazionista &#8211; \u00a0Renzo Novatore- Marco Di Noi- Poeti maremmani- Cinema\u00a0 &#8211; Libri resistenti<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>R\/Esistenza !<\/strong><br \/>\n<strong>Un po&#8217; per scherzo, un po&#8217; per amore siamo arrivati al primo compleanno di Maremma Libertaria, all&#8217;inizio due cartelle scritte agli amici, strada e complici facendo, qualcosa di pi\u00f9. E, guarda caso festeggiamo il tutto il 25 aprile, alla Corte dei miracoli all&#8217;ex O.P. di Siena , con una serata a ingresso libero con concerti, mostre fotografiche, installazioni, documenti storici del nostro archivio, libri , vino rosso e cacio per tutti. <\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/25-aprile-1945.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1074\" title=\"25 aprile 1945\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/25-aprile-1945-300x196.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"196\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/IMG_6144ip.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1114\" title=\"IMG_6144ip\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/IMG_6144ip-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Corte dei miracoli, 25 aprile<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Video : Partigiani, ci chiamavano ribelli\u00a0 <a href=\"http:\/\/youtu.be\/UGiFA_EsQu4\">http:\/\/youtu.be\/UGiFA_EsQu4<\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Ancora su Piazza Fontana, Pinelli, Calabresi&#8230;..e sulla strage di Brescia<\/strong><\/p>\n<div>\n<div><strong>&#8220;Il romanzo di una strage&#8221;: un film ammiccante, menzognero, pavido, vigliacco, politicamente corretto, cialtrone<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div>di <strong>Girolamo De Michele<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/nouturn.jpg\" alt=\"nouturn.jpg\" width=\"135\" height=\"194\" align=\"right\" border=\"0\" hspace=\"4\" vspace=\"2\" \/><br \/>\n<em>Il romanzo di una strage<\/em> \u00e8, in prima battuta, un titolo ammiccante. Pasolini, <a href=\"http:\/\/www.pasolini.net\/saggistica_scritticorsari_c.htm\"><em>Il romanzo delle stragi<\/em><\/a>, io so ma non ho le prove: avete presente? Quella roba l\u00ec. Quella roba che nel film non c&#8217;\u00e8. Detto fuori dai denti: cominciano a svenderli a 3&#215;2, i pasoliniani de noantri che si riempiono la bocca col coraggio della verit\u00e0, il dovere della verit\u00e0, la religione della verit\u00e0 fino all&#8217;estremo, e poi continuano a ruzzolare e razzolare come e peggio di prima. Il modo peggiore di uccidere una seconda o terza volta Pasolini \u00e8 quello di usarlo come specchietto per le allodole: e Giordana, dopo aver girato un film su Pasolini nel quale, com&#8217;era suo dovere di intellettuale, lasciava intendere altri scenari e altri finali al di l\u00e0 di quelli giudiziari ufficiali, tradisce se stesso, il suo mentore e il pubblico con un film nel quale non si arriva neanche alle verit\u00e0 giudiziarie, figurarsi spingere lo sguardo un filo pi\u00f9 in l\u00e0.<br \/>\n<a name=\"more\"><\/a><em>Il romanzo di una strage<\/em> \u00e8, quindi, un titolo menzognero. Perch\u00e9 &#8220;romanzo&#8221; dovrebbe alludere a un&#8217;opera di fantasia che non replica il reale, ma lo arricchisce attraverso una grammatica delle immagini che sopravanza quella grammatica delle parole che ripete il mondo. E in tal modo rende possibile dire ci\u00f2 che la parola non pu\u00f2 dire: la potenza della fantasia, si direbbe nella lingua di Dante. Ricorda <a href=\"http:\/\/foglianuova.wordpress.com\/2012\/04\/01\/il-telefilm-della-bomba\/\">Goffredo Fofi<\/a> che il cinema italiano fu capace, all&#8217;indomani di dittatura e guerra, di opere che raccontarono ci\u00f2 che ancora non si aveva la forza di dire. <em>A l\u2019alta fantasia qui manc\u00f2 possa<\/em>, si potrebbe dire: ma ci\u00f2 ch&#8217;\u00e8 certo \u00e8 che qui s&#8217;\u00e8 parsa la sua (di Giordana) nobilitade.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/corrierepinelli.jpg\" alt=\"corrierepinelli.jpg\" width=\"153\" height=\"216\" align=\"right\" border=\"0\" hspace=\"4\" vspace=\"2\" \/><em>Il romanzo di una strage<\/em> \u00e8, dunque, un film pavido. Che non ha il coraggio di dire che non segmenti marginali o laterali dello Stato, ma lo Stato in quanto tale, o se si preferisce l&#8217;altra faccia dello Stato, il doppio Stato, pianific\u00f2 e attu\u00f2 coscientemente la strategia della tensione, delle stragi, dei depistaggi, al fine di &#8220;destabilizzare per stabilizzare&#8221;. A mettere la bomba (la &#8220;seconda&#8221;, quella &#8220;vera&#8221;) sono stati figuri di secondo o terzo piano, esaltati e manovrati da soggetti stranieri, o al massimo dei &#8220;servizi&#8221; \u2013 espressione buona per indicare tutti e nessuno. Non c&#8217;entra la Democrazia Cristiana, non c&#8217;entrano i padroni (neanche quelli che, tra una sambuca e un motorino, finanziavano lo stragismo), non c&#8217;entrano Guida e Allegra, non c&#8217;entra neanche Junio Valerio Borghese, e alla fine probabilmente nemmeno Umberto D&#8217;Amato. Al massimo i colonnelli greci, che tanto non ci sono pi\u00f9. Tutto qui, quel che c&#8217;\u00e8 da sapere? Ne sapevamo di pi\u00f9 non dico dalle contro-inchieste \u2013 a partire da <em>La strage di Stato<\/em> [<a href=\"http:\/\/www.uonna.it\/libro.htm\">qui<\/a>] \u2013, ma dal memoriale di Moro. Non c&#8217;era bisogno di Cattleya, di un cast sontuoso (e in buona parte meritorio), del pacchetto Giordana-Petraglia-Rulli. O forse s\u00ec, c&#8217;era proprio bisogno di loro. Perch\u00e9, lo spiego tra breve<br \/>\n<em>Il romanzo di una strage<\/em> \u00e8 un film vigliacco: ma appena un filino. Giusto un pelo, un pelino di vigliaccheria: ma pelo di cinghiale, spesso e duro. Forte coi deboli, indulgente coi potenti: piuttosto li si fa passare per coglioni (Rumor), sant&#8217;uomini cascati dal pero (Moro), iracondi poco ragionevoli (Saragat), stronzi (Guida e Allegra), ma colpevoli e complici mai. Valpreda (come in generale gli anarchici tutti, e anche Feltrinelli) \u00e8 raffigurato come un esaltato, uno che ha tanti di quei lati oscuri da aver potuto davvero metterla, la bomba (quella &#8220;finta&#8221;). E per rafforzare questo quadro \u2013 tanto Pietro non pu\u00f2 pi\u00f9 difendersi, e di parenti che si battono per la sua memoria non ne sono rimasti, e anche se fossero nessuno dirige un giornale \u2013 il Valpreda del film, come il mostro della &#8220;macchina del terrore&#8221; che vollero fosse \u2013 fa su e gi\u00f9 da Milano a Roma, da Roma a Milano, poi di nuovo a Roma con la vecchia 500&#8230; Poco importa che in questi 40 anni Carla Fracci abbia confermato che Valpreda era a Roma per un provino alla RAI, dove si incontrarono e si salutarono (e le pressioni da lei ricevute per tacerlo); poco importa che Valpreda nei giorni dopo la strage era a letto col febbrone: \u00abl&#8217;accusa voleva un Valpreda completamente fuori di senno che porta la bomba (in taxi), si costruisce un alibi milanese (a casa sua), si precipita a Roma (mostrandosi in pubblico), infine ritorna a Milano (per dare nuova conferma all&#8217;alibi milanese) e, veramente diabolico, si presenta al giudice Amati\u00bb. Sono parole, queste, di Marco Nozza, <em>Il pistarolo<\/em>, Saggiatore, 2011, p. 45: libro che Giordana dichiara di aver letto. E Nozza \u00e8 anche presente nel film \u2013 uno dei pochi meriti di questa pellicola, \u00e8 di rendere onore ai &#8220;pistaroli&#8221; \u2013 Nozza, Cederna, Stajano, Palumbo. Ma \u00e8 un onore anch&#8217;esso un po&#8217; vigliacco: ogni volta che c&#8217;\u00e8 da dire qualcosa di scomodo \u2013 l&#8217;agente Annaruma non \u00e8 stato assassinato dai manifestanti, Pinelli aveva ambedue le scarpe ai piedi, cose cos\u00ec \u2013 \u00e8 sempre la voce di un giornalista che lo dice: <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/Fotopatacca.jpg\" alt=\"Fotopatacca.jpg\" width=\"200\" height=\"144\" align=\"left\" border=\"0\" hspace=\"4\" vspace=\"2\" \/>mai una telecamera che inquadra, mai il film che mostra, figurarsi se Giordana ha il coraggio di dirvi <a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/2009\/05\/003040.html#003040\">cos&#8217;\u00e8 davvero successo al Pinelli<\/a>, quella sera che a Milano era caldo. Dietro al dito dei pistaroli gli autori del film si nascondono, metti mai che arrivi una querela&#8230; Basterebbe mostrare la foto del cosiddetto &#8220;riconoscimento&#8221; di Valpreda, lui scarmigliato e insonne in mezzo a quattro agenti vestiti da manichini Facis: ma cos\u00ec \u00e8 troppo facile, si corre il rischio di dire la verit\u00e0. E Valitutti, il testimone che <strong>NON VIDE<\/strong> uscire Calabresi dalla stanza della defenestrazione [<a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/2008\/01\/002526.html#002526\">qui<\/a> la sua testimonianza]? Cucchiarelli, nel suo <em>Il segreto di piazza Fontana<\/em>, fa fare a Pinelli, Calabresi e compagnia il giro dei quattro cantoni della Questura, neanche fossero le stanze di Hogwarts, per trovare un angolo nascosto alla visuale di Valitutti: Giordana lo trasforma in un mezzo scemo che vede Calabresi uscire, poi tace, poi mente. Sapete, gli anarchici&#8230;<br \/>\nE Pinelli? Uno schizzetto di fango, ma piccolo, appena appena: il sospetto che le bombe sui treni, l&#8217;8 agosto 1969, le abbia messe lui. \u00c8 vero, verissimo, che alla fine apprendiamo che quelle bombe le misero i fascisti: ma la modalit\u00e0 del <em>prefetto ex machina<\/em> che verbosamente rivela tutto ha un impatto retorico ben diverso da un sospetto che \u00e8 stato pi\u00f9 volte reiterato nell&#8217;azione filmica. Ma forse Giordana, Rulli e Petraglia queste cose da cinematografari non le sanno, faranno un altro mestiere. Resta che Pinelli viene assolto dallo spettatore non perch\u00e9 la trama lo dimostri: perch\u00e9 a rappresentarcelo come un uomo buono ci mette la sua faccia Favino. La responsabilit\u00e0 di mostrare il vero Pino Pinelli, Giordana non se l&#8217;\u00e8 presa: c&#8217;era il rischio di far fare una brutta figura al commissario Calabresi. Per la cronaca: Pinelli quelle bombe non poteva averle messe, perch\u00e9 era su un treno partito da dieci minuti quando il treno su cui furono messe arriv\u00f2 in stazione a Milano. \u00c8 scritto negli atti (Sofri lo riporta a p. 89 del suo <em>43 anni<\/em>), bastava leggerli: Giordana e gli sceneggiatori dicono di averlo fatto, sar\u00e0&#8230;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/funeralipinelli-300x200.jpg\" alt=\"funeralipinelli-300x200.jpg\" width=\"150\" height=\"100\" align=\"right\" border=\"0\" hspace=\"4\" vspace=\"2\" \/><em>Il romanzo di una strage<\/em> \u00e8 un film politicamente corretto, che conclude una trilogia iniziato con <em>Maledetti vi amer\u00f2<\/em> e <em>La caduta degli angeli ribelli<\/em>. Nel mezzo, Rulli e Petraglia ci hanno infilato anche la sceneggiatura di <em>La prima linea<\/em>. Cos&#8217;hanno in comune questi docu-film? Il racconto di un decennio depurato del contesto sociale, delle lotte, delle ragioni del conflitto di classe. A parte qualche corteo e qualche manganellata, del conflitto di classe stesso. Lo spettatore ideale presupposto da Giordana \u00e8 quell&#8217;archetipico cretino che ritorna in Italia in <em>Maledetti vi amer\u00f2<\/em>, ed \u00e8 riuscito, dal Venezuela (ma dov&#8217;era? In cima a una montagna?) a non sapere nulla di quel che era accaduto in Italia: per sapere dell&#8217;assassinio di Aldo Moro ha bisogno di un commissario di polizia che gli fa leggere il numero di &#8220;Lotta Continua&#8221;. Gli spettatori a cui Giordana si rivolge sono cos\u00ec: non sanno nulla, e si fidano ciecamente del nulla che Giordana &amp; C. hanno da dire loro. E quello che Giordana ha da raccontare loro \u00e8 una storia rassicurante, nella quale i conflitti sociali sono opera di qualche svitato (&#8220;Svitol&#8221; \u00e8 per l&#8217;appunto il nome del protagonista del suo primo film), di cui forse non sappiamo molto, ma tant&#8217;\u00e8&#8230; \u00abCom\u2019\u00e8 possibile che ci si possa accontentare di parodie di ricostruzione storica come questa, da opera dei pupi, da filodrammatica e da sceneggiata, da museo delle cere, da gara paesana di imitatori, tra santini e macchiette e tra opposti buoni e i morti non possono pi\u00f9 parlare, i vivi che sanno tacciono, i \u201cservizi\u201d \u2013 nazionali e internazionali \u2013 continuano, come hanno sempre fatto, a insabbiare, a inquinare, a manovrare, i politici a preferire la retorica alla persuasione\u00bb, si chiede Goffredo Fofi: perch\u00e9 \u00e8 rassicurante sapere che qualcun altro pensa e provvede per noi \u2013 sia pure un Aldo Moro santo subito fin dalla prima inquadratura, impersonato da un insopportabile Fabrizio Gifuni con il suo perenne essere-sopra-le-righe, e al quale bisognerebbe dire che non solo non \u00e8 Gian Maria Volont\u00e9, ma neanche Roberto Herlitzka. Pi\u00f9 inquietante sarebbe scoprire che il conflitto aveva delle cause, che c&#8217;\u00e8 stato davvero, che ha lasciato delle tracce, degli sconfitti e dei vincitori. Ma questo sarebbe cinema, di quello vero.<br \/>\n<em>Il romanzo di una strage<\/em> \u00e8, infine, un film discretamente cialtrone. Lascia che siano le facce degli attori, e non la trama e la tecnica narrativa, a orientare il pubblico: provate a mettere al posto di Favino e Mastrandrea due facce qualunque, per dire. Che Moro e Calabresi siano da santificare, s&#8217;\u00e8 detto, lo si capisce dalle prime inquadrature: il film comincia nel 1969, ma ci\u00f2 che \u00e8 accaduto ai due \u00e8 retroattivamente gi\u00e0 presente nella fisiognomica, e pazienza se Calabresi il vizio di interrogare gli anarchici sulla balaustra della finestra lo aveva anche <em>prima<\/em>. Per Valpreda no, non c&#8217;\u00e8 retroazione: ha pagato e sofferto come pochi, ma la faccia che resta impressa \u00e8 quella dell&#8217;esaltato del &#8217;69. Stesso discorso per l&#8217;espressione da genio malvagio che accomuna Delle Chiaie e Freda: fisiognomica di basso livello davvero. E tra un&#8217;inquadratura piatta e una scelta scenica banale (dovr\u00e0 pur passare in televisione, questa roba), senza mai un piano-sequenza degno di questo nome, un movimento di macchina originale, un&#8217;inquadratura particolare, arriviamo al gran finale, con la famosa finestra nella &#8220;famosa stanza&#8221; inquadrata in secondo piano, in leggera dissolvenza, mentre in primo piano D&#8217;Amato spiega a Calabresi che la terra gira attorno al sole, l&#8217;erba di una volta era pi\u00f9 verde e i neri hanno il ritmo nel sangue. Da un regista come Giordana non si pu\u00f2 pretendere che impari, riguardandosi chess\u00f2, <em>Deserto rosso<\/em> o <em>Professione reporter<\/em>, come Antonioni riusciva a fare di una finestra un&#8217;immagine alla Mark Rothko. \u00abCom\u2019\u00e8 che artisti, intellettuali e professionisti delle comunicazioni di massa, dei settori pi\u00f9 ufficiali di esse, non riescano mai o quasi mai a raccontare degnamente il tempo passato e a essere all\u2019altezza dei problemi di questo, che dei primi ha ereditato il peggio?\u00bb, si chiede ancora Fofi: beh, se non sono capaci dei fondamentali del mestiere, la risposta c&#8217;\u00e8. E la domanda diventa un&#8217;altra, che forse \u00e8 poi la stessa: com&#8217;\u00e8 che questa Italia osanna come intellettuali e artisti gente cos\u00ec?<br \/>\nA questo link si pu\u00f2 scaricare liberamente il punto di vista di <strong>Adriano Sofri <\/strong>su Piazza Fontana, son molte pagine ma ne vale la pena<\/p>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.43anni.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">http:\/\/www.43anni.it\/<\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>e sempre a proposito di stragi, tanto per chiudere il cerchio&#8230;.<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/insorgenze.files.wordpress.com\/2012\/04\/piazzadellaloggia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"piazzadellaloggia\" src=\"http:\/\/insorgenze.files.wordpress.com\/2012\/04\/piazzadellaloggia.jpg?w=300&amp;h=228\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"228\" \/><\/a><\/strong><\/div>\n<div>Dopo 38 anni dai fatti, cinque istruttorie e dieci sentenze, il sistema giudiziario non \u00e8 stato in grado di identificare dei responsabili per la strage di Brescia come per piazza Fontana e l\u2019Italicus. L\u2019assoluzione pronunciata ieri dalla corte d\u2019appello \u00e8 su tutte le prime pagine dei quotidiani di stamani dove pi\u00f9 o meno si grida allo scandalo, si censurano i \u00abdepistaggi\u00bb, \u00abl\u2019impunit\u00e0\u00bb, la \u00abstoria negata\u00bb, la \u00abbeffa\u00bb del risarcimento per le spese di giustizia inflitte ai familiari delle vittime.Manlio Milani, presidente dell\u2019Associazione familiari delle vittime della strage, si lascia andare davanti a Giovanni Bianconi del <em>Corriere della sera<\/em> ad alcune considerazioni disincantate: \u00abC\u2019\u00e8 una catena di ricatti che lega gli uni agli altri, dagli esecutori ai rappresentanti degli apparati, fino ai responsabili politici. Le coperture e i depistaggi son il risultato di questi collegamenti occulti, che negano la trasparenza e mettono in pericolo i presupposti della democrazia. Io temo che questo meccanismo funzioni ancora oggi, su diverse questioni, e se non viene denunciato e smantellato la vita di questo Paese rimarr\u00e0 sempre inquinata dal gioco dei ricatti\u00bb.<\/div>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">La verit\u00e0 sulle stragi sacrificata sull\u2019altare del compromesso storico<\/span><\/strong><br \/>\nMilani \u00e8 convinto che la verit\u00e0 sarebbe potuta venire fuori subito se ci fosse stato nella seconda parte degli anni 70 un diverso atteggiamento politico pi\u00f9 deciso nel denunciare le ambiguit\u00e0 istituzionali, \u00abCredo che subimmo \u2013 aggiunge \u2013 una certa timidezza del Pci dell\u2019epoca che non voleva rischiare di compromettere il rapporto con la Dc. Ma fino a quando la ragion di Stato avr\u00e0 il sopravvento sulla ricerca della verit\u00e0?\u00bb.<br \/>\nLa verit\u00e0 sulle stragi sacrificata sull\u2019altare del compromesso storico. Il sospetto di Manlio Milani non \u00e8 affatto infondato. Il Pci concepiva il ricorso allo strumento giudiziario come una leva per facilitare i suoi scopi politici, cos\u00ec le inchieste subivano accelerazioni o rallentamenti a seconda degli interessi del momento. Ci\u00f2 spiega la linea della fermezza, il massimo di repressione con tanto di leggi speciali e torture contro la lotta armata per il comunismo, che si mise di traverso alla strategia del compromesso storico, ed al contrario i tentennamenti verso la Dc sulle stragi.<br \/>\nMa se le cose stanno cos\u00ec e se tutte le inchieste, al di l\u00e0 degli esiti processuali, sono sempre giunte ad una identica ricostruzione del contesto ambientale nel quale ha avuto origine la strage di Brescia, come le altre: i settori del neofascismo del triveneto collegati, infiltrati, inquinati dalla presenza di agenti di varie intelligences Nato e dei nostri apparati,<span style=\"color: #ff0000;\"> la vera domanda da porre non \u00e8 forse un\u2019altra: non \u00e8 stata malrisposta la fiducia riversata verso la magistratura affinch\u00e9 potesse arrivare ad una verit\u00e0 certificata processualmente? Se di mezzo c\u2019\u00e8 lo Stato con i suoi apparati e le inconfessabili strategie elaborate in sede atlantica, \u00e8 pensabile l\u2019accertamento della verit\u00e0 da parte della magistratura senza che ci\u00f2 non proceda insieme ad un mutamento politico radicale delle istituzioni coinvolte?<br \/>\nNon \u00e8 stata una follia ritenere che la liturgia del processo penale potesse svolgere una funzione terapeutica, favorendo la riparazione psicologica delle vittime? <\/span><br \/>\nA nostro avviso si \u00e8 trattato di una deriva sbagliata, anzi devastante poich\u00e9:<br \/>\na) ha innescato una privatizzazione del diritto di punire;<br \/>\nb) la giustizia processuale ha perso in questo modo il suo ruolo peculiare di ricerca delle responsabilit\u00e0 per rivestire la funzione di ricostruzione clinica della persona offesa;<br \/>\nc) conseguenza che favorisce il rischio di verit\u00e0 giudiziarie di comodo, verit\u00e0 politiche \u2013 altrimenti dette \u201cragion di Stato\u201d \u2013 necessarie a placare domande che vengono dall\u2019opinione pubblica o servono a lenire semplicemente la sofferenza dei familiari, ad appagarne il risentimento;<br \/>\nd) devasta la dimensione psicologica delle vittime stesse, messe di fronte all\u2019assurdo paradosso di dover pretendere verit\u00e0 da quello stesso Stato coinvolto nei fatti incriminati;<br \/>\ne) verit\u00e0 che evidentemente non potr\u00e0 mai venire senza che sia investita la dimenzione del cambiamento politico delle istituzioni coinvolte;<br \/>\nf) ne pu\u00f2 uscire soltanto un atteggiamento vittimistico e querulante che di fronte al frustrante fallimento degli esiti processuali, o peggio al mancato appagamento che la scena giudiziaria offre (\u201cla verit\u00e0 giudiziaria non dice tutto\u201d, \u201ci colpevoli nascondono altre verit\u00e0\u201d, \u201dla pena deve essere infinit\u00e0 anche una volta sconata per intero\u201d), trascina la figura della vittima in una spirale di risentimento senza fine, di avvitamento rancoroso;<br \/>\nE\u2019 sulla verit\u00e0 storica che occore dunque lavorare. Ci\u00f2 dipende da quelle categorie, gli imprenditori della memoria, che lavorano con la materia storica ma dipende anche e soprattutto dall\u2019autorganizzazione sociale, dalla capacit\u00e0 di creare le condizioni politiche perch\u00e9 questa verit\u00e0 esca fuori<strong>.(Insorgenze)<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div><strong>Marco Di Noi<\/strong><\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCAMMVTY1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1075\" title=\"imagesCAMMVTY1\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCAMMVTY1-300x81.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"81\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCAMMVTY1-300x81.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCAMMVTY1.jpg 431w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0Marco insegnava all&#8217;Universit\u00e0 di Siena tecniche del linguaggio cinematografico. La sua morte improvvisa e assolutamente prematura ci ha privato da tempo, un tempo che non si riconcilia n\u00e8 si scioglie, di un fratello. In fondo a queste brevi righe riportiamo alcuni suoi lavori, convegni e progetti che continuano nel suo nome, e che vedono coinvolti colleghi, studenti, e tutti coloro, e sono tanti, con cui ha collaborato e si \u00e8 speso senza sosta. Noi per\u00f2 vogliamo ricordare anche il &#8220;nostro&#8221; Marco, l&#8217;amico fraterno,\u00a0autore di una dura gavetta e\u00a0 tanti lavori per mantenersi agli studi, il Marco che non aveva mai\u00a0risparmiato l&#8217;impegno dalla parte degli oppressi, l&#8217;amore per il cinema, la generosit\u00e0 naturale che aveva per gli altri. Il compagno che ci assisteva nei nostri progetti e cortometraggi, che veniva ad imbiancare la nostra comune casa a Siena, che ci portava il vino della sua Manduria e l&#8217;incoraggiamento nei momenti difficili. <\/strong><br \/>\n<strong>Marco,\u00a0 il tuo sorriso, il tuo affetto, la tua persona semplice e bella, ci mancano e ci mancheranno tantissimo. ( S.P.)<\/strong><br \/>\n<strong>qui il link al Centro studi Marco Di Noi<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/associazionelevel5.com\/\">http:\/\/associazionelevel5.com\/<\/a><\/strong><\/p>\n<h2><a title=\"Link Permanente a Apertura alla consultazione del Fondo Marco\u00a0Dinoi\" href=\"http:\/\/associazionelevel5.com\/2012\/04\/10\/apertura-alla-consultazione-del-fondo-marco-dinoi\/\" rel=\"bookmark\">Apertura alla consultazione del Fondo Marco\u00a0Dinoi<\/a><\/h2>\n<p><small>aprile 10, 2012<\/small><\/p>\n<div>Il Fondo Marco Dinoi \u00e8 stato costituito ed \u00e8 consultabile presso la Biblioteca della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dal mese di Marzo 2012.<br \/>\nIl Fondo \u00e8 collocato presso i locali della Biblioteca della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Siena. L\u2019accesso e la consultazione del materiale \u00e8 regolato dalle norme della Biblioteca<strong>.<\/strong><br \/>\nPer maggiori informazioni <a href=\"http:\/\/prometeo.lett.unisi.it\/informazioni\/archivi\/dinoi\/archivio_dinoi.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>clicca qui<\/strong><\/a>.<\/p>\n<div><em><strong>Di seguito gli Elenchi di Consistenza (pdf)<\/strong><\/em><\/div>\n<div><em><strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/div>\n<div>Presso l\u2019Aula Magna del Rettorato dell\u2019Universit\u00e0 di Siena (Via Banchi di Sotto, 55) si \u00e8 tenuto l\u2019incontro sul libro <em>Sguardi incrociati. Cinema, testimonianza, memoria nel lavoro teorico di Marco Dinoi<\/em> (Fondazione dello Spettacolo, Roma 2011).<br \/>\nHanno partecipato all\u2019incontro Alessandro Cannamela, Christian Uva, Roberto Venuti e Luca Venzi.<br \/>\nL\u2019evento, che rientra nella programmazione della rassegna <strong>LUNED\u00ec LIBRI<\/strong>, ha proposto un momento di riflessione intorno alla raccolta di interventi del seminario \u201c<strong>Lo sguardo e l\u2019evento. Letture incrociate<\/strong>\u201d, tenutosi presso la Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Siena tra gennaio e maggio 2009. Il ciclo di seminari era dedicato alle riflessioni che Marco Dinoi ha raccolto nelle pagine del suo ultimo lavoro: <em>Lo sguardo e l\u2019evento. I media, la memoria, il cinema<\/em>, pubblicato postumo nel maggio 2008 per l\u2019editore Le Lettere di Firenze.<strong><em>Al seguente link potete consultare la <\/em><\/strong><a title=\"Sguardi incrociati - Premessa libro\" href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/spip.php?article216\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>premessa del volume<\/em><\/strong><\/a><strong><em>.<\/em><\/strong><\/div>\n<p><strong><em>qui le tracce audio degli interventi di Marco al convegno &#8221; lo spazio del reale nel cinema italiano contemporaneo&#8221;<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em><a href=\"http:\/\/associazionelevel5.com\/il-fondo\/tracce-audio\/\">http:\/\/associazionelevel5.com\/il-fondo\/tracce-audio\/<\/a><\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>qui invece il link di Al Kamandjati (il Violinista) con la regia video di Marco Di Noi<\/em><\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.auditorium.com\/eventi\/4906493\">http:\/\/www.auditorium.com\/eventi\/4906493<\/a><\/p>\n<\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/barcelona-361.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1134\" title=\"barcelona 36\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/barcelona-361-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>Lo spettacolo e le macerie<\/strong><\/div>\n<div>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.finimondo.org\/sites\/default\/files\/3bb1fe608eb4db3f2681157d60cf3a0e092aac40_m.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"130\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div>\n<div><strong>L&#8217;Internazionale Situazionista ed il Maggio &#8217;68<\/strong><\/div>\n<p>Se La societ\u00e0 dello spettacolo di Guy Debord \u00e8 reputato il testo che meglio ha saputo esprimere in maniera compiuta la critica formulata dai situazionisti al mondo esistente, il movimento delle occupazioni del maggio \u201868 in Francia viene considerato l\u2019apice della loro pratica, il loro ingresso nella Storia. Ad una storiografia accademica che ha intenzionalmente ignorato o minimizzato il ruolo svolto dall\u2019IS nella genesi e nel successivo sviluppo di quella primavera di liberazione, preferendo puntare i suoi riflettori sul pi\u00f9 presentabile \u201cMovimento 22 marzo\u201d, se n\u2019\u00e8 via via contrapposta una pro-situs che, invertendo la tendenza, si \u00e8 prodigata per innalzare un monumento ai suoi beniamini.<br \/>\nMa non \u00e8 difficile accorgersi come la cattiva reputazione che i situazionisti si vantano di godere presso il pubblico ogni qualvolta vengono rievocate quelle giornate di maggio sia in gran parte costruita a tavolino, frutto di un banale sillogismo che a furia d\u2019essere ripetuto si \u00e8 consolidato in verit\u00e0 acquisita. Questi abili impresari di se stessi hanno potuto fare affidamento, oltre che sul loro indiscutibile talento, sull\u2019ausilio dei loro concessionari interessati a cantare le lodi al marchio di fabbrica di cui si son fatti rappresentanti, nonch\u00e9 sull\u2019involontario contributo dei mass-media, usi a distribuire ruoli fittizi fra i protagonisti di un evento al momento della sua ricostruzione mediatica. Dopo che al giovane studente Cohn-Bendit erano stati assegnati i panni di leader della protesta, mancava qualcuno un po\u2019 pi\u00f9 maturo che fosse credibile nella parte dell\u2019anima nera della rivolta. L\u2019IS era perfetta per recitare questo tenebroso ruolo e non chiedeva di meglio.<br \/>\nSe Bela Lugosi si era talmente identificato nel personaggio che lo aveva reso famoso al punto di farsi seppellire da morto con addosso il costume di Dracula, cos\u00ec i situazionisti non hanno pi\u00f9 smesso di atteggiarsi a \u201ccattivi maestri\u201d anche quando la commedia era gi\u00e0 finita da un pezzo e il pubblico aveva lasciato la sala. In ci\u00f2 non si pu\u00f2 dire che si siano distinti dagli altri \u201cgruppuscoli\u201d che all\u2019epoca costituivano un abituale obiettivo delle loro contumelie, essendosi anch\u2019essi affrettati a cavalcare la tigre della rivolta del maggio per trarre profitto della sua forza e bellezza ed aumentare la propria clientela. D\u2019altronde l\u2019entusiasmo sollevato in tutto il mondo da quei giorni di passione rappresentava un investimento troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire. Ne nascer\u00e0 una patetica competizione fra i situazionisti (secondo cui tutto era nato dall\u2019agitazione iniziata nel gennaio 1968 a Nanterre da quattro o cinque \u201cantistudenti\u201d, gli Arrabbiati, influenzati dall\u2019IS stessa), alcuni anarchici (che non tralasceranno mai di ricordare il clamore suscitato dalla lite avvenuta l\u20198 gennaio fra il ministro Missoffe e Cohn-Bendit e i provvedimenti poi decisi contro quest\u2019ultimo) e i trotskisti (persuasi che nulla sarebbe accaduto senza il fervore attivista dei militanti della loro organizzazione giovanile, la Giovent\u00f9 Comunista Rivoluzionaria). Una volta assaporate le luci della ribalta, le primedonne del maggio \u201868 metteranno in atto ogni trucco pur di ricevere l\u2019applauso pi\u00f9 fragoroso, nella consapevolezza che \u00abper questo modo mont\u00f2 tanto sua nomea che catuno si facea suo accomandato\u00bb.<br \/>\nMa qual \u00e8 il sillogismo che ha aiutato i situazionisti nella loro scalata alla gloria imperitura? Gli avvenimenti del maggio \u201868 in Francia \u2014 uno sciopero selvaggio esteso a tutta la societ\u00e0, la critica generalizzata dei ruoli e dell\u2019alienazione, la scomparsa dello Stato per diversi giorni \u2014 costituiscono il pi\u00f9 grande tentativo rivoluzionario mai avvenuto in un paese industriale avanzato. L\u2019Internazionale Situazionista ha legato indissolubilmente il suo nome a quegli eventi. Quindi, l\u2019IS \u00e8 l\u2019organizzazione rivoluzionaria pi\u00f9 radicale che abbia mai operato in una democrazia moderna occidentale \u2014 la Storia ne \u00e8 testimone.<br \/>\nIl ragionamento non lascia margini di dubbio. Peccato che come in tutti i sillogismi a furia di cercare conferme si finisca col forzare la realt\u00e0. Questo genere di concatenazioni logiche tornano utili a maggior ragione quando la loro impeccabilit\u00e0 si rivela solo apparente.<br \/>\nTralasciamo le acrobazie della logica e prendiamo in considerazione i fatti. Sebbene fin da allora un numero imprecisato di storici abbia cercato di addomesticare il maggio francese spacciandolo come il prototipo della \u201cprotesta studentesca\u201d, si \u00e8 trattato effettivamente del \u00abpi\u00f9 grande momento rivoluzionario che la Francia abbia conosciuto dopo la Comune di Parigi\u00bb (IS n. 12). Nulla da dire anche sul fatto che gli aderenti all\u2019IS vi abbiano partecipato attivamente, contribuendo a soffiare sul fuoco. Ma, fatte queste premesse, sarebbe delirante concludere che la rivolta scoppiata in quella lontana primavera sia avvenuta per merito dei situazionisti, o che questi ne siano stati i trascinatori.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCA5LAR8M.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1076\" title=\"imagesCA5LAR8M\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCA5LAR8M.jpg\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"223\" \/><\/a><br \/>\nAnche prendendo per buona la versione situazionista dei fatti \u2014 cio\u00e8 attribuire a quattro o cinque Arrabbiati la responsabilit\u00e0 dei disordini scoppiati a Nanterre, considerati il punto di partenza della rivolta \u2014 sarebbe come affermare che la rivoluzione del 1918 in Germania sia stata opera dei marinai che reclamavano miglior cibo, o che la rivolta di Los Angeles del 1992 sia stata provocata da Rodney King e dal suo pestaggio da parte della polizia. Gli esempi che si potrebbero fare seguendo questa logica tortuosa sono infiniti, ma ci\u00f2 non toglie che in questa maniera non si fa altro, per mere ragioni di bottega, che confondere il pretesto da cui \u00e8 scaturito un evento storico con la causa che l\u2019ha prodotto. \u00c8 innegabile l\u2019apporto fornito dai situazionisti nel maggio \u201868 all\u2019esplosione della rivolta, ma \u00e8 altrettanto evidente che il loro contributo \u00e8 stato artificiosamente ingigantito e trasformato in mito incantatorio, operazione proseguita da molti dei loro seguaci. Se ci si prendesse la briga di dare uno sguardo all\u2019attivit\u00e0 dei situazionisti pi\u00f9 da vicino \u2014 dopo aver spento gli accecanti riflettori della leggenda \u2014 e se si facesse risalire la loro azione al contesto sociale dell\u2019epoca, diventerebbe facile ridimensionare la parte da loro svolta nei fatti che li avrebbero resi celebri.<br \/>\nIn questo senso nulla \u00e8 pi\u00f9 istruttivo della lettura comparata delle ricostruzioni realizzate dagli stessi situazionisti o dai loro simpatizzanti. Ci riferiamo al libro di Ren\u00e9 Vi\u00e9net Arrabbiati e situazionisti nel movimento delle occupazioni, all\u2019ultimo numero della rivista dell\u2019IS, all\u2019opera di Mario Lippolis Ben venga maggio e \u2019l gonfalon selvaggio! e alla storia dell\u2019IS scritta da Jean-Fran\u00e7ois Martos Rovesciare il mondo. I quesiti attorno ai quali ruotano le interpretazioni in chiave pro-situazionista di quei \u201ccattivi giorni\u201d sono fondamentalmente due. Cosa differenziava la rivolta francese dagli avvenimenti che in quello stesso periodo travagliavano il resto dell\u2019Europa ed anche gli Stati Uniti: qual \u00e8 cio\u00e8 l\u2019elemento che l\u2019ha resa pi\u00f9 radicale rispetto alle altre contestazioni dell\u2019epoca? E a chi attribuire il merito di aver dato inizio alla rivolta, di averla meglio incarnata?<br \/>\nLa risposta alla prima domanda \u00e8 facile: solo in Francia il movimento non rimase circoscritto all\u2019ambito universitario, ma si estese in modo significativo al resto della societ\u00e0. La svolta avvenne il 14 maggio, quando, secondo Vi\u00e9net, \u00abgli operai della Sud-Aviation di Nantes occuparono la fabbrica e vi si barricarono, dopo aver rinchiuso il direttore Duvochel e alcuni funzionari negli uffici, sbarrandone le porte\u00bb. Questa occupazione \u00abfu dappertutto considerata come un fatto di fondamentale importanza\u00bb. Il giorno seguente, il 15, alla notizia di quanto avvenuto a Nantes \u00abgli operai della Renault di Cl\u00e9on (Seine-Maritime) entravano in sciopero e decidevano di occupare la fabbrica, sequestrandone anch\u2019essi i dirigenti. Pure le fabbriche di Lockheed a Beauvais e Unulec a Orl\u00e9ans sospesero il lavoro. Sul finir della sera, a Parigi, all\u2019ora di uscita degli spettatori, due o trecento persone si recarono all\u2019Od\u00e9on-Th\u00e9atre de France e vi si insediarono come occupanti\u00bb.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCAN64USL.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1077\" title=\"imagesCAN64USL\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCAN64USL.jpg\" alt=\"\" width=\"268\" height=\"188\" \/><\/a><br \/>\nE non \u00e8 finita. \u00abIl mattino del 16 maggio, alla notizia dell\u2019occupazione della Renault-Cl\u00e9on, una parte dei lavoratori delle Nuove Messaggerie della Stampa Parigina cominci\u00f2 a sua volta uno sciopero selvaggio\u00bb. \u00c8 quello stesso giorno, il 16 maggio, a segnare \u00abil momento in cui la classe operaia, in modo irreversibile, comincia a dichiararsi favorevole allo sviluppo del movimento. Alle 14 la fabbrica Renault di Flinis \u00e8 gi\u00e0 occupata. Tra le 15 e le 17 lo sciopero selvaggio dilaga alla Renault-Billancourt. Le occupazioni di fabbriche cominciano a diffondersi in tutta la provincia\u00bb.<br \/>\nEd \u00e8 in questo contesto di euforia, quando il movimento delle occupazioni aveva gi\u00e0 cominciato ad estendersi ai posti di lavoro, che il Comitato di occupazione della Sorbona, sostenuto dai situazionisti, diramer\u00e0 alle 15.30 del 16 maggio il famoso comunicato che esortava \u00aball\u2019occupazione immediata di tutte le fabbriche in Francia e alla formazione di Consigli Operai\u00bb. Questa \u00e8 la ricostruzione fatta a caldo da Vi\u00e9net nel luglio di quello stesso anno, quando il ricordo di quegli eventi era ancora fresco nella memoria di chi li aveva vissuti.<br \/>\nPassiamo ora alla versione dei medesimi fatti presentata nel 1989 da Martos in un libro pubblicato in Francia non da una casa editrice commerciale, ma dalle edizioni Lebovici che in qualche misura sono state per lunghi anni le edizioni \u201cportavoce\u201d di ci\u00f2 che restava dell\u2019IS. Ebbene, cos\u00ec Martos ricostruisce quei giorni: \u00ab14 maggio: a Nantes, gli operai della Sud-Aviation occupano la fabbrica e vi si barricano. Dal canto loro i situazionisti si fondono con l\u2019\u00e9lite degli estremisti di Nanterre e formano il Comitato Arrabbiati-Internazionale Situazionista che gi\u00e0 l\u2019indomani controller\u00e0 il Comitato di occupazione della Sorbona. \u2013 16 maggio, ore 15: il Comitato Arrabbiati-Internazionale situazionista, in nome della Sorbona occupata, chiama \u201call\u2019occupazione immediata di tutte le fabbriche in Francia e alla formazione di Consigli operai\u201d&#8230; Lo stesso giorno, alla Renault-Billancourt, la base impone lo sciopero. Lo sciopero selvaggio si estende poi all\u2019insieme del paese e mobilita undici milioni di lavoratori\u00bb.<br \/>\nEcco come si costruisce una leggenda. Nella sua cronologia Martos tralascia la data del 15, giorno in cui l\u2019occupazione si estese a tre fabbriche ed un teatro, cos\u00ec come dimentica di dire che il 16 maggio, prima che il comunicato della Sorbona fosse reso pubblico, erano gi\u00e0 state occupate le Nuove Messaggerie e una fabbrica Renault. Quanto alla fabbrica pi\u00f9 grande di Francia, la Renault-Billancourt, \u00e8 ridicolo il tentativo di Martos di far passare la sua occupazione come una conseguenza diretta di quel comunicato diffuso dalla Sorbona.<br \/>\n\u00c8 invece evidente, come sostiene anche Lippolis, che l\u2019agitazione in quella fabbrica si sia manifestata \u00abtra le 14 e le 17.30, sotto l\u2019effetto delle notizie di Nantes, Cl\u00e9on, Flinis\u00bb. In poche parole, i situazionisti incitarono all\u2019occupazione delle fabbriche solo dopo che questa era gi\u00e0 cominciata ed era ormai un dato acquisito.<br \/>\nMa allora, quando e dove avviene lo storico incontro fra studenti e operai? Non a Parigi, n\u00e9 a Nanterre \u2014 sedi dell\u2019attivit\u00e0 situazionista \u2014 bens\u00ec in provincia, a Nantes e a Lione. \u00c8 l\u00ec che il movimento delle occupazioni si manifesta compiutamente per la prima volta. L\u2019occupazione della Sud-Aviation a Nantes avvenne dopo che il giorno precedente, luned\u00ec 13, studenti ed operai si erano battuti assieme contro la polizia. Il giorno seguente, alcuni lavoratori fecero tesoro dell\u2019esperienza e occuparono la fabbrica, ricevendo subito l\u2019attiva solidariet\u00e0 degli studenti. Pare che successivamente Nantes sia stata l\u2019unica citt\u00e0 della Francia dove gli scioperanti, invece di limitarsi ad occupare il proprio posto di lavoro, hanno cercato di dare vita a una nuova forma di organizzazione sociale. Nel suo libro Lippolis sostiene addirittura che non \u00e8 stata affatto la Sud-Aviation di Nantes la prima fabbrica francese ad essere occupata, marted\u00ec 14 maggio, poich\u00e9 gi\u00e0 il giorno precedente \u00aba Lione gruppi di operai e di studenti, dopo una lunga agitazione comune, invadono insieme la Rhodiaceta e proclamano autonomamente la prosecuzione dell\u2019astensione dal lavoro\u00bb. Nella stessa citt\u00e0, aggiunge Lippolis, studenti e operai si erano scontrati con la polizia gi\u00e0 il 9 maggio, attaccando le sedi di due giornali. E quando i situazionisti affermano di aver \u00abapprovato la condotta di alcuni gruppi rivoluzionari che abbiamo potuto conoscere, a Nantes e a Lione\u00bb, non fanno che sottolineare la loro estraneit\u00e0 all\u2019azione svolta dagli insorti in quelle province.<br \/>\nPur consapevoli di essere stati solo una goccia in mezzo all\u2019oceano in burrasca, i situazionisti non rinunceranno comunque a rivendicare la paternit\u00e0 di quell\u2019ondata che, per un istante, ha minacciato di travolgere il vecchio mondo. Per riuscirci presenteranno i fatti che hanno preceduto il maggio seguendo la solita logica riduzionista di stampo pubblicitario, prendendo come punto di riferimento il proprio microcosmo. Dunque, essendo l\u2019occupazione delle fabbriche provocata dall\u2019occupazione delle universit\u00e0, essendo l\u2019occupazione delle universit\u00e0 nata dall\u2019agitazione diffusasi fra gli studenti, essendo l\u2019agitazione fra gli studenti iniziata col celebre scandalo di Strasburgo nel 1966, ed essendo impossibile parlare dello scandalo di Strasburgo senza il contributo dell\u2019IS, ne consegue che il maggio francese debba tutto all\u2019IS.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/untitled.bmp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"184\" height=\"136\" class=\"alignleft size-full wp-image-1078\" title=\"untitled\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/untitled.bmp\" alt=\"\" \/><\/a><br \/>\nEbbene, il 1966 era stato l\u2019anno dello scandalo di Strasburgo, in seguito alla pubblicazione del famoso Della miseria nell\u2019ambiente studentesco, edito a spese della locale sezione dell\u2019Unione Nazionale degli Studenti di Francia. Nel ripercorrere i fatti accaduti, vantandosi del ruolo svolto, i situazionisti annunciarono che tutte le rivolte a venire, ovunque fossero apparse, avrebbero costituito solo una conferma delle loro tesi. Va da s\u00e9 che gli studenti che in quel periodo erano scesi in piazza in tutto il mondo non erano stati affatto fulminati sulla via della rivoluzione dal Verbo dell\u2019IS, ma questo dubbio non turb\u00f2 mai la mente dei situazionisti i quali erano invece persuasi che \u00able nostre idee sono in tutte le teste \u2014 \u00e8 ben noto \u2014\u00bb.<br \/>\nEppure fu lo stesso Vi\u00e9net a sostenere che \u00abil nuovo sviluppo rivoluzionario nei paesi industrializzati&#8230; pu\u00f2 essere datato dall\u2019insurrezione operaia del 1953 a Berlino Est\u00bb, cui segu\u00ec \u00abla rivoluzione ungherese dell\u2019ottobre 1956\u00bb. Senza contare che \u00aballa fine del 1964 lo scatenamento dell\u2019agitazione degli studenti di Berkeley stava mettendo in discussione l\u2019organizzazione della vita nel pi\u00f9 sviluppato paese capitalistico\u00bb, dando il via ad un movimento che si sarebbe esteso anche in Europa, soprattutto in Germania, in Italia e in Francia. E ci sia permesso di dubitare che gli studenti di Berkeley fossero influenzati dall\u2019IS allorch\u00e9 iniziarono le loro proteste, dopo che l\u2019amministrazione universitaria aveva negato l\u2019uso di una ristretta zona pubblica dove i vari gruppi studenteschi politicizzati erano soliti svolgere attivit\u00e0 di volantinaggio e propaganda. Gli studenti di Strasburgo non avrebbero mai preso contatti con l\u2019IS se non fossero stati eccitati da quanto avveniva altrove all\u2019interno delle universit\u00e0. A loro volta gli Arrabbiati di Nanterre avevano gi\u00e0 iniziato le loro azioni di disturbo prima del loro incontro con i situazionisti, avvenuto secondo Vi\u00e9net dopo il 21 febbraio. Va anche ricordato che gli Arrabbiati non presero affatto il proprio nome dalla corrente pi\u00f9 estremista espressa dalla Rivoluzione francese del 1789. Enrag\u00e9s era in realt\u00e0 la definizione con cui la stampa sensazionalistica dell\u2019epoca bollava tutti gli studenti che partecipavano alle manifestazioni di protesta a Nanterre. E fu sempre Vi\u00e9net a precisare come in rue Gay-Lussac, la notte di quel famoso venerd\u00ec 10 maggio, fra gli insorti che per pi\u00f9 di tre ore si scontrarono con la polizia fossero presenti studenti, liceali, blouson-noir, operai, stranieri, ragazze, nonch\u00e9 \u00abelementi rivoluzionari di quasi tutti i gruppi estremisti\u00bb.<br \/>\nChe dire poi dell\u2019involontario contributo dato dalle autorit\u00e0 universitarie e dalla brutalit\u00e0 poliziesca nel far precipitare la situazione?<br \/>\nInsomma, di fronte all\u2019immane opera collettiva che \u00e8 sempre stato ogni tentativo rivoluzionario \u2014 momento di rottura generato dall\u2019intreccio di innumerevoli elementi, fattori e circostanze \u2014 cercare di stabilire a chi spetti il merito di averlo scatenato \u00e8 un\u2019operazione del tutto vana, che pu\u00f2 rivestire qualche interesse solo agli occhi di politicanti in cerca di reclute, di procacciatori di medaglie, di fabbricanti di santini.<br \/>\nNel suo libro Martos si premura di riportare che \u00abquando nel 1975 la ricerca universitaria si dedic\u00f2 al linguaggio scritto del maggio 1968, approd\u00f2 grazie ad un uso pertinente dei computer ad alcune verit\u00e0 \u2014 che una corte di specialisti informati tentano ancora di tener nascoste. Des Tracts en mai 68 (Volantini nel maggio \u201868) riesce cos\u00ec a definire qualitativamente la produzione scritta di tutti i gruppi che agivano all\u2019epoca, a partire da precisi criteri quantitativi che permettono di misurarne il vocabolario e il contenuto. Assistito da computer, questo avanzato metodo comparato ottenne risultati incontestabili: per la diversificazione ad oltranza delle forme lessicali, per l\u2019estensione e la ricchezza del vocabolario, l\u2019Internazionale situazionista us\u00f2 nel maggio 1968 un linguaggio pi\u00f9 originale di tutti gli altri\u00bb.<br \/>\nE va bene. Ci inchiniamo davanti ai \u00abrisultati incontestabili\u00bb ottenuti mediante \u00abun uso pertinente dei computer\u00bb. Ma, una volta assegnato ai situazionisti il premio letterario \u201cMaggio \u201868\u201d, bisognerebbe esaminare anche il contenuto oltre allo stile con cui espressero le loro idee. Chi si fosse preso la briga di scorrere la montagna di volantini prodotti in quei giorni dal movimento nel suo insieme avr\u00e0 notato come, al di l\u00e0 dello stile letterario, gli interventi situazionisti non si siano affatto contraddistinti da quelli di molti altri gruppi allora attivi. Basterebbe leggere i testi diffusi dal Comitato d\u2019Azione Lavoratori-Studenti Censier che, se da un lato era ancora legato alla vecchia retorica operaista, dall\u2019altro ha dimostrato di avere una capacit\u00e0 di collegamento e coordinamento all\u2019interno delle fabbriche occupate \u2014 cio\u00e8 laddove anche per l\u2019IS si stava svolgendo la partita decisiva \u2014 indiscutibilmente superiore a quella del Comitato per il Mantenimento Delle Occupazioni. Fra i rivoluzionari pi\u00f9 radicali, tutti indicarono nell\u2019abolizione della societ\u00e0 di classe lo scopo ultimo del movimento, tutti denunciarono il ruolo apertamente controrivoluzionario degli stalinisti e dei sindacalisti, tutti si resero conto verso la fine di maggio dell\u2019impasse in cui si stava arenando il movimento e ne mostrarono alcune possibili prospettive. E tutti si accontentarono pi\u00f9 che altro di denunciare la gravit\u00e0 della situazione.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCA5L.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1079\" title=\"imagesCA5L\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/imagesCA5L.jpg\" alt=\"\" width=\"264\" height=\"191\" \/><\/a><br \/>\n\u00c8 questo in effetti l\u2019aspetto che pi\u00f9 colpisce chi oggi si addentrasse in quei fatti lontani nel tempo. Il maggio \u201868 sembra essere stato una rivendicazione d\u2019essere che, in assenza di una rottura sociale fattiva, si \u00e8 manifestata pi\u00f9 come espressione che come azione. Tutti volevano comunicare e parlare. Ma il rifiuto del passato non riusc\u00ec mai a darsi un contenuto e dunque un presente. Slogan meravigliosi allora coniati, come \u00abSotto il pav\u00e8, la spiaggia\u00bb, indicavano esplicitamente un\u2019altra esistenza possibile. Ma questa, per realizzarsi, richiedeva una rivoluzione nei fatti oltre che nelle parole. Invece, sia i contestatori che lo Stato agirono come se ci fosse un patto implicito che proibiva a ciascuna delle due parti di spingersi troppo oltre. Se il movimento ebbe la forza di rifiutare il gioco politico di una falsa rivoluzione, ebbe anche la debolezza di non tentarne in tutti i modi una autentica. Era come se si fosse avvertito che stava accadendo qualcosa che avrebbe potuto condurre lontano, ma nessuno osava oltrepassare quella soglia. Molti teorizzarono il \u201cpunto di non ritorno\u201d, tutti ne erano terrorizzati. Di fronte alla forza dei contestatori, lo Stato si era rivelato impotente. Ma il movimento, rimasto per due settimane padrone della situazione, cosa fece?<br \/>\nPurtroppo il movimento delle occupazioni del 1968 ripet\u00e9 il medesimo errore della Comune del 1871. Anche allora, chi si era ritrovato inaspettatamente con Parigi in pugno \u00abperse in poche ore tutti i vantaggi conquistati il mattino\u00bb \u2014 come ebbe a ricordare amaramente Lissagaray. Capit\u00f2 lo stesso agli insorti del maggio \u201868, troppo soddisfatti della libert\u00e0 acquisita e persuasi com\u2019erano che la trasformazione radicale della societ\u00e0 fosse realizzabile senza la distruzione dello Stato. Ed \u00e8 davvero incredibile che proprio ci\u00f2 che ha costituito uno dei maggiori limiti del movimento delle occupazioni, l\u2019indifferenza nei confronti delle istituzioni, sia stato salutato dai situazionisti, occupati a congratularsi vicendevolmente per l\u2019acume del proprio \u00absenso storico\u00bb, come uno dei suoi punti di forza. Vi\u00e9net diede il tono compiacendosi del fatto che \u00abper la prima volta in Francia, si \u00e8 ignorato lo Stato: doveva essere questa la prima critica in atto del giacobinismo che per s\u00ec lungo tempo ha costituito l\u2019incubo dei movimenti rivoluzionari francesi, compresa la Comune\u00bb.<br \/>\nFedele alla linea e senza nemmeno la parziale giustificazione di commentare quei fatti a caldo, nel descrivere la grande manifestazione del 24 maggio Mario Lippolis, dopo aver denunciato come \u00abfantasmi leninisti\u00bb le ambizioni dei gruppuscoli che avrebbero voluto occupare i Ministeri lasciati incustoditi, gioisce nel ricordare come il Parlamento fosse stato \u00absovranamente ignorato\u00bb.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da restare sbalorditi. In quei giorni tutta Parigi era nelle mani del movimento. Lo Stato era assente. La classe dirigente si preparava a fuggire. La borghesia era \u00abammutolita dal terrore\u00bb. Fra lo stesso esercito si notavano tentennamenti. Ma, anzich\u00e9 sfruttare quell\u2019occasione per cercare di creare una situazione di non ritorno, il movimento si ferm\u00f2 dando al governo il tempo di riorganizzarsi e contrattaccare (le armerie non furono assaltate, i palazzi del potere non vennero dinamitati, le prigioni non furono abbattute, i tribunali non vennero incendiati\u2026). In quel 24 maggio soltanto la Borsa fu data alle fiamme (\u00absolo superficialmente\u00bb, ci tiene a precisare Vi\u00e9net). L\u2019idea preponderante sembra essere stata quella secondo cui il potere, se non lo si vuole conquistare, lo si deve ignorare. Di distruggerlo, non se ne parl\u00f2 proprio.<br \/>\nLe immortali parole di Sade, con cui il Comitato Arrabbiati-Internazionale Situazionista aveva aperto il comunicato del 14 maggio che esortava alla vigilanza, non furono che una dotta citazione letteraria. \u00abAnnientate dunque definitivamente tutto ci\u00f2 che potrebbe distruggere un giorno la vostra opera\u00bb \u2014 ben lo sapeva l\u2019antico detenuto alla Bastiglia. Peccato che nessuno abbia raccolto il suo monito, nemmeno chi l\u2019aveva riproposto.<br \/>\nL\u2019IS ha mostrato bene come la riappropriazione dell\u2019esistenza non debba riguardare l\u2019ambito produttivo, ma toccare tutti gli aspetti della vita. Pur avvedendosi dei limiti della sinistra consiliarista, ricade per\u00f2 nel medesimo errore: riduce la libert\u00e0 ad una mera questione di gestione. Se i consiliaristi pensavano a come autorganizzare la produzione, i situazionisti pensavano a come auto-organizzare la vita quotidiana. Ma un cambiamento sociale non sar\u00e0 mai radicale finch\u00e9 si limiter\u00e0 a dare nuove risposte a vecchie domande.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/image-c.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1080\" title=\"image c\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/image-c.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/a><br \/>\nDeludendo le aspettative di tutti gli ideologi consiliaristi, situazionisti compresi, la stragrande maggioranza degli undici milioni di lavoratori francesi che nel maggio del 1968 entrarono in sciopero non occuparono affatto le loro fabbriche, ma le disertarono. Gli appelli lanciati verso la fine di maggio dai rivoluzionari, che invitavano a rimettere in moto l\u2019industria a favore del movimento, rimasero giustamente inascoltati. Non erano mica i rivoluzionari a dover lavorare in fabbrica, loro occupavano antichi palazzi carichi d\u2019atmosfera e trascorrevano il tempo deliberando. Ma, a differenza degli intellettuali che pretendono di educare alla rivoluzione e che pensano che il rifiuto del lavoro consista nel far sgobbare gli altri, i lavoratori francesi sapevano bene di non avere alcun interesse ad occupare volontariamente l\u2019osceno angolo in cui il capitalismo li aveva parcheggiati. Se \u00e8 vero che chi sta in basso non ha bisogno di chi sta in alto perch\u00e9 pu\u00f2 benissimo autorganizzarsi da solo, \u00e8 anche vero che nel mondo creato da chi sta in alto quelli che stanno in basso non hanno nulla di proprio da organizzare.<br \/>\nUn movimento sociale radicale non pu\u00f2 fare a meno della sua parte distruttiva. Il sovvertimento dell\u2019ordine sociale non presuppone solamente la soppressione della minoranza dominante, ma anche la distruzione del mondo da questa creato. Necessit\u00e0 della distruzione, quindi. Non come omaggio ad una tradizione romantica, non come riesumazione di un fantasma ottocentesco, non come soluzione ad ogni problema, bens\u00ec come condizione indispensabile per dare avvio concretamente all\u2019autodeterminazione della propria esistenza. Purtroppo in quei giorni, da quanto \u00e8 dato sapere, nessun rivoluzionario riusc\u00ec a distribuire agli insorti l\u2019antica arma del sabotaggio e vincere la paura delle macerie.<br \/>\n(Da <a href=\"http:\/\/www.macheteaa.org\/\"><em>Machete<\/em><\/a> n. 2, )<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/ana.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1151\" title=\"ana\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/ana-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Riceviamo da compagni francesi e pubblichiamo a proposito degli ultimi avvenimenti oltralpe&#8230;..<\/strong><\/p>\n<div><strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/10-24-2011_006.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1101\" title=\"10-24-2011_006\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/10-24-2011_006-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong>Terrorista. Per il momento si sa che l&#8217;assassino ha ucciso e che ha creato un certo terrore. Forse il suo scopo era solo quello di uccidere, forse voleva al tempo stesso uccidere e seminare terrore. Ma non lo sappiamo. Pensiamo di aver detto abbastanza all&#8217;inizio di questo testo a proposito della questione del terrorismo: che si invochi il F\u00fchrer, non so quale Dio o profeta, o la Repubblica democratica, un massacro (pi\u00f9 o meno discriminato, non fa una grande differenza) resta un massacro, e il potere resta il potere, il dominio vuole dominare, e perci\u00f2 uccidere in massa e terrorizzare vanno di pari passo; terrorizzare e controllare (in maniera pi\u00f9 o meno violenta), terrorizzare per sfruttare. Lo Stato \u00e8 necessariamente terrorista, \u00e8 lui che ha creato il concetto di Terrore e la realt\u00e0 che ne consegue.<\/div>\n<div>\n<div>Ed \u00e8 lo Stato che pretende, non solo a partire da quel luned\u00ec in cui quattro persone sono state abbattute in una scuola di Tolosa, ma da decenni, di condurre la lotta \u00abantiterrorista\u00bb. \u00abLa Repubblica \u00e8 molto pi\u00f9 forte del terrorismo\u00bb, declama il capo dello Stato. Sarebbe facile rispondergli (se avessimo la bizzarra idea di voler dialogare con il potere): \u00abLa Repubblica \u00e8 forte come il terrorismo, per mezzo del terrorismo\u00bb. Certo sarebbe semplicistico vedere nel dominio solo il risultato del terrore imposto con la forza. Esiste anche una forma di consenso, di interesse talvolta condiviso fra lo Stato e alcuni pezzi della societ\u00e0, di accettazione pi\u00f9 o meno velata di disgusto. Servit\u00f9 volontaria e rassegnazione, servilismo per vigliaccheria o per convinzione, per paura o per rassegnazione. Una rassegnazione pi\u00f9 o meno monetizzata. Una sottomissione ottenuta col ricatto di crepare di fame, di ritrovarsi sulla strada. Con la carota ed il bastone, con il salario e la prigione.<\/div>\n<div>Fatto sta che il governo ne ha approfittato per decretare il passaggio al livello \u00abscarlatto\u00bb, ossia il massimo grado, del piano Vigipirate nella regione meridionale dei Pirenei e nei dipartimenti limitrofi. Non una sola delle carogne politiche, adoratrici del potere, che l&#8217;abbia criticato su quel punto, e questo pu\u00f2 stupire solo gli stupidi. Nella fraseologia cangiante propria della lingua di Stato, ecco a cosa mira il piano Vigipirate elevato a quel livello: \u00abprevenire il rischio di attentati maggiori (simultanei o meno), avviare appropriati mezzi di soccorso e di risposta, possibilit\u00e0 di mettere in atto misure particolarmente restrittive, proteggere le istituzioni e garantire la continuit\u00e0 dell&#8217;azione di governo\u00bb. In due parole come in mille: occupazione poliziesca e militare ad ogni angolo di strada, sorveglianza onnipresente, possibilit\u00e0 di controlli in qualsiasi momento, in ogni luogo e senza \u00abgiustificazione formale\u00bb, paura diffusa. Si tratta dell&#8217;ultimo stadio prima dello stato d&#8217;emergenza. La stessa cosa dei tempi normali, si sarebbe tentati di dire. S\u00ec, solo con in pi\u00f9 l&#8217;effetto dell&#8217;annuncio, e con un po&#8217; pi\u00f9 di intensit\u00e0 e soprattutto di mezzi. Il piano Vigipirate \u00e8 attivo dall&#8217;inizio degli anni 90, al livello \u00abrosso\u00bb dopo gli attentati a Londra nel 2005. Ma la democrazia si riserva sempre la possibilit\u00e0 di stringere o allentare la stretta del suo controllo sociale sulle popolazioni in funzione della situazione: sommosse generalizzate, situazione pre-insurrezionale, stato di guerra, catastrofe nucleare&#8230; Le situazioni cosiddette d&#8217;emergenza, decretabili e moltiplicabili a piacimento, permettono di meglio radicare nella mente e nella vita di ciascuno l&#8217;abitudine ad essere rinchiusi, sorvegliati, trasferiti, schedati, controllati. Di riconfermare il monopolio della violenza nelle sole mani dello Stato, e in modo visibile, perfino dimostrativo. \u00c8 quindi inutile indignarsi davanti a presunte \u00ableggi eccezionali\u00bb che sarebbero il rovesciamento della normalit\u00e0 democratica. Le due cose sono inseparabili.<\/div>\n<div>Che dire inoltre di questo mondo polarizzato in identit\u00e0 immaginarie? Quando l&#8217;assassino ammazza persone di origine musulmana, vengono convocati i \u00abrappresentanti\u00bb della \u00abcomunit\u00e0\u00bb musulmana per esprimere il proprio cordoglio. Poi, quando vengono ammazzate persone di origine ebraica, si convocano gli equivalenti ebrei. Come se il dispiacere causato dalla morte di un individuo riguardasse solo i suoi correligionari, come se dovesse appartenere per forza ad un gruppo sociale ben definito. \u00c8 in questa confusione identitaria tipica dell&#8217;epoca, unita a quella che Dagerman definiva \u00abdittatura del dispiacere\u00bb, che il velo nauseante dell&#8217;autorit\u00e0 consolida il proprio dominio sui suoi sudditi. Perch\u00e9 il presidente si sente obbligato ad andare a spiegarsi con il primo ministro israeliano ogni qualvolta viene perpetrato un crimine razzista contro una persona indicata dai suoi aggressori come ebreo? Quelle persone appartengono allo Stato israeliano? Appartengono ad una qualsivoglia comunit\u00e0 prima di appartenere a se stesse? Quando fa comodo al potere, le vittime sono prima di tutto francesi, \u00abfigli della Repubblica\u00bb, e quando bisogna lisciare il pelo alle lobby religiose si utilizza il discorso opposto. Comunque sia, si resta nel culto della carogna e nelle logiche politiche ed elettorali di recupero, a seconda delle opportunit\u00e0.<\/div>\n<div>In una toccante unanimit\u00e0, i nostri eco-social-sovrano-centro-frontedisinistra-fascio-reazionari mescolano le loro voci per intonare: \u00abViva la Repubblica! Viva l&#8217;Unit\u00e0 Nazionale!\u00bb. Le poche voci parzialmente critiche di questo ricatto si sono affrettate a precisare che comunque incoraggiano il lavoro degli inquirenti e delle forze dell&#8217;ordine, ovvero la Sezione Anti-Terrorista, e che in caso di cambio della maggioranza in parlamento gli strumenti dei servizi di sicurezza saranno accresciuti. L&#8217;Unit\u00e0 Nazionale, parliamone. Quella che si entusiasmava nel XIX secolo ad andare nelle contrade lontane a portare i lumi repubblicani a colpi di cannone, sciabola ed aspersorio, quella che collabor\u00f2 al macello del 14-18, quella che port\u00f2 P\u00e9tain sul trono, quella che rimise in piedi il capitalismo nel 45 sganciando qualche bomba a S\u00e9tif e lasciando tranquilli i collaborazionisti, che massacr\u00f2, tortur\u00f2 e gett\u00f2 allegramente nella Senna durante la guerra d&#8217;Algeria. Quella che permise al potere di meglio isolare, reprimere ed eliminare i refrattari, i ribelli, i senzapatria, i rivoluzionari, quelli che sputano su tutte le bandiere e su tutti i regimi. Che rifiutano di andare a farsi bucare la pelle e di bucare la pelle altrui per interessi che non sono i loro, che non lo saranno mai.<\/div>\n<div>Noi siamo fra questi ultimi, e contiamo di non restare impotenti in una posizione di rifiuto. Rifiutiamo e ci battiamo al tempo stesso contro il ricatto dell&#8217;unit\u00e0 nazionale, l&#8217;adesione sotto la bandiera repubblicana, che \u00e8 sempre l&#8217;orrore statale e capitalista. Cos\u00ec come rifiutiamo di ululare insieme ai lupi avidi dei racket comunitari e religiosi, quest&#8217;altra forma di museruola universale che, lungi dall&#8217;opporsi all&#8217;addomesticamento politico e al regno del denaro, ne \u00e8 storicamente compagna di strada, assai efficiente nel diffondere gerarchia, fatalismo, obbedienza e divisione fra i poveri.<\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/images-d.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1081\" title=\"images d\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/images-d.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/div>\n<div>Se noialtri oppressi, indesiderabili e ribelli in questo mondo dobbiamo criticare e combattere giorno dopo giorno tutto ci\u00f2 che ci rende schiavi, questo non avverr\u00e0 mai sparando nel mucchio, n\u00e9 per diffondere il terrore e l&#8217;orrore, ma precisamente per farla finita con tutto ci\u00f2 che ne \u00e8 la causa: lo Stato, il razzismo ed il nazionalismo, il denaro, Dio.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per la libert\u00e0. Libert\u00e0 per tutti e tutte.<\/div>\n<div>N\u00e9 cittadini, n\u00e9 sbirri. N\u00e9 fascismo, n\u00e9 democrazia. N\u00e9 religione, n\u00e9 terrore. N\u00e9 denaro, n\u00e9 Stato. N\u00e9 patria, n\u00e9 nazioni, n\u00e9 frontiere. N\u00e9 padroni, n\u00e9 schiavi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>marzo 2012<\/div>\n<div><\/div>\n<div>[tradotto da <a href=\"http:\/\/www.non-fides.fr\/?Terreur-et-union-nationales\"><em>qui<\/em><\/a>]<\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>Corsica: gli ultimi avvenimenti sul sito <a href=\"http:\/\/www.corsicalibera.org\">www.corsicalibera.org<\/a> <\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/z.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1139\" title=\"z\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/z.jpg\" alt=\"\" width=\"84\" height=\"127\" \/><\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>Viareggio: a tre anni dalla strage alla\u00a0stazione l&#8217;intervista col ferroviere Riccardo Antonini licenziato per rappresaglia dalle FS per le sue denunce\u00a0 , dal sito di Senza Censura<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.senzacensura.org\/public\/rivista\/sc12_3611.htm\">http:\/\/www.senzacensura.org\/public\/rivista\/sc12_3611.htm<\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/viareggio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1140\" title=\"viareggio\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/viareggio.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"90\" \/><\/a>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong>Poeti maremmani. Ribolla, una\u00a0festa da non tradire<\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1084\" title=\"15 aprile 033ip\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip-300x200.jpg 300w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip-768x512.jpg 768w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip-1568x1045.jpg 1568w, https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-033ip.jpg 1872w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-size: medium;\">Ribolla ospita da molti anni nella sala Arci della vecchia casa del popolo la rassegna dei poeti estemporanei che contrastano tra loro in ottava rima. All&#8217;ingresso una ramatrice dove lasciare le offerte, vecchi manifesti delle rassegne passate, tracce di veglioni e bandiere. Non \u00e8 pi\u00f9 la Ribolla di Luciano Bianciardi, della strage del 4 maggio 1954, il pozzo camorra della miniera di carbone che esplode per il grisou, per la poca manutenzione padronale della Montecatini, e si porta via la vita di 44 minatori piovuti qui a lavorare da tutta Italia. Adesso che tutte le miniere sono chiuse ci sono altri emigrati che vengono dal resto del mondo. Ma Ribolla \u00e8 rimasta una comunit\u00e0 unita ed attiva, e la rassegna organizzata da Domenico Gamberi, \u00e8 una delle prove. Negli ultimi anni sono apparsi anche dei giovani, come Bruno Rustici, che sembrano apportare nuove sonorit\u00e0 linguistiche, a met\u00e0 strada tra vecchi canti contadini e nuovi rap metropolitani. Crescono le tesi di laurea e le pubblicazioni su questa vena della poesia pastorale che sembrava destinata a sparire sino a vent&#8217;anni fa. Persino la rai tv si colleg\u00f2 tempo addietro, ma nessuno n\u00e8 se ne vant\u00f2 n\u00e8 la consider\u00f2 molto, non ci furono messe in piega o cravatte neppure per questa occasione. Fa anche specie vedere il sindaco di Roccastrada chiudere la manifestazione intonando una sua ottava mentre si chiacchera e ci si affolla al rinfresco rigorosamente preparato in casa dalle donne del paese. Tra bicchieri di vino e zonzelle calde autentici indios maremmani riservano ovazioni alle rime di Niccolino Grassi o Emilio Melani,presentate da un eclettico Antonello Ricci, il clima \u00e8 assolutamente informale, sul palco arrivano anche bambini con trattori giocattolo e chitarrine mentre i &#8221; torelli maremmani&#8221; vanno gi\u00f9 di fisarmonica o Lisetta canta &#8220;Bella Ciao&#8221; e un maturo poeta azzarda in uno spagnolo-maremmano improbabile &#8220;Hasta siempre comandante Che Guevara&#8221;. Non una sagra, non una rassegna per pochi esperti: quella che va in scena a Ribolla la seconda domenica di aprile \u00e8 (speriamo ancora a lungo) una vera festa, incontro, di poeti e cantanti toscani e laziali, un ritrovo di persone vive, autentiche e tutt&#8217;altro che rassegnate. (Ulisse)<\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-055ip1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1099\" title=\"15 aprile 055ip\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-055ip1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>l<\/strong><strong>ink\u00a0 &#8220;A parole mi avrebbero buttato in prigione- l&#8217;ottava rima in maremma\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <a href=\"http:\/\/youtu.be\/z1QTXfbFldI\">http:\/\/youtu.be\/z1QTXfbFldI<\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Schede storiche Sovversivi: Renzo Novatore<\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/strong><\/div>\n<h1>Renzo Novatore<\/h1>\n<div id=\"bodyContent\"><!-- start content --><\/div>\n<div>\n<div><a title=\"Renzo Novatore\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/File:Novatore.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/meta.anarchopedia.org\/images\/thumb\/2\/29\/Novatore.jpg\/180px-Novatore.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"276\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<div>\n<div><a title=\"Ingrandisci\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/File:Novatore.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/skins\/common\/images\/magnify-clip.png\" alt=\"\" width=\"15\" height=\"11\" \/><\/a><\/div>\n<p>Renzo Novatore\u00a0\u00a0 (fonte Anarcopedia)<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Renzo Novatore<\/strong> (Arcola, La Spezia, <a title=\"12 Maggio\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/12_Maggio\">12 Maggio<\/a> <a title=\"1890\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1890\">1890<\/a> &#8211; Teglia, Genova, <a title=\"29 Novembre\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/29_Novembre\">29 Novembre<\/a> <a title=\"1922\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1922\">1922<\/a>) \u00e8 uno pseudonimo, uno dei tanti, di <strong>Abele Ricieri Ferrari<\/strong>. \u00c8 stato un anarchico individualista italiano, soprannominato &#8220;Il soldato del sogno&#8221;, un filosofo, poeta e un antifascista.<\/p>\n<div><strong><strong>Renzo Novatore<\/strong> nasce ad Arcola (La Spezia) il 12 maggio <a title=\"1890\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1890\">1890<\/a> da una modesta famiglia di contadini. Refrattario alla disciplina scolastica, egli frequenta soltanto per alcuni mesi la prima classe elementare; quindi abbandona la scuola definitivamente e viene costretto dal padre a lavorare nei campi.<\/strong><\/div>\n<p><strong>Attivit\u00e0 insurrezionale<\/strong><br \/>\nNel <a title=\"1910\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1910\">1910<\/a>, accusato senza prove d&#8217;aver incendiato una chiesa, \u00e9 condannato a tre mesi di carcere. Viene nuovamente arrestato l&#8217;anno seguente, questa volta per vandalismo . Durante la prima guerra mondiale diserta il suo reggimento il 26 aprile <a title=\"1918\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1918\">1918<\/a>. Giudicato in contumacia il 31 ottobre <a title=\"1918\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1918\">1918<\/a>, un tribunale militare lo condanna a morte per diserzione ed alto tradimento. Costretto alla fuga, ritorner\u00e0 momentaneamente (a rischio della sua vita) presso la sua famiglia per dare l\u2019ultimo saluto a suo figlio, morto negli ultimi mesi del <a title=\"1918\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1918\">1918<\/a> . Capace anche d&#8217;esprimere una forte sensibilit\u00e0, sosteneva di amare la moglie <strong>Emma<\/strong> di un \u00abinsuperabile amore\u00bb.<br \/>\nTornato in clandestinit\u00e0, prende parte ugualmente al sollevamento popolare nel maggio <a title=\"1919\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1919\">1919<\/a> a La Spezia, a cui partecipa anche l&#8217;amico <a title=\"Dante Carnesecchi\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Dante_Carnesecchi\">Dante Carnesecchi<\/a>; fa parte di un Comitato rivoluzionario che controlla la citt\u00e0 ligure per alcune settimane. Il 30 giugno <a title=\"1919\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1919\">1919<\/a>, \u00e8 fermato dopo essere stato denunciato. Condannato a dieci anni di carcere, \u00e8 liberato alcuni mesi pi\u00f9 tardi grazie ad un&#8217;amnistia generale. Mentre l&#8217;<a title=\"Italia\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Italia\">Italia<\/a> \u00e8 in preda ad una forte agitazione sociale, si unisce al movimento anarchico e prende parte a numerosi tentativi insurrezionali. Nel <a title=\"1920\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1920\">1920<\/a>, dopo aver assaltato un deposito d&#8217; armi in una caserma della valle di Fornola, \u00e8 nuovamente arrestato. Liberato poco dopo, partecipa ad un&#8217;altro tentativo insurrezionale a La Spezia. Il piano non riuscir\u00e0, ma prevedeva di conquistare le caserme della citt\u00e0 e le navi della marina ancorate al porto. <sup id=\"cite_ref-ephe_0-2\"><a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Renzo_Novatore#cite_note-ephe-0\">[1]<\/a><\/sup><br \/>\n<a id=\"L.27anarco-individualismo_e_attivit.C3.A0_propagandatrice\" name=\"L.27anarco-individualismo_e_attivit.C3.A0_propagandatrice\"><\/a><\/p>\n<h3>L&#8217;anarco-individualismo e attivit\u00e0 propagandatrice<\/h3>\n<p>Il suo profondo desiderio di conoscenza unito ad una tenacia e ad una volont\u00e0 gi\u00e0 radicate lo spingono ad uno studio indefesso e personalissimo, a letture eretiche e sconcertanti: tra i suoi autori prediletti figurano <a title=\"Max Stirner\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Max_Stirner\">Max Stirner<\/a>, <a title=\"Friedrich Nietzsche\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Friedrich_Nietzsche\">Friedrich Nietzsche<\/a>, <a title=\"Georges Palante (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Georges_Palante&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Georges Palante<\/a>, <a title=\"Oscar Wilde\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Oscar_Wilde\">Oscar Wilde<\/a>, <a title=\"Henrik Ibsen (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Henrik_Ibsen&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Henrik Ibsen<\/a>, <a title=\"Arthur Schopenhauer\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Arthur_Schopenhauer\">Arthur Schopenhauer<\/a>, <a title=\"Charles Baudelaire (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Charles_Baudelaire&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Charles Baudelaire<\/a>.<br \/>\nSi definiva anarchico individualista, due parole che caratterizzarono tutta la sua romanzesca ed avventurosa esistenza, ed alle quali lui dava un valore e un significato ben preciso:<\/p>\n<dl>\n<dd>\u00abL&#8217;anarchico \u00e8 solo colui che dopo una lunga, affannosa e disperata ricerca ha trovato s\u00e9 stesso e si \u00e8 posto, sdegnoso e superbo &#8220;sui margini della societ\u00e0&#8221;, negando a qualsiasi il diritto di giudicarlo. Ogni Societ\u00e0 che voi costruirete avr\u00e0 i suoi margini e sui margini di ogni Societ\u00e0 si aggireranno i vagabondi eroici e scapigliati, dai pensieri vergini e selvaggi che solo sanno vivere preparando sempre nuove e formidabili esplosioni ribelli! Io sar\u00f2 tra quelli!\u00bb<\/dd>\n<\/dl>\n<p>Notevole anche il contributo dato a numerose riviste e giornali anarchici a partire dal <a title=\"1914\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1914\">1914<\/a>, fra cui \u00ab<a title=\"Il Libertario (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Il_Libertario&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Il Libertario<\/a>\u00bb di La Spezia (fondato da <a title=\"Pasquale Binazzi\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Pasquale_Binazzi\">Pasquale Binazzi<\/a>), \u00ab<a title=\"Cronaca Libertaria (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Cronaca_Libertaria&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Cronaca Libertaria<\/a>\u00bb di Milano, \u00abIconoclasta!\u00bb di Pistoia (fondato da <a title=\"Virgilio Gozzoli\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Virgilio_Gozzoli\">Virgilio Gozzoli<\/a> e a cui collaboreranno diversi anarchici, tra cui <a title=\"Bruno Filippi\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Bruno_Filippi\">Bruno Filippi<\/a>, <a title=\"Giovanni Governato\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Giovanni_Governato\">Giovanni Governato<\/a>, ecc.), \u00ab<a title=\"Gli Scamiciati (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Gli_Scamiciati&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Gli Scamiciati<\/a>\u00bb di Pegli, \u00ab<a title=\"Pagine Libertarie (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Pagine_Libertarie&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Pagine Libertarie<\/a>\u00bb di Milano e \u00ab<a title=\"Il Proletario (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Il_Proletario&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Il Proletario<\/a>\u00bb di Pontremoli. Con Tintino Rasi, <a title=\"Giovanni Governato\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Giovanni_Governato\">Giovanni Governato<\/a> &#8211; il quale fornir\u00e0 a Novatore i documenti falsi che poi gli saranno ritrovati addosso dopo la sua uccisione e che gli costeranno un processo, dal quale per\u00f2 verr\u00e0 assolto grazie ad un&#8217;abile avvocato difensore &#8211; a e altri anarchici della sua tendenza e futuristi rivoluzionari fonder\u00e0 con <a title=\"Tintino Rasi\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Tintino_Rasi\">Tintino Rasi<\/a> e <a title=\"Giovanni Governato\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Giovanni_Governato\">Giovanni Governato<\/a> la rivista \u00ab<a title=\"Vertice (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Vertice&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Vertice<\/a>\u00bb (un solo numero pubblicato, La Spezia, <a title=\"1921\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1921\">1921<\/a>), dal chiaro sottotitolo \u00abRivista anarchica e di pensiero\u00bb ed il cui moto era \u00abForza Bellezza-Audacia Violenza\u00bb.<br \/>\n<a id=\"L.27avvento_del_fascismo\" name=\"L.27avvento_del_fascismo\"><\/a><\/p>\n<h3>\u00a0L&#8217;avvento del fascismo<\/h3>\n<p>Dopo la marcia su Roma dei <a title=\"Fascismo\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Fascismo\">fascisti<\/a> \u00e9 tra i primi ad impugnare le armi e a combattere la violenza squadrista. Viene ucciso il <a title=\"29 Novembre\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/29_Novembre\">29 Novembre<\/a> <a title=\"1922\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/1922\">1922<\/a> a Teglia, nel Genovese, dentro un&#8217;osteria, durante un conflitto a fuoco con i regi carabinieri, i quali gli avevano teso una vile ed infame imboscata.<br \/>\n<a id=\"Il_pensiero:_l.E2.80.99anarchia_di_Novatore\" name=\"Il_pensiero:_l.E2.80.99anarchia_di_Novatore\"><\/a><\/p>\n<h2>Il pensiero: l\u2019anarchia di Novatore<\/h2>\n<p>Per Novatore l&#8217;individualismo non ha come fine n\u00e9 il socialismo, n\u00e9 il comunismo, n\u00e9 l&#8217;umanit\u00e0 perch\u00e9 l&#8217;\u00abindividualismo ha per fine se stesso\u00bb. Egli riteneva che un anarchico, prima di tutto, sperimenta in prima persona, nella normale quotidianit\u00e0, il rifiuto di ogni autorit\u00e0. L&#8217;anarchia iconoclasta \u00e8 per Novatore \u00abun modo speciale di sentire la vita\u00bb, poich\u00e9 colloca la propria individualit\u00e0 oltre ogni <a title=\"Stato\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Stato\">Stato<\/a>, ogni sistema di governo, ogni convenzione sociale, ogni imposizione calata gerarchicamente dall\u2019alto.<br \/>\nNel corso della sua vita si \u00e9 scagliato sia contro i borghesi e i <a title=\"Fascismo\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Fascismo\">fascisti<\/a>, sia contro i socialisti (libertari o autoritari): in <em>Il mio individualismo iconoclasta<\/em> attacc\u00f2 polemicamente l\u2019anarchismo non-individualista:<\/p>\n<dl>\n<dd>\u00abOgni Societ\u00e0 che voi costruirete avr\u00e0 i suoi margini e sui margini di ogni Societ\u00e0 si aggireranno i vagabondi eroici e scapigliati, dai pensieri vergini e selvaggi che solo sanno vivere preparando sempre nuove e formidabili esplosioni ribelli! Io sar\u00f2 fra quelli!\u00bb<\/dd>\n<\/dl>\n<p>Non di meno denunci\u00f2 la mostruosit\u00e0 della <a title=\"La Rivoluzione Russa\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/La_Rivoluzione_Russa\">Russia bolscevica<\/a> che voleva sostituire un potere con un altro, un&#8217;autorit\u00e0 con un&#8217;altra. Novatore non era contrario all\u2019abolizione della <a title=\"La propriet\u00e0\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/La_propriet%C3%A0\">propriet\u00e0 privata<\/a>, poich\u00e9 riteneva che l&#8217;unica propriet\u00e0 inviolabile fosse solo quella spirituale ed etica. Il suo pensiero \u00e8 esplicitato in <em><a title=\"Verso il nulla creatore (ancora da scrivere)\" href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=Verso_il_nulla_creatore&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Verso il nulla creatore<\/a><\/em>:<\/p>\n<dl>\n<dd>\u00abBisogna che tutto ci\u00f2 che si chiama &#8220;propriet\u00e0 materiale&#8221;, &#8220;propriet\u00e0 privata&#8221;, &#8220;propriet\u00e0 esteriore&#8221; diventi per gli individui ci\u00f2 che \u00e8 il sole, la luce, il cielo, il mare, le stelle. E ci\u00f2 avverr\u00e0! Avverr\u00e0 perch\u00e8 noi &#8211; gli iconoclasti &#8211; la violenteremo! Solo la ricchezza etica espirituale \u00e8 invulnerabile. \u00c8 vera propriet\u00e0 dell&#8217;individuo. Il resto no! Il resto \u00e8 vulnerabile! E tutto ci\u00f2 che \u00e8 vulnerabile sar\u00e0 vulnerato\u00bb.<\/dd>\n<\/dl>\n<p><a id=\"Citazioni\" name=\"Citazioni\"><\/a><\/p>\n<h2>Citazioni<\/h2>\n<ul>\n<li>\u00abNella vita io cerco la gioia dello spirito e la lussuriosa volutt\u00e0 dell&#8217;istinto. E non m&#8217;importa sapere se queste abbiano le loro radici perverse entro la caverna del bene o entro i vorticosi abissi del male&#8221;. E continuava dicendo che &#8220;nessun avvenire e nessuna umanit\u00e0, nessun comunismo e nessuna anarchia valgono il sacrificio della mia vita. Dal giorno che mi sono scoperto ho considerato me stesso come META suprema\u00bb.<\/li>\n<li>\u00abIl mio non \u00e8 un pensiero o una teoria, ma uno stato d&#8217;animo, un modo particolare di sentire. Quando sentir\u00f2 il bisogno di mettere decisamente in libert\u00e0 i miei Centauri ed i miei furenti stalloni, sar\u00e0 intorno a me un&#8217;orgia pazza d&#8217;amore e di sangue, perch\u00e9 io sono, lo sento, ci\u00f2 che gli abitanti delle paludi morali della societ\u00e0 chiamano delinquente comune\u00bb.<\/li>\n<li>\u00abSolo colui che sa apprezzare con impetuosa violenza i rugginosi cancelli che chiudono la casa della gran menzogna ove si sono dati convegno i lubrici ladri dell\u2019Io (dio, stato, societ\u00e0, umanit\u00e0), per riprendere dalle mani viscide e rapaci \u2013 inanellate del falso oro dell&#8217;amore della piet\u00e0 e della civilt\u00e0, dei biechi predatori, il suo pi\u00f9 grande tesoro, pu\u00f2 sentirsi padrone e signore di s\u00e9, e chiamarsi anarchico\u00bb.<\/li>\n<\/ul>\n<p><a id=\"Bibliografia\" name=\"Bibliografia\"><\/a><\/p>\n<h2>\u00a0Bibliografia<\/h2>\n<ul>\n<li><em>Verso il nulla creatore<\/em>, <a title=\"http:\/\/www.edizionianarchismo.net\" href=\"http:\/\/www.edizionianarchismo.net\/\" rel=\"nofollow\">Edizioni Anarchismo<\/a>, Trieste 2009.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>sito dedicato a Novatore\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.novatore.it\/\">http:\/\/www.novatore.it\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>\u3000<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<div><strong>\u00a0La posta<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><strong>Ciao ,grandi notizie da madre Africa.. finalmente Alessandro Rossi -aveva gi\u00e0 fatto il video di cooperativa vapordotti ..un sindacalista anche lui nel comitato amianto in geotermia ha terminato il video NON CHIAMATEMI CLANDESTINO la prima canzone del mio cd CANZONI PER BHALOBASA.<br \/>\ndevo dire che \u00e8 davvero bello pieno di tenerezza e rabbia,\u00a0 per demolire razzismo cattive spero tu possa aiutarmi a rilanciare queste mie &#8220;piccole&#8221;<\/strong><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: x-small;\"> inizative magari sul tuo bellissimo maremma libertaria, sto preparando, con altri 3 musicisti, anche uno spettacolo fantastico di popular songs meridionali e toscane con miei originali (cooperativa vapordotti, tarantella del potere) e tradizionali(brigante se more, maremma) con tambure tamburriate ecc.. <\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: x-small;\">a presto Marco<\/span><strong><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: x-small;\"> Chiavistrelli<br \/>\nOggetto:<\/span><\/strong><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: x-small;\"> link Video non chiamtemi clandestino<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Iuujn8Lhbe4\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Iuujn8Lhbe4<\/a><\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: x-small;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: x-small;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman; font-size: small;\"><br \/>\n<\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/chiavi1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1118\" title=\"chiavi\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/chiavi1-144x150.jpg\" alt=\"\" width=\"144\" height=\"150\" \/><\/a><\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>riceviamo da Claudia e pubblichiamo:<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/blues.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1112\" title=\"blues\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/blues-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/youtu.be\/NE23B_MnkJM\">http:\/\/youtu.be\/NE23B_MnkJM<\/a><\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>Finalmente intitolata una strada alla medaglia d&#8217;argento della Resistenza\u00a0massetana Enrico Filippi<\/strong><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.radiomaremmarossa.it\/?page_id=6058\">http:\/\/www.radiomaremmarossa.it\/?page_id=6058<\/a><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>riceviamo da Cristina questo bellissimo monologo di Ascanio Celestini<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/youtu.be\/B0j3v6kOP4g\">http:\/\/youtu.be\/B0j3v6kOP4g<\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/steve.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1146\" title=\"steve\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/steve.jpg\" alt=\"\" width=\"112\" height=\"113\" \/><\/a><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>Letti per voi:<\/strong><\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong><em>Noi c\u2019eravamo. Storie e personaggi del manicomio di Siena<\/em><\/strong><br \/>\nEdizioni Cantagalli, Siena 2011 (pp. 224, numerose illustrazioni b\/n)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: x-small;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em>Dal testo<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> (p. 131): Nel viterbese era un\u2019usanza consolidata consegnare alle guardie municipali o ai carabinieri che trasportavano il \u201cgoio\u201d a Siena, venti coppie d\u2019uova. Nessuno ha mai saputo dirmi perch\u00e9 proprio venti, ma quello era storicamente il compenso per il disturbo. L\u2019uovo, fin dall\u2019epoca etrusca, era simbolo di vita e perfezione, ma in epoca moderna aveva finito per assumere forme pi\u00f9 \u201cterrene\u201d di ricompensa e di medicina dei poveri.<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/s-nicolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1085\" title=\"s nicolo\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/s-nicolo.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"243\" \/><\/a><\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Durante le rare visite dei familiari ai loro congiunti ricoverati glielo facevano ingoiare crudo, dentro il parlatorio, per rinvigorire il corpo spossato dalla malattia. Oppure lo utilizzavano per una chiarata in testa, per \u201csfiammare il cervello\u201d. Anche se non era dimostrato il suo effetto terapeutico, \u00abmale non facava, almeno rinforzava i capelli\u00bb. Cospargere il capo con cenere e un po\u2019 di miele era un\u2019altra pratica dal vago significato penitenziale che era eseguita frequentemente.<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">I \u201cmatti\u201d, pi\u00f9 prosaicamente, avrebbero preferito una bottiglia di cannaiola o di aleatico, ma quelle erano cose proibite e facevano male. Si portavano semmai al \u201ccaporale\u201d perch\u00e9 avesse un occhio di riguardo per il loro congiunto. Un pomeriggio di Settembre arrivai con un collega in un paesino del viterbese per una visita domiciliare&#8230;<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>Gino Civitelli<\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> \u00e8 nato a Buonconvento nel 1947. Nel 1970 entra come infermiere all\u2019Ospedale Psichiatrico San Niccol\u00f2. Dal 1978 insegna alla Scuola Regionale per operatori psichiatrici di Viterbo fondata da Giovanni Jervis. Fra i fondatori di Psichiatria Democratica a Siena, partecipa all\u2019esperienza del reparto Montemaggio e della Cooperativa Riuscita Sociale. \u00c8 artista visivo nonch\u00e9 autore di numerose pubblicazioni dedicate alla storia di Siena e del suo territorio.<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>Flores Ticci<\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> ha fatto parte del Servizio Sociale dell\u2019Ospedale Psichiatrico di Siena dal 1972 al 1995. In seguito ha lavorato in vari presidi distrettuali della azienda USL concludendo il proprio iter professionale in una unit\u00e0 operativa del Servizio Sociale zonale. Attualmente ha l\u2019incarico di vice delegata per l\u2019Archivio e Documentazione Storica di Contrada.<\/span><\/span><\/strong><\/div>\n<div><strong><big><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><big>C\u2019\u00e8 stato un tempo non troppo remoto, in cui per noi viterbesi dire \u201cSiena\u201d significava dire \u201cmanicomio\u201d.<\/big><\/span><\/span><\/big><\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><\/div>\n<div><strong>\u00a0<\/strong><big><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><big>Il libro di Civitelli e Ticci si basa sulle testimonianze dirette di operatori che hanno lavorato nell\u2019Ospedale Psichiatrico San Niccol\u00f2 per oltre trenta anni, fino alla sua chiusura nel 1999. <\/big><\/span><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><big>I ricordi professionali e umani vi si intrecciano con le vicende politiche del tempo e con le storie di uomini e donne ricoverati dentro l\u2019O.P.<\/big><\/span><\/span><\/big><\/div>\n<p><big><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><big>Molto toccanti le esperienze dei viterbesi trascinati spesso a forza in una citt\u00e0 \u201cdistante\u201d in tutti i sensi.<\/big><\/span><\/span><\/big><br \/>\n<big><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><big>Dal testo emergono una umanit\u00e0 profonda e il grande impegno civile di un folto manipolo di coraggiosi operatori che seppero anticipare la legge 180.<\/big><\/span><\/span><\/big><br \/>\n<big><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><big>Un intero capitolo del libro \u00e8 dedicato ai rapporti tra arte e follia con preziosi riferimenti all\u2019artista viterbese Carlo Vincenti, la cui opera \u00e8 ormai da anni oggetto di \u201criscoperta\u201d per il suo intrinseco valore creativo.<\/big><\/span><\/span><\/big><br \/>\n<span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">( Antonello Ricci )<\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<h1>Nessuno pu\u00f2 portarti un fiore<\/h1>\n<div>\n<div><a title=\"Nessuno pu\u00f2 portarti un fiore, di Pino Cacucci\" href=\"http:\/\/www.bol.it\/libri\/Nessuno-puo-portarti-un-fiore\/Pino-Cacucci\/ea978880701879\/?referrer=homitblo120403&amp;utm_source=notizie.bol.it&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=blog&amp;utm_content=cacucci\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/notizie.bol.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Cacucci1.jpg\" alt=\"Nessuno pu\u00f2 portarti un fiore, di Pino Cacucci\" \/><\/a>Pino Cacucci<br \/>\n<strong>Nessuno pu\u00f2 portarti un fiore<\/strong><br \/>\n<small>Feltrinelli, 208 pagine, 2012<\/small><\/div>\n<\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Con <em><strong>Nessuno pu\u00f2 portarti un fiore<\/strong>,<\/em><strong><a href=\"http:\/\/www.bol.it\/libri\/autore\/Pino-Cacucci\/7\/S\/1\/?referrer=homitblo120403&amp;utm_source=notizie.bol.it&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=blog&amp;utm_content=cacucci\">Pino Cacucci<\/a><\/strong> continua il suo personale lavoro sulla memoria. Come gi\u00e0 fatto in precedenza con <em><a href=\"http:\/\/www.bol.it\/libri\/Ribelli\/Pino-Cacucci\/ea978880781726\/?referrer=homitblo120403&amp;utm_source=notizie.bol.it&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=blog&amp;utm_content=cacucci\">Ribelli!<\/a><\/em>, raccolta di esistenze votate alla ricerca ossessiva dell\u2019ideale utopico, anche qui vengono chiamate alla pagina vite che nella Storia sono entrate ma che da essa sono state espulse. Sette biografie di donne e uomini che hanno attraversato la propria epoca da banditi, martiri o eroi e che oggi rischiano di essere dimenticati per sempre.<\/p>\n<div>\u00a0Sante Pollastro, Antonieta, Edera De Giovanni, Louis Chabas detto Lul\u00f9. Nomi che ai pi\u00f9 non dicono nulla ma che occuparono a lungo le prime pagine dei giornali o vissero per anni nelle parole delle leggende popolari. Gruppo di anime in travaglio con l\u2019esistenza, accomunate dall\u2019insofferenza per l\u2019ingiustizia, il sopruso o il pensiero dominante. Cacucci si occupa di loro, ricostruendone con appassionata minuzia le esistenze, non sempre esemplari, nel tentativo di gettarvi una luce nuova, di offrire un risarcimento postumo, di mettere a fuoco il carattere profondo che ne ha dominato le vite bruciate in nome di un ideale o anche solo d\u2019un istinto libertario. Nella consapevolezza che la Storia venga sempre scritta dai vincitori, Cacucci vuole dare voce a chi ha perso tutto salvo la fede nel proprio credo, talmente tenace da diventare sangue e respiro delle loro stesse vite. E restituisce loro una dignit\u00e0, spesso poco riconosciuta in vita, non solo grazie al meritorio lavoro sulla memoria, ma direi soprattutto attraverso l\u2019amore che nutre per i personaggi di cui scrive.\u00a0Un amore, una comprensione, un\u2019empatia, che, paragrafo dopo paragrafo, emozionano e contagiano inesorabilmente il lettore.<br \/>\nValga come esempio per tutti il racconto <em>Sylvia<\/em>, americana ingannata dall\u2019amore e trasformata in arma inconsapevole per l\u2019assassinio di Trockij, la cui vita Cacucci rivela attraverso il riuscito espediente di una lettera a una vecchia amica. Sorta di bilancio implacabile, ricco di rimorsi e colpe, in cui l\u2019autore sembra farsi da parte, lasciando che sia la stessa protagonista a raccontarsi, come nel timore di mancarle di rispetto, di giudicare una vita gi\u00e0 condannata dalla Storia.Una manciata di vite reali e vissute fino in fondo che, senza retorica e con molta sofferenza, finiscono per diventare esemplari. Scrive Cacucci:<\/div>\n<h6>&#8220;Ho pensato che i cuori dei ribelli, chiss\u00e0, forse continuano a battere nei cuori degli altri ribelli che restano, e dei ribelli che verranno\u2026 perch\u00e9 nessuno muore mai del tutto finch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcuno che lo ricorda, finch\u00e9 resta viva la memoria di quei battiti affidati magari a un libro, a un film, ma soprattutto a quel sorriso dolce e in po\u2019 venato di amarezza, il sorriso di chi non si rassegna e sogna ancora, malgrado tutto, malgrado il mondo che ci ritroviamo attorno.&#8221;<\/h6>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>L&#8217; Aspra Stagione<\/strong><\/p>\n<h2>&#8220;Scrivemmo qualche giorno fa che quanto stava accadendo tra gli studenti non era un temporale di primavera ma una cupa tempesta. I fatti purtroppo ci danno ragione. Ma i fatti rimettono in discussione molte cose. E, in primo luogo, la strategia del compromesso storico. Non sottovalutiamo la seriet\u00e0 di quella strategia ma poniamo una domanda: come coinvolgere una giovent\u00f9 disperata e condannata alla disoccupazione in un progetto di rinnovamento sociale che abbia come consoci le vecchie classi dirigenti, logorate e corrotte da trent\u2019anni di esercizio del potere?\u00bb.<\/h2>\n<div>\n<div><a tabindex=\"65535\" href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=7512\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/external.ak.fbcdn.net\/safe_image.php?d=AQAe4s9F1Z-4PEiH&amp;w=90&amp;h=90&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.wumingfoundation.com%2Fgiap%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F04%2FMETROPOLI-3-1980.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><\/div>\n<div>\n<div><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=7512\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">L\u2019aspra stagione: storie di Carlo Rivolta | Giap<\/a><\/strong><\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">www.wumingfoundation.com<\/a><\/p>\n<\/div>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\">Ken Saro Wiwa\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sozaboy\u00a0\u00a0\u00a0 ED. Baldini Castoldi<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/ken1.bmp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"250\" height=\"194\" class=\"alignleft size-full wp-image-1083\" title=\"ken\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/ken1.bmp\" alt=\"\" \/><\/a><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><br \/>\nMolti tempo fa, a met\u00e0 anni &#8217;70, un gruppo di studenti nigeriani, tra i primi in Italia, frequent\u00f2 l&#8217;istituto tecnico minerario di Massa Marittima. Avrebbero dovuto essere i futuri tecnici ENI per sfruttare le risorse petrolifere del delta del Niger. Era da poco finita la guerra civile con il Biafra, ma ben presto, tra una dittatura militare e l&#8217;altra, le popolazioni Ogoni avrebbero iniziato una lotta senza fine per la loro stessa sopravvivenza, in un habitat sconvolto dalle trivellazioni petrolifere , inquinamento e tassi di mortalit\u00e0 abnormi, senza che i benefici dei petrodollari uscissero dalle tasche dei militari e i loro scagnozzi. Il leader pi\u00f9 prestigioso e famoso di questo movimento fu senz&#8217;altro l&#8217;intellettuale, l&#8217;uomo di teatro, il regista televisivo, lo scrittore Ken Saro-Wiwa. Arrestato dal regime militare, dopo un processo farsa fu impiccato con altri militanti il 10 novembre del 1995. In Italia possiamo leggere il suo capolavoro, il romanzo Sozaboy, scritto in <em>Rotten English <\/em>un miscuglio quasi intraducibile di inglese corrotto nigeriano, espressioni idiomatiche , dialettali e orali, ottimo inglese, che hanno costretto Roberto Piangatelli ad un capolavoro traduttivo immane. Un linguaggio disordinato che crea disordine, ai suoi parlanti offre il vantaggio di non avere n\u00e8 regole n\u00e8 sintassi. Si sviluppa nell&#8217;arbitrio ed \u00e8 parte della societ\u00e0 dislocata, disorganizzata e discordante in cui Sozaboy deve vivere, agire e non realizzare la sua esistenza. ( S.P.)<br \/>\n&#8220;Numbero uno<br \/>\nComunque, all&#8217;inizio, tutti erano contenti a Dukana.<br \/>\nTutti i nove villaggi danzavano e mangiavano un sacco di mais con le pere snocciolando racconti sotto la luna. Perch\u00e8 il lavoro dei campi era finito e l&#8217;igname stava crescendo proprio bene. E perch\u00e8 il vecchio governo cattivo era morto ed era arrivato un nuovo governo, un governo di sozasoldati e di polizia. Tutti dicevano che sarebbe andato tutto bene a Dukana poich\u00e8 c&#8217;era un nuovo governo. Dicevano che kotuma culdicenere non poteva pi\u00f9 chiedere altre mazzette alla gente di Dukana. Dicevano che tutti quei poliziotti di Bori che erano abituati a papparsi un sacco di mazzette dalla gente incasinata nei processi,avrebbero finito di pappare. Erano tutti felici perch\u00e8 da quel momento anche il magistrato del tribunale di Bori avrebbe iniziato a dare giuste sentenze. E la polizia stradale avrebbe fatto il proprio lavoro proprio per bene. Una donna disse addirittura che il sole avrebbe brillato stupendamente e che la gente non sarebbe pi\u00f9 morta, poich\u00e8 all&#8217;ospedale ci sarebbero state medicine e il dottore non ti avrebbe pi\u00f9 chiesto dei soldi prima di operarti. S\u00ec, erano tutti felici a Dukana; e tutti cantavano. Anche io. Perch\u00e8, essendo io un giovanotto e un apprendista autista, non ci avrebbero pi\u00f9 creato ancora tanti problemi per strada&#8230;.<br \/>\nComunque , a dire la verit\u00e0, per un certo periodo le mazzette scomparvero. Ma dopo un po&#8217; tutto ricominci\u00f2. La polizia stradale inizi\u00f2 chiedendo pochi spiccioli. Poi iniziarono a chiederne di pi\u00f9. Fino a che chiesero mazzette ancora pi\u00f9 grandi di prima. Allora la gente comincia a dire che ora che sono al comando i soldati e la polizia, nessuno sarebbe stato capace di fermare la polizia stradale quando si pappava le mazzette. Perch\u00e8 un governo non pu\u00f2 mica arrestare se stesso&#8230;noi non comprendevamo mica cosa stava succedendo. Ma la radio e altre persone raccontavano di come la gente morisse. E un sacco di gente stava tornando al proprio villaggio, da luoghi molto lontani. Noi dei trasporti ci mettemmo a fare un pacco di soldi. Un sacco di casino, un pacco di soldi. Al parcheggio dei furgoni la gente che tornava raccontava un mucchio di cose. Ho sentito un sacco di storie a quel tempo. Su come ammazzavano la gente sul treno, tagliandoli la testa o una gamba o spaccandogli la testa con il machete o colpendoli con arco e frecce. Pian piano comincia a prendermi paura. Ben presto tutti iniziano ad avere paura. Perch\u00e8 adesso c&#8217;\u00e8 tutto questo casino? Eh ? Perch\u00e8? Anche a Dukana la paura comincia a impadronirsi di tutti. La radio continua a blaterare discorsi sempre pi\u00f9 complicati, parole sempre pi\u00f9 incasinate&#8230;.Il Pastore Barika della Chiesa della Luce di Dio, la chiesa pi\u00f9 importante di Dukana, andava in giro a dire che il mondo sarebbe finito presto. A me questa storia non mi piace. Come poteva finire il mondo, e io, che non avevo ancora preso la patente? Vi pare una bella cosa? Come poteva finire il mondo, e io,che non mi ero ancora sposato? Questo Barika \u00e8 proprio un ebete. Non mi \u00e8 piaciuto proprio quando diceva tutte quelle cretinate. E&#8217; un uomo inutile dentro una chiesa inutile&#8230;.cos\u00ec quella sera ero all&#8217;African Upwine Bar. All&#8217;inizio non c&#8217;era tanta gente. Ordino una bottiglia di vino di palma alla cameriera. Questa cameriera \u00e8 una ragazza giovane, col culo che balla quando cammina. La ragazza ha pi\u00f9 tette che anima, stanno dritte come colline. Mentre la osservo il mio uomo comincia a rizzarsi pian piano. L&#8217;ho pregato di non farmi fare brutta figura, specialmente perch\u00e8 quella sera non mi ero messo le mutande&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br \/>\nE&#8217; uscito il libro di<strong> David Gilbert <\/strong>&#8221; Love and Struggle&#8221; per ora solo negli USA, David \u00e8 detenuto dal 1981 , ex leader studentesco capofila dlle lotte contro la guerra in Vietnam e militante degli Weather Underground negli anni &#8217;70, organizzazione armata della sinistra radicale americana. A questo proposito vedere il bellissimo film <a href=\"http:\/\/www.pbs.org\/independentlens\/weatherunderground\/\">http:\/\/www.pbs.org\/independentlens\/weatherunderground\/<\/a><br \/>\ne ancora\u00a0 <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Weather_Underground\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Weather_Underground<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/w-u.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1137\" title=\"w u\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/w-u.jpg\" alt=\"\" width=\"133\" height=\"79\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><br \/>\n<strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cinema<\/span><\/span><\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">Del film nutellaro e pavido di Giordana, &#8221; Romanzo di una strage&#8221; abbiamo gi\u00e0 detto all&#8217;inizio.<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">Qui invece vogliamo segnalare il film &#8221; Diaz&#8221; , di Daniele Vicari, un film coraggioso<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">il trailer\u00a0 <a href=\"http:\/\/youtu.be\/RNynI9mp-_M\">http:\/\/youtu.be\/RNynI9mp-_M<\/a><\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/police.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1104\" title=\"police\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/police-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">qui un blog interessante sul film<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"http:\/\/www.militant-blog.org\/?p=6765\">http:\/\/www.militant-blog.org\/?p=6765<\/a><\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0e qui una bellissima recensione di Daniele Vicari<\/span><\/span><\/span><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><\/span><br \/>\n<strong>A proposito di \u201cDiaz\u201d di Daniele Vicari<\/strong><br \/>\nQuattro ragazzi francesi riemergono alla luce del giorno. Hanno passato la notte chiusi in un bar, per sfuggire alla vendetta degli uomini in divisa. Si avventurano per le strade deserte. Giungono alla Diaz, ne oltrepassano i cancelli. Non sanno niente. Non immaginano. Ma non ci mettono molto a capire. La palestra che gli si spalanca dinanzi \u00e8 la mappa perfetta della carneficina. Il sangue \u00e8 ovunque. Sui termosifoni, sugli zaini, negli angoli. I due ragazzi pi\u00f9 giovani piangono. I due pi\u00f9 grandi, pi\u00f9 esperti, di cui \u00e8 chiaro il ruolo negli scontri, rimangono sgomenti. Poi lei, l\u2019unica donna del gruppo, con un pennarello scrive: <em>Don&#8217;t clean up this blood<\/em>. Non cancellate questo sangue. E ti viene un groppo in gola che \u00e8 tutto. Ma non fai a tempo a rielaborare. Neppure a far fluire il disgusto e l\u2019appartenenza, che lui, il nero del Blocco Nero, fugge. Lontano da quello scenario d\u2019orrore. \u201cStavano cercando noi\u201d, dice. E depone le armi. Un senso di colpa improvviso quanto inarrestabile. \u201cAbbiamo sbagliato tutto\u201d, in sostanza. E si arrende. In meno di un minuto, la scena pi\u00f9 grandiosa e la quella pi\u00f9 infima di <em>Diaz<\/em>, il film di Daniele Vicari. Come dire: splendore e miseria di una pellicola. Ma davvero siamo ancora a questo?, ti chiedi. A domandarci se <em>davvero<\/em> quei cani siano entrati nella scuola alla ricerca di qualcuno in particolare, di qualcosa nello specifico?<br \/>\nAllora, giunti a questo punto \u2013 undici anni dopo quei giorni di rabbia e di furore \u2013 diventa irrimandabile affermare che le storie, le micro-storie \u2013 quell\u2019intreccio di sogni intimi, motivazioni private, emozioni e casualit\u00e0 personali \u2013 non ci interessano pi\u00f9. Perch\u00e9 sui libri di storia c\u2019\u00e8 scritto che la battaglia di Gerusalemme \u00e8 stata combattuta il 14 luglio del 1099 tra l\u2019esercito crociato e le milizie egiziane. E a nessuno preme sapere degli ardori, dei bisogni, dei frammenti di vita dei singoli crociati genovesi o delle sfortune, delle pieghe del destino, che hanno portato il tal soldato a sferrare o a subire i tali colpi. L\u2019assedio e la battaglia di Gerusalemme sono storia. Punto. E l\u2019analisi che ne consegue \u00e8 politica. Se vogliamo sopravvivere al continuo, paraculistico richiamo all\u2019emotivit\u00e0 che nulla spiega e di tutto fa libero arbitrio ed interpretazione, dobbiamo considerare Genova alla stregua di Gerusalemme. Di Bouvines o di Calatafimi. Storicizzata freddamente, lucidamente, impietosamente, sino a renderla impersonale. Immateriale. Inequivoca. Come lo sono tutte le battaglie che restano. Un nome, un richiamo. Immediato, lampante. No, quel sangue non l\u2019abbiamo cancellato. Tutt\u2019altro. Quel sangue \u00e8 nostro. E tale rester\u00e0. Ma scegliere di frammentare l\u2019ingranaggio collettivo della memoria e della rivendicazione in una miriade di facce, provare cinematograficamente a seguirne bandolo e matassa, finisce per fare un torto alla politica. All\u2019analisi di quei giorni. Undici anni dopo. Non un giorno o due.<br \/>\nIn <em>Bloody Sunday<\/em> di Paul Greengrass i paracadutisti inglesi sono una massa informe, senza soggettivit\u00e0, speculare e contraria alla massa fungibile dei manifestanti irlandesi. E quando il primo colpo piomba sulla folla, il segnale d\u2019attacco non \u00e8 imputabile ad un soldato, alle sue sensazioni del momento, alle sue paure. Uno preme il grilletto, ma \u00e8 l\u2019Inghilterra intera a sparare. E tra quella singola faccia, che nessuno neppure ricorda, e il Principe di Galles ci passa lo scarto di zero. Meno di zero. Sono un tutt\u2019uno. Perch\u00e9 \u00e8 inutile, \u00e8 dannoso, \u00e8 paraculistico, seguitare con la tiritera menzognera del gioco soggettivo. Dell\u2019effetto <em>Sliding doors<\/em> per cui ognuno di noi, in base ai casi della vita, poteva trovarsi da una parte o dall\u2019altra. Indifferentemente. Nient\u2019affatto. Non ci \u00e8 bastato dover discutere nei bar, sui posti di lavoro, negli spogliatoi del calcetto, di Carlo e di Placanica, del \u201cTu che avresti fatto al posto del carabiniere\u201d? Intendiamo ancora proseguire sulla scia di quella retorica? Tanto da non comprendere se la scuola cinematografica anglosassone sia capace di tali operazioni a cuore aperto perch\u00e9 gli inglesi stanno provando a saldare i conti col passato o viceversa. Fatto sta che noialtri, a giudicare dal prodotto finito, siamo ancora lontani da quei livelli.<br \/>\nAnni luce lontani. Per indole melodrammatica. Per pavidit\u00e0. Per opportunismo. Per spirito cortigiano. E date le premesse, sembra appena appena assurdo dover rispolverare gli argomenti di allora per un dopo-cinema di oggi. Come se fossimo nella calda estate del 2001. Ma tant\u2019\u00e8. Il lenzuolo ha parlato. Violenza, un mare di violenza. Sangue, tanto sangue. E la monta strisciante della tensione sui muscoli cervicali che si fa indignazione, poi rabbia autentica. Ma, permettetemi di dire, quel sangue \u00e8 elemento neutro. Forse il pi\u00f9 paraculo fra tutti gli elementi. Perch\u00e9 dinanzi ad un celerino di cento chili che carica a fondo il suo tonfa e lo schianta sulla faccia minuta di una ragazzina indifesa ed immobile, fino a farne schizzare il sangue e i frammenti di ossa nelle casse del dolby surround, c\u2019\u00e8 da essere davvero degli amanti dello Snuff per non provare ribrezzo. Dinanzi alle umiliazioni, dinanzi all\u2019infamia, dinanzi a denti, tagli, cicatrici, non si pu\u00f2 parteggiare per quell\u2019immonda immondizia in divisa da assassino. A meno di non essere degli psicopatici della medesima risma. Ma la lunga gestazione del nostro lutto collettivo meritava qualcosa di pi\u00f9 di una (finalmente) ben documentata sequela di orrori. Delle prove di un massacro che fa fremere di sgomento un arco istituzionale talmente vasto da rimanerne stupiti. Da rimanerne neutri.<br \/>\nMeritava, tanto per dirne una, dei nomi e dei cognomi. Dei responsabili presentati col sottopancia. Magari anche di un counter a cadenzare i momenti. Ne avrebbe risentito la licenza poetica dello sceneggiatore, certo. Saremmo finiti tra le braccia di un filmone didascalico e la cosa avrebbe fatto arricciare il naso ai cinefili. Ma avrebbe tolto al pubblico la perversa parvenza di trovarsi dinanzi ad una supposizione artistica. Perch\u00e9 Genova non \u00e8 una di quelle storie che concludi con <em>Tutti i riferimenti a fatti e persone sono puramente casuali<\/em>. A Genova nulla \u00e8 stato casuale. E il pubblico non deve ipotizzare, da quel che ha letto o visto altrove, che quel pezzo di merda \u00e8 De Gennaro e quell\u2019altro stronzo \u00e8 Manganelli o Canterini. No. Il pubblico deve saperlo per certo. Non ci possiamo lamentare delle assoluzioni in tribunale se neppure nella finzione siamo in grado di condannare. Condannare, si. Come i peggiori forcaioli sulla piazza. Occhio per occhio, dente per dente. Altro che storie. Altro che affondi di sciabola sul moribondo Berlusconi. Una volta per tutte: l\u2019operazione di polizia di Genova \u00e8 stata architettata, pensata, studiata, affinata, negli incontri strategici tra i pi\u00f9 alti papaveri dello Stato democratico. Ed \u00e8 andata esattamente come doveva andare. Terrorismo dall\u2019alto. Stroncare un movimento liberando le proprie truppe d\u2019occupazione interne. Dissuaderlo, con la pena di morte, dal tentare di nuovo di colorare le strade di protesta. Genova non \u00e8 stata la manovra emotivamente instabile di quattro disadattati in una stanza dei bottoni. Non il frutto della scelta avventata di un singolo scosso da un abbandono sentimentale o da una tirata di coca. O, ancora, la semplice sommatoria di migliaia di vite. Genova \u00e8 come la Gerusalemme crociata: un campo di battaglia dove ognuno ha fatto la sua parte e una parte ha vinto. Mentre l\u2019altra per dieci anni almeno ha sentito addosso gli spasimi della tortura. Anche se non era fisicamente alla Diaz. O a Bolzaneto.<br \/>\nMa dal film tutto ci\u00f2 non si evince. E attorno al grumo di sangue secco, o alla ferita ancora aperta e pulsante, il contesto riproposto oggi \u00e8 il clich\u00e9 di allora. Come se la nostra reale condanna fosse vivere in una galleria del vento perpetua ed essere costretti \u2013 incubo tra gli incubi \u2013 a dover ripetere Genova per altri venti, cinquanta, cento anni. Senza spostare una sola pedina, senza modificare una sola opinione. Le lunghe gonne variopinte delle danzatrici gitane attorno ad un rogo sul mare, a richiamare l\u2019amore, il sesso e la libert\u00e0, a sospirare su quel che poteva essere e non \u00e8 stato; i dread, le canotte, i torsi nudi, gli spinelli e i sacchi a pelo a testimoniare la bellezza della diversit\u00e0, della variet\u00e0, dell\u2019unit\u00e0 tra opposti, della curiosit\u00e0 e della meraviglia della conoscenza; l\u2019idioma francese e tedesco dei casseurs, degli \u201canarchici\u201d, di quelli che gli scontri li fanno per davvero, a sottolineare che il Blocco Nero esiste, ma non \u00e8 cosa di qua, non \u00e8 cosa nostra, che sono dei professionisti del casino e chiss\u00e0 chi ce li ha mandati; il vecchio sindacalista, il buon giornalista idealista, il mediattivista, a fungere da figure idealtipiche, fughe in avanti nell\u2019affanno della narrazione. E il clich\u00e9 pi\u00f9 clich\u00e9 di tutti: il poliziotto buono. Quello che il cuore non l\u2019ha sepolto sotto la divisa. Quello che, dopo aver addestrato una muta di cani, d\u2019incanto, dinanzi al nemico, sente che la coscienza gli rimorde. E di messicano qui, pi\u00f9 che la macelleria, c\u2019\u00e8 tutta la trama di una brutta telenovela. Il poliziotto buono \u2013 che qui poi sarebbe Fournier, capace di chiedere \u201cscusa\u201d per la tentata strage con la stessa disinvoltura con cui si chiede alla signora dirimpetto se ha un pizzico di sale; quando non lo stesso Canterini, che vorrebbe evitare che i suoi cocainomani si lancino sulla preda dopo averne sentito l\u2019odore \u2013, il poliziotto buono, si diceva, \u00e8 la chiave di volta della nostra cinematografia. Di pi\u00f9. Con la sua capacit\u00e0 di intercettare le speranzose e mai dome illusioni delle anime belle, anche dinanzi allo scempio pi\u00f9 pianificato; con il suo sapersi presentare come una specie di figlio del Nilo predestinato, affidato alle acque durante un\u2019epidemia e fondatore di chiss\u00e0 quali nuove citt\u00e0 d\u2019ordine e armonia; il suo saper allontanare la lacerazione dell\u2019autocritica dallo spettatore desideroso di dicotomie rassicuranti; con i suoi bisogni materiali, i figli a casa, i bacetti alla fidanzata nel bel mezzo di uno scempio. Egli stesso, \u00e8, la chiave di volta della nostra dubbia moralit\u00e0. Noi non siamo inglesi. Non riusciremmo ad ingoiare la fedelt\u00e0 al corpo dell\u2019ultimo par\u00e0, che dinanzi al tribunale militare nega d\u2019aver notato irregolarit\u00e0 a Derry e insabbia i morti senza lasciare scampo ai benpensanti. Noi abbiamo bisogno di Perlasc(hi), di Salv(i) D\u2019Acquisto, di eroi positivi che dimostrino la nostra natura di \u201cbrava gente\u201d anche nel buio denso delle epoche pi\u00f9 tenebrose. E ci sottraggano alle responsabilit\u00e0 della critica d\u2019opposizione. Dell\u2019uomo che, da solo, salva la specie. Del germe che assicuri lunga vita ai buoni sentimenti. Che ci permetta di tornare a casa e dire che, alla fine, era solo un film.<br \/>\nMa Genova no. Non \u00e8 stato un film.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/genova.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1142\" title=\"genova\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/genova.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"104\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Corti militanti\u00a0 LTMD<\/strong><\/p>\n<div><a href=\"http:\/\/www.ltmd.it\/flashmob2012.htm\">http:\/\/www.ltmd.it\/flashmob2012.htm<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 flash mob 8 marzo<\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.ltmd.it\/notavaprile2012.htm\">http:\/\/www.ltmd.it\/notavaprile2012.htm<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0flash no tav 13 aprile<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-030ip.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1100\" title=\"15 aprile 030ip\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/15-aprile-030ip-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><br \/>\n<strong><span style=\"font-size: x-small;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0La scrivania di Luciana Bellini<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0 <\/strong><br \/>\nForse qualcuno si chieder\u00e0 quale \u00e8 stato il libro pi\u00f9 venduto a Massa questo autunno. Se pensate a Ken Follett a Baricco o De Carlo siete fuori strada. No, \u00e8 molto pi\u00f9 vicina a noi l&#8217;autrice ( e in tutti i sensi ) \u00e8 Luciana Bellini, scrittrice contadina di Manciano, gi\u00e0 nota in Toscana e fuori per i suoi libri-ricordi (scritti in un italomaremmano irresistibile) di una epopea ,quella delle campagne maremmane nel secondo dopoguerra. Luciana ultimamente \u00e8 apparsa in tv,\u00e8 stata subissata di interviste e articoli,\u00e8 stata una vedette al festival internazionale della letteratura resistente,ma non si \u00e8 montata la testa,anzi,\u00e8 raro esempio di grande modestia simpatia e carica umana; non \u00e8 possibile rimanere indifferenti alle sue presentazioni,ne sanno qualcosa i numerosi amici del fondoBoccardi che l&#8217;hanno seguita lo scorso anno per la presentazione de &#8220;la capitana&#8221; e la seguiranno per la presentazione in Pianizzoli nella casa del compianto poeta Lio Banchi del suo ultimo libro,il capolavoro &#8220;la terra delle donne&#8221; edito da stampa alternativa e andato a ruba in decine di copie solo con il passaparola di quanti l&#8217;avevano letto. Come dice efficacemente Antonello Ricci nella postfazione &#8220;..testimone partecipe e acuto del brusco tramonto della civilt\u00e0 contadina, anche stavolta Luciana ha un&#8217;invenzione sorprendente. Si fa voce , generosa e inconfondibile,degli ultimi senza-voce: le donne maremmane nella riforma agraria degli anni cinquanta:\u00e8 una di loro; le ascolta con amore ne vince reticenze e pudori arcaici, le spinge a raccontarsi , a raccontare cose che mai avevano trovato il coraggio di dire, a nessuno. La piccola e orgogliosa contadina maremmana,con i suoi occhi vivissimi e la sua voce unica, sta sulla scena di questi racconti con la consumata maestria di un antico cantastorie&#8221;.<br \/>\n&#8230;..&#8221; tra poco avr\u00f2 95 anni , eppure non mi sento n\u00e8 vecchia n\u00e8 stanca. A volte mi domando se saranno state quelle preghiere che lei m&#8217;aveva promesso o sar\u00e0 stata quella forza che io da sempre ho sentito dentro. Non lo so se l&#8217;allegria,la pazienza, la speranza e la fiducia aiutano l&#8217;amore a vive&#8217; o se \u00e8 l&#8217;amore che aiuta la vita&#8230;Ho conosciuto &#8216;l disagio e la sofferenza, \u00e8 vero che lottato,ho sudato, ho pianto, ma sempre, anche nei momenti pi\u00f9 bui ho sperato,e anche con l&#8217;aiuto della divina provvidenza,eccomi qui. E quella terra che prima era &#8216;n sogno e basta l&#8217;ho qui davanti. Lo sentii subito che lo volevo quel podere, da quando l&#8217;ente maremma cominci\u00f2, e dal niente si videro le case che fiorivano come le margherite a primavera. Una casa tutta mia ! Un posto sicuro dove niente e nessuno ciavrebbe potuto pi\u00f9 mand\u00e0 via. E tutti que&#8217; muri bianchi, tutti que&#8217; tetti rossi che baldanzosi rianimavano quella terra ferma, erano la sicurezza. E&#8217; cosi che quel marrone s&#8217;\u00e8 allargato, &#8216;l verde ha sconfinato e &#8216;l giallo \u00e8 diventato pane. Ora qui intorno \u00e8 tutta una vigna, tutto un uliveto e l&#8217;occhio si perde&#8230;&#8217;l forteto li davanti, pi\u00f9 scostati i monti e l\u00e0, l\u00e0 c&#8217;\u00e8 &#8216;l mare &#8216;n lontananza.<br \/>\nQuesto pezzetto di maremma \u00e8 casa mia da sempre oramai, e anche se l&#8217;anagrafe dice che so&#8217; pi\u00f9 che vecchia, mi vergogno quasi a dillo, ma mi sento sempre addosso la forza della vita.&#8221; ( da <em>La terra delle donne<\/em> pag. 17)<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/luciana.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1143\" title=\"luciana\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/luciana.jpg\" alt=\"\" width=\"120\" height=\"82\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>12 maggio Pisa, manifestazione dei gruppi anarchici toscani nel 40 simo anniversario dell&#8217;assassinio di Franco Serantini<\/strong><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/serantini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1150\" title=\"serantini\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/serantini-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Link utili\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/\">www.stefanopacini.org<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.radiomaremmarossa.it\/\">www.radiomaremmarossa.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.carmillaonline.com\/\">www.carmillaonline.com<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 <a href=\"http:\/\/www.ltmd.it\/\">www.ltmd.it<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.infoaut.org\/\">www.infoaut.org<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/collettivoanarchico.noblogs.org\/\">http:\/\/collettivoanarchico.noblogs.org<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.senzasoste.it\/\">www.senzasoste.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.finimondo.org\/\">www.finimondo.org<\/a><br \/>\n<strong>Maremma Libertaria <\/strong>Esce quando pu\u00f2 e se e come gli pare. Non costa niente, non consuma carta e non inquina, se non le vostre menti. Vive nei nostri pensieri,perch\u00e8 le idee e le rivoluzioni non si fanno arrestare, si diffonde nell\u2019aere se lo inoltrate a raggera. Cerca di cestinare le cartoline stucchevoli di una terra di butteri e spiagge da bandiere blu,che la Terra \u00e8 nostra e la dobbiamo difendere! Cerca di rompere la cappa d\u2019ipocrisia e dare voce a chi non l\u2019ha, rinfrescando anche la memoria storica, che senza non si va da nessuna parte. <strong>Pi\u00f9 o meno questo \u00e8 il Numero\u00a07 del 25\u00a0aprile\u00a02012<\/strong>.Maremma Libertaria pu\u00f2 essere accresciuta in corso d\u2019opera ed inoltro da tutti noi, a piacimento, fermo restando l\u2019antagonismo , l\u2019antifascismo e la non censura dei suoi contenuti.<br \/>\nIn Redazione, tra i cinghiali nei boschi dell\u2019alta maremma, Erasmo da Mucini, Ulisse dalle Rocche, il Fantasma della miniera, le Stelle Rosse stanno a guardare, Complici vari , Ribelli di passaggio,maremmani emigrati a Barcelona.<br \/>\n<strong>No copyright, No dinero, ma nel caso idee, scritti, foto, solidariet\u00e0 e un bicchiere di rosso.<\/strong><br \/>\n<strong>Nostra patria il mondo intero, nostra legge la Libert\u00e0, ed un pensiero Ribelle in cuor ci sta <\/strong>(Pietro Gori) <a href=\"http:\/\/youtu.be\/_KVRd4iny8E\">http:\/\/youtu.be\/_KVRd4iny8E<\/a><br \/>\n<strong>Potranno tagliare tutti i fiori, ma non riusciranno a fermare la Primavera <\/strong>(Pablo Neruda) <a href=\"http:\/\/youtu.be\/wEy-PDPHhEI\">http:\/\/youtu.be\/wEy-PDPHhEI<\/a> (Victor Jara canta Neruda)<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/libert\u00e0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"libert\u00e0\" src=\"http:\/\/www.stefanopacini.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/libert\u00e0-300x164.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"164\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Sempre, comunque e dovunque : Libert\u00e0 per tutti i compagni arrestati !\u2013 Fori i compagni dalle galere !-Libertad para todos los presos ! \u2013 liberdade para companheiros presos! -comrades preso askatasuna!- libert\u00e9 pour les camarades emprisonn\u00e9s!-freedom for imprisoned comrades !- Freiheit f\u00fcr inhaftierte Genossen!- \u03b5\u03bb\u03b5\u03c5\u03b8\u03b5\u03c1\u03af\u03b1 \u03b3\u03b9\u03b1 \u03c6\u03c5\u03bb\u03b1\u03ba\u03b9\u03c3\u03bc\u03ad\u03bd\u03bf\u03c5\u03c2 \u03c3\u03c5\u03bd\u03c4\u03c1\u03cc\u03c6\u03bf\u03c5\u03c2 ! \u2013 \u0627\u0644\u062d\u0631\u064a\u0629 \u0644\u0631\u0641\u0627\u0642 \u0627\u0644\u0633\u062c<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong><strong>\u00a0<\/strong><\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sommario: R\/Esistenza !  &#8211; Ancora su Piazza Fontana &#8211;  Renzo Novatore- Marco Di Noi- Poeti maremmani-  l&#8217;internazionale situazionista &#8211; Cinema  &#8211; Libri resistenti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-1073","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-maremma-libertaria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1073","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1073"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1073\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3024,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1073\/revisions\/3024"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1073"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1073"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lnx.stefanopacini.org\/reporter\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1073"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}